Il caso Italia/ Centrodestra, bivio in Europa tra radicali e moderati

Lunedì 13 Agosto 2018 di Marco Gervasoni
L’estate del 2018 verrà probabilmente ricordata come l’autunno del centro-destra. Cioè come il periodo in cui il processo di decomposizione di quest’alleanza è giunto alla sua fine. 
Non sappiamo ancora che cosa verrà al suo posto. Di certo sarà un animale politico molto diverso da quello che, con alterne fortune e anche profonde rotture, aveva non solo scandito la vita della Seconda Repubblica, dal 1994 in poi, ma l’aveva in qualche sorte creata, dando vita al bipolarismo che l’ha contraddistinta. Se dovessimo azzardare una previsione, è piuttosto probabile che al suo posto nascerà un grosso partito, e partito in senso classico, la Lega, dalla identità molto forte ma anche indecisa su cosa essere da grande, alleato con una piccola formazione di carattere centrista (qualsiasi cosa ciò voglia dire) che vivrà il tempo necessario per traghettare verso la Lega gli elettori più moderati di Forza italia e per far diventare l’ex Carroccio, da partito anti establishment e della rivolta, un perno del sistema. Molti si sono già interrogati sulle ragioni di questa fine -mutazione. 
Pochissimi, anzi quasi nessuno, ha cercato di collocare la crisi del centrodestra in un quadro più vasto cioè europeo. Proveremo a farlo noi. Da un recente sondaggio sulle elezioni europee del prossimo anno emerge che la famiglia socialista sta male, molto male.

Ma anche quella del Ppe non gode di ottima salute. Ppe, popolari, centro-destra: in una parola i conservatori. Un termine che Italia non ha mai avuto fortuna ma che bisogna utilizzare per definire i democristiani tedeschi, i neo-gollisti francesi, i post-franchisti spagnoli, per non parlare dei partiti appartenenti al Ppe della ex Europa dell’est, a cominciare da quello di Orban. In questa famiglia Helmut Kohl aveva fatto entrare Forza Italia e Berlusconi per molti anni ne è stata una delle principali figure. Ebbene, oggi, quanto e forse più dei socialisti, i conservatori europei sono spaccati, e questa divisione passa all’interno degli stessi partiti. In Germania non sono solo Cdu e Csu, comunque entrambi del Ppe, a essere ai ferri corti: la destra del partito di Merkel, guidata dal ministro della sanità Jans Spahn, si ispira alla “rivoluzione conservatrice” e non gradisce più il centrismo della Cancelliera, troppo simile alla sinistra.

<HS9>In Francia una parte dei Républicains è attratta da Macron e un’altra parla lo stesso linguaggio di Le Pen. In Spagna il nuovo presidente dei popolari, Casado, è stato eletto su una piattaforma ben più conservatrice rispetto al “molle” merkeliano Rajoy: e già si sta facendo sentire sull’immigrazione. Se usciamo dal Ppe ma stiamo all’interno della famiglia conservatrice, i conservatori anche di nome, i Tories, essi sono spaccati non solo sulla Brexit ma anche sulle questioni identitarie fondamentali: vedi la violenta diatriba di questi giorni tra Theresa May e l’ex ministro degli esteri Boris Johnson sulla legittimità del burka, cioè sulla legittimità della linea multiculturalista. Immigrazione, Europa, identità nazionale, rapporto con la tradizione: questi sono i principali clivages (come dicono i politologi) che agitano i conservatori.
Molti sembrano ormai più vicini ai cosiddetti populisti rispetto ai moderati del loro stesso partito che, a loro volta, paiono più prossimi ai socialisti. 

Conservatori moderati e istituzionali vs conservatori radicali o movimentisti? Il linguaggio è vecchio, non ci soccorre più. Ma prendiamolo per buono. Come poteva questa rottura non coinvolgere l’Italia che ne è stata all’avanguardia? La fine del vecchio centro-destra europeo è cominciata infatti con la crisi economica del 2008: la stessa che ha falcidiato l’elettorato di Forza Italia, ha eliminato la vecchia Lega di Bossi, ancella di Berlusconi, e ha fatto nascere il nuovo “animale”. Da questo punto di vista infatti l’Italia è un modello: o almeno così è percepito da molti conservatori radicali del Ppe. Per i quali si può uscire dall’impasse europea solo attraverso un’alleanza tra conservatori e populisti: cioè solo mettendo alla prova di governo i Le Pen, quelli dell’Afd, e così via, si potrà costruire un nuovo bipolarismo europeo, e anche una nuova Europa. Per la verità la piccola Austria ci ha preceduto, con Kurz e il governo tra popolari e populisti. Ma l’Italia è ben più grande, e più ardito l’esperimento. Resta ora ai popolari italiani, cioè a Forza Italia, decidere se stare nel “partito europeo” centrista di Merkel, alleato naturale dei socialisti, oppure se partecipare alla nuova configurazione della famiglia conservatrice del vecchio Continente. 
<HS9>E magari, finalmente, questo termine acquisirà anche da noi piena cittadinanza. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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