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Manovra, Bruxelles non cede su deficit e sforzo strutturale

Mercoledì 26 Settembre 2018
Manovra, Bruxelles non cede su deficit e sforzo strutturale

A poche ore dalla presentazione dell'aggiornamento del Def, la Commissione europea resta ferma sulla posizione ormai espressa da settimane: il deficit non si deve avvicinare al 2%, altrimenti il debito ne risentirà e il percorso di risanamento del Paese sarebbe compromesso.
La cifra che Bruxelles vorrebbe vedere nella casella del deficit nominale 2019 è 1,5%-1,6%. Qualunque decimale sopra tale soglia manderebbe un segnale negativo ai mercati, che potrebbero reagire, come la scorsa estate, facendo rialzare lo spread ed appesantendo la spesa per il debito. Un rischio che la Ue, condividendo il pensiero del ministro Giovanni Tria, vuole evitare.

In queste ore il negoziatore con Roma è il commissario agli affari economici Pierre Moscovici, da sempre ponte tra falchi e colombe della Commissione. Il suo collega responsabile per l'euro, Valdis Dombrovskis, vedrà Tria a Lussemburgo lunedì, e per ora condivide la linea che il francese ha espresso apertamente durante un evento a New York: «La legge di bilancio italiana dovrà essere ben al di sotto del 2%, nel rapporto fra Pil e debito, se Roma vuole rispettare l'impegno a ridurre il deficit strutturale. Il paragone con il 2,8% della Francia non regge», ha detto il commissario.

I due guardiani europei dei conti pubblici appoggiano la linea cauta del ministro Tria fin dall'ultimo incontro a Vienna, all'inizio di settembre, quando aprirono ad uno sconto sullo sforzo strutturale (0,1% invece dello 0,6% previsto dalle regole) in cambio dell'assicurazione che il debito sarebbe comunque sceso. È stato il ministro a fare un numero: il deficit 2019 sarebbe salito non oltre l'1,6%, soglia che assicura quella riduzione, seppur minima, del deficit strutturale. Sempre in quell'occasione, i tre condividevano l'analisi sulle turbolenze estive dei mercati: i 'dannì causati dalle parole, di cui ha parlato anche il presidente della Bce Mario Draghi, si traducono in risorse in più che lo Stato deve spendere per servire il suo debito. E annullano anche i benefici di un eventuale spazio maggiore preso dal deficit. In sostanza, la Commissione continua a chiedere uno sforzo per correggere il saldo strutturale non per un rispetto fine a se stesso delle regole del Patto di stabilità, ma perché così muovendosi il Governo manderebbe un segnale rassicurante ai mercati. Che sono il primo giudice delle mosse italiane, e il vero timore di tutta l'Europa.

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