La doppia strada del Cavaliere: subito in Senato o urne con Salvini

Domenica 13 Maggio 2018 di Emilio Pucci
E' pronto a tornare a palazzo Madama. Proprio dove è stato defenestrato. Sta già studiando il modo come farlo. Escluse le urne in Trentino ad ottobre, la via è quella delle elezioni suppletive. Quando? Punta a tempi brevi ma è ancora presto per dirlo, anche perché le dimissioni di un senatore devono essere votate in Aula a scrutinio segreto e servono i numeri per riuscirci.

Intanto Berlusconi tira un sospiro di sollievo dopo la sentenza di riabilitazione. La vive come una sorta di compensazione per quello che ha passato. Certo anche come una rivincita: «Mi hanno dato per finito troppo presto». E' consapevole che il riconoscimento arrivato dai magistrati ha un valore politico e che ora FI ha un altro peso. Soprattutto in questo momento. Salvini va avanti con Di Maio nel tentativo di formare un esecutivo giallo-verde, ma Berlusconi lo inviterà a riflettere. Ufficialmente in FI si dice che la linea non cambia di una virgola, anche dopo la riabilitazione del Cavaliere. Ma l'ex premier ritiene che il segretario della Lega abbia l'occasione della vita per portare tutto il centrodestra al governo. Manterrà la parola data al giovane Matteo, l'intenzione è di non mettergli i bastoni tra le ruote, ma Berlusconi guarda con preoccupazione alle trattative su chi debba fare il premier, osserva le difficoltà sorte tra M5s e Lega, sottolinea con i suoi interlocutori il rischio del segretario del Carroccio di bruciarsi.

LA COALIZIONE
Per Salvini questo il suo ragionamento sarebbe meglio andare alle elezioni. Fermarsi e puntare sulla coalizione di centrodestra che il 4 marzo ha ottenuto il 37% e ora potrebbe superare tranquillamente il 40. In realtà l'ex presidente del Consiglio ancora predica calma. Ghedini gli ha consigliato di evitare di aprire le bottiglie di champagne. Meglio il low profile, poco appropriati i commenti di felicitazione da parte di tutto il mondo azzurro. L'obiettivo è aspettare, c'è sempre l'ipotesi dell'appello, occorre sotterrare l'ascia di guerra con la giustizia una volta per tutte. Berlusconi concorda, per questo da Arcore ieri non sono arrivati commenti euforici. Ma l'ex premier è pronto a tornare in campo subito qualora la procura generale non dovesse opporsi alla sentenza. E a fare eventualmente una nuova campagna elettorale. Non spingerà apertamente per le urne e non lancerà alcun appello a Salvini. Ma la sua tesi è che invece di intraprendere un'avventura che potrebbe durare poco, considerati anche i numeri risicati e i contrasti che stanno emergendo con M5s, il leader della Lega potrebbe dimostrare buonsenso e scegliere la strada della rottura con i pentastellati.

«Andremmo alle elezioni con Salvini leader del centrodestra ma di fatto con due candidati premier», ragiona un big' di FI. Già nei prossimi giorni si muoveranno i sondaggisti per capire qual è il peso della riabilitazione del Cavaliere. E' chiaro che nel partito azzurro c'è la convinzione che il partito di via Bellerio accelererà sul governo piuttosto che frenare, ma in ogni caso Berlusconi ritiene che questo sarebbe per l'alleato il momento propizio per mettere all'angolo M5S. FI comunque resta ferma, alla finestra. Il Cavaliere dovrà decidere nel momento in cui verrà presentato il governo se votare contro la fiducia o uscire dall'Aula. Si propende per la prima ipotesi ma si attende di capire l'evolversi della situazione. Dalla composizione dell'esecutivo dipenderà anche il futuro dell'alleanza con la Lega. Ci sono le amministrative alle porte, con il Carroccio che spesso si è mosso in maniera autonoma. «Ma ora ci sono io in campo, Salvini non potrà non tenersi conto se vuole tenere unito il centrodestra», ha spiegato l'ex presidente del Consiglio ai big' azzurri. Ora per FI è il momento di festeggiare «il campione» come lo chiama il deputato veneto Marin. O, per dirla con Schifani, «la fine di un calvario». © RIPRODUZIONE RISERVATA