M5S e rimborsi: salgono a 14 i grillini sotto accusa. Spuntano altri 2 massoni nella lista

Giovedì 15 Febbraio 2018 di Stefania Piras
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Nella lotta alla revoca del bonifico M5S i vertici mostrano il pugno, che può essere piuma o ferro. Sotto sotto c'è la volontà irrefrenabile di chiudere tutto con una sanatoria tombale. E ci sono tante domande ancora senza risposta in questa Rimborsopoli M5S. Intanto Le Iene vanno avanti e ieri hanno pubblicato la seconda puntata dell'inchiesta in cui sostengono che i parlamentari infedeli sono quattordici e non dieci e che riveleranno se la lista di soli otto coinvolti stilata da Di Maio è esatta oppure no.

GHIGLIOTTINA
Perché Di Maio ha salvato dalla gigliottina delle espulsioni, con ampia discrezionalità , la senatrice Barbara Lezzi e la deputata Giulia Sarti. Nota bene: la prima è candidata all'uninominale contro Teresa Bellanova e Massimo D'Alema, e capolista in Puglia. La seconda idem: schierata all'uninominale di Rimini e tra le più votate, è pure capolista nel collegio plurinominale romagnolo. Insomma saranno rielette con certezza. Il lodo Lezzi, così è stata ribattezzata la sanatoria, prevede un trattamento di cortesia. Lezzi, in sostanza, è dentro, perché è stata beccata con un unico bonifico respinto di 3.500 euro che la senatrice ha provveduto a eseguire di nuovo. Giulia Sarti non è chiarissimo perché è stata salvata. Lei non ha restituito 23 mila euro. Quei bonifici avrebbe dovuto farli, con il suo consenso, l'ex fidanzato Bogdan Andrea Tibusche che ora lei ha denunciato in questura. Sarti è stata fidanzata con Bogdan «per circa 4 anni» e nonostante il rapporto fosse finito da circa un anno, «la nostra convivenza è continuata». Sarti spiega che Bogdan, consulente informatico si «occupava, con il mio consenso della gestione della contabilità», incluse le restituzioni al fondo del microcredito. E se ne è accorta solo martedì sera. Così ha bonificato i 23 mila euro mancanti. «Voglio precisare - dice Sarti nella denuncia - che Bogdan mi aveva avvisato che non avrebbe fatto i versamenti in maniera puntuale perché quelle somme di denaro gli servivano urgentemente per curarsi, ma ero convinta che avrebbe fatto i versamenti in un secondo momento».

Persino Luigi Di Maio è costretto a smussare i contorni spigolosissimi di questa vicenda. Un po' come Manlio Di Stefano che dice che il 99% dei versamenti è ok. Significa che va tutto bene e si metterà una pietra tombale anche su questo vago 1% di truffe? Di Maio non ha inserito Lezzi e Sarti nella lista degli espulsi ma ammette (abbuonando?) che in alcuni casi si tratta di poche decine di euro. E allora perché se Benedetti e Cozzolino non hanno restituito 23 mila euro, come Sarti, e 13 mila euro, sono fuori? Non avevano giustificazioni convincenti?

Su Massimiliano Bernini, il capocannoniere delle restituzioni che ha donato 334 mila euro, Di Maio dice che aveva «segnalato in tempi non sospetti errori sui propri bonifici che poi ha ripianato». Possibile che quegli errori commessi da un convinto donatore come Bernini non abbiano sollevato dubbi e quindi necessità di verifiche puntuali?

Le Iene, intanto, promettono di svelare «un altro giochino» diverso dai bonifici annullati che permetteva di trattenere soldi. Allora: chi sono i più impresentabili? I vecchi o i nuovi pentastellati? Perché si profila una bella gara. Dopo il caso di Lello Vitiello a Castellammare di Stabia, ieri sono stati scoperti altri due massoni nelle liste del M5S. A Lucca, alla Camera, hanno candidato Piero Landi, iscritto alla loggia Francesco Burlamacchi. E poi, in Calabria, è candidato Bruno Azzerboni. Sono stati espulsi dal M5S «Per me la massoneria é un capitolo chiuso e credevo che il passato non contasse», si è giustificato Bruno Azzerboni. «Faccio un esempio: se io mi fidanzassi adesso con una signorina - aggiunge Azzerboni, ordinario di Elettrotecnica all'Università di Messina - lei sarebbe interessata al futuro e non al mio passato».

Ultimo aggiornamento: 16 Febbraio, 13:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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