Italicum, la Consulta: ipotesi rinvio a dopo il referendum

Martedì 13 Settembre 2016 di Marco Conti
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Il Parlamento aspetta il governo. Il governo aspetta la Corte Costituzionale e la Consulta aspetta il referendum. Il trenino autunnale sull'Italicum non poteva essere più entusiasmante. Soprattutto se, come si sostiene ai piani bassi di vicolo del Mazzarino, sede della Corte Costituzionale, il 4 ottobre i giudici della potrebbero decidere di prendere tempo rinviando di fatto a dopo il referendum la valutazione della legge elettorale, visto «il possibile ed imminente cambio di contesto» e «la necessità di esaminare altri ricorsi». Ovvero, un conto è valutare l'Italicum a Costituzione vigente, un conto valutarlo dopo la riforma costituzionale che conosciamo ma che deve essere ancora ratificata dal referendum.

MEMORIE
La Consulta aggiornerebbe quindi la seduta. In caso di vittoria dei sì la valutazione terrà conto del mutato assetto costituzionale, mentre in caso di bocciatura della riforma è molto probabile che il Parlamento sarà costretto a rifare la legge elettorale non solo per il Senato - che resterebbe in vita - ma anche per la Camera. L'idea del rinvio serve non solo alla Corte per sottrarsi alle opposte tifoserie che già annunciano corposi rimaneggiamenti, ma anche per aspettare la costituzione delle parti e l'invio delle memorie a seguito del ricorso del tribunale di Perugia giunto proprio ieri sul tavolo della Consulta. Oltre a quelli di Messina e Torino, diverrebbero quindi tre i ricorsi che dovrà coordinare Nicolò Zanon, giudice-relatore incaricato di istruire la pratica che già si è gonfiata del parere dell'Avvocatura dello Stato e dei ricorrenti capitanati dall'avvocato Besostri. Occorrerà quindi attendere i tempi tecnici per la costituzione delle parti e il voto di fine novembre. Lo slittamento sembra essere ormai nelle cose ed evita ai sostenitori del referendum che, una eventuale pronuncia favorevole ad ottobre della Consulta, finisca col lasciare in mano ai detrattori dell'Italicum l'unica arma del no alla riforma-Boschi.

Non solo. La decisione di Renzi di aprire un tavolo di discussione per modificare l'Italicum rende ancor più scivoloso il compito della Consulta che dovrebbe occuparsi di una legge, mai effettivamente sperimentata, e che presto potrebbe tornare all'attenzione del Parlamento. Il recente invito dell'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a rimettere mano all'Italicum va quindi letto anche come segnale di disponibilità ad aprire una discussione. Un segnale che Renzi ha raccolto subito e ribadito anche ieri nella sua enews.
D'altra parte sono serviti quasi undici anni per cassare il Porcellum, utilizzato peraltro in tre competizioni elettorali, e non si vede perché la Consulta debba ora esprimersi prima di sapere se la riforma costituzionale diventerà realmente effettiva attraverso il referendum.

ARMA
Politicamente il rinvio sgombrerebbe il campo dal legame tra riforma costituzionale e Italicum. O meglio, invertirebbe l'ordine dell'agenda politica relegando l'avvio di una trattativa a modificare la legge a dopo la consultazione referendaria. Nei fatti la tesi di Forza Italia. Silvio Berlusconi, pur contestando l'Italicum e la riforma costituzionale, ha sostenuto sin dall'inizio che ogni modifica va discussa dopo il referendum. Diverso invece il parere della minoranza-Dem. Pier Luigi Bersani, parlando ieri sera alla Festa dell'unità a Roma, ha difeso D'Alema dal «dileggio» di Renzi e ha confermato la linea del «per ora è no» al referendum indicato il giorno prima da Cuperlo e Speranza: «Altro che apertura - ha sostenuto Bersani - non c'è nessuna apertura» sulla legge elettorale, «dicano di aver sbagliato mettendo la fiducia». «Comunque - ha sostenuto l'ex segretario del Pd - sino al referendum c'è tempo» per trattare.

In realtà Renzi continua ad essere convinto della bontà dell'Italicum e ciò che sta accadendo in Spagna, dove si voterà a dicembre per la terza volta, aiuta i sostenitori dell'Italicum.

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Ultimo aggiornamento: 14 Settembre, 00:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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