Pd e governo blindano la legge Severino, ira di Berlusconi

Pd e governo blindano la legge Severino, ira di Berlusconi
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Martedì 4 Novembre 2014, 20:14 - Ultimo aggiornamento: 5 Novembre, 20:00

​Il Pd e il governo blindano la legge Severino, dopo che lunedì il presidente della Corte Costituzionale Giuseppe Tesauro aveva sollecitato il Parlamento a intervenire per risolvere la querelle sollevata dal caso del sindaco di Napoli De Magistris.

Forza Italia non ci sta e Berlusconi si infuria perchè sperava di poter rimettere in discussione la legge che lo esclude dalla vita parlamentare. Una tensione che potrebbe riflettersi anche sul confronto tra Renzi e il Cav, si ragiona in ambienti di Fi, a proposito di Riforme e Legge elettorale. Il 20 novembre il Consiglio di Stato esaminerà il ricorso del Movimento Difesa del Cittadino contro la decisione del Tar della Campania che ha reintegrato De Magistris come Sindaco. Il pronunciamento del Consiglio di Stato non bloccherà l'altro atto del Tar e cioè il rinvio alla Consulta della legge Severino per dubbio di costituzionalità.

«Dissenso» su questi dubbi è stato espresso da Piergiorgio Morosini, membro del Csm, ed ex Gip al Tribunale di Palermo. Ma questi dubbi vengono cavalcati da Forza Italia che chiede una modifica della legge. Vincenzo Gibiino ha definito Silvio Berlusconi «un perseguitato politico» ed ha chiesto che le Camere affrontino «subito con spirito critico» la legge Severino, «rivedendo un provvedimento mal concepito». La tesi degli «azzurri» è sempre la stessa: la Severino è retroattiva, ed è perciò incostituzionale. Di parere opposto il Pd e i precedenti pronunciamenti della giustizia amministrativa: la Severino non è norma penale ma introduce dei requisiti per l'eleggibilità, che le condanne fanno venir meno.

Comunque sia, che la legge Severino non si tocca lo hanno detto il capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera, Valter Verini, e il Guardasigilli Andrea Orlando. Per Verini cambiarla «sarebbe un segnale sbagliato». Il ragionamento in casa Pd è che, a fronte della corruzione che dilaga, come dimostrano le inchieste su Expo e Mose, non si possono fare sconti ai politici. Verini ha poi detto che deve essere la Corte a risolvere i dubbi di costituzionalità che, evidentemente, a livello politico non ci sono. «All'attenzione del nostro ministero non c'è alcun intervento», ha detto poco dopo il ministro Orlando. Chiudendo così anche l'altra anta della porta.

Immediate si sono levate le voci di Forza Italia. Renato Brunetta ha ricordato la sollecitazione di Tesauro al Parlamento. «Questa legge pasticcio - ha detto invece Rocco Palese - è stata partorita nella Aule parlamentari e devono essere le Camere a cancellarla o a modificarla». Chi ha parlato con Silvio Berlusconi lo descrive irritato e contrariato, e pronto a rilanciare al momento di discutere con Matteo Renzi della legge elettorale. Un lume di speranza proviene dal modo di interpretare le parole di Orlando («nel mio ministero non è in gestazione alcun provvedimento»): dato che i decreti attuativi della legge Severino furono emanati dai dicasteri dell'Interno e della Pa, in Fi si spera ancora che il coniglio dal cilindro salti fuori di lì.

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