Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd: «Berlusconi torni al lavoro: noi pazienti, lo attendiamo»

Martedì 11 Agosto 2015 di Alberto Gentili
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«Berlusconi? Noi siamo pazienti e attendiamo». Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd e uno degli artefici del Patto del Nazareno, invita il Cavaliere a tornare al tavolo delle riforme. Non per un amore inconfessato verso Berlusconi, ma perché i voti di FI renderebbero irrilevante la minoranza dem in Senato.

Il Pd-show d'agosto non è un bel vedere. La vostra proposta di mediazione sulla riforma del Senato è stata respinta da Bersani & C. Siete a un punto di non ritorno?

«E' presto per capire cosa accadrà a settembre. Ma è certo che siamo a un passaggio deciso, cruciale, della riforma costituzionale. Mi auguro prevalgano senso di responsabilità e lealtà. Responsabilità davanti al Paese per portare a termine il cammino delle riforme iniziato più di un anno fa, quando abbiamo trasformato una legislatura che sembrava nata morta, in una legislatura costituente. E lealtà nei confronti dei nostri militanti ed elettori che chiedono al Pd di portare fino in fondo il percorso riformatore. Ciò detto, siamo sempre stati disponibili al confronto. Senza però dimenticare che su questa riforma il Parlamento si è già espresso con un doppio voto conforme».



Insomma, non sembrate disposti ad altre aperture...

«Non si può ripartire da zero. Ed è evidente che non sono accettabili modifiche che deroghino ai principi che avevamo fissato insieme per ammodernare il sistema istituzionale: il superamento del bicameralismo paritario, una sola Camera che dà la fiducia al governo e quindi la non elettività dei senatori. Bisogna uscire dall'ambiguità: chi chiede il ritorno al Senato elettivo vuole di fatto ricominciare da capo, azzerando tutto il lavoro fatto finora».



Ma anche il presidente del Senato, Grasso, ritiene che la riforma possa essere modificata e c'è qualcuno a sinistra che già lo vede a palazzo Chigi.

«Ho troppo rispetto per le istituzioni per coinvolgerle in ipotesi di fantapolitica».



Come ne uscirete? Senza i 28 voti della minoranza la riforma non passerà. L'arrivo di Verdini non sembra bastare...

«I voti di Verdini finora sono serviti, insieme a quelli della minoranza, per bloccare la riforma della Rai. Riguardo ai numeri, l'esperienza dei mesi scorsi insegna che le proposte del governo hanno sempre ottenuto i voti necessari. Anche questa volta finirà così. Il mio non è un azzardo: sono convinto che arriveremo al momento decisivo con tutto il partito unito. Anche tra chi ha presentato proposte di modifica prevarrà la responsabilità: il Pd è il motore del cambiamento e l'ossatura del sistema politico».



Questo è un appello al buonsenso, non ha invece l'impressione che il Senato elettivo sia un pretesto? Che la minoranza voglia riprendersi la ”Ditta” e cacciare l'usurpatore Renzi?

«Primo: la politica è buonsenso. Secondo: se tra di noi ci fosse qualcuno che pensasse di utilizzare la riforma costituzionale per rivincite congressuali o per far cadere il governo, sarebbe un irresponsabile. Ma non credo che tra i democratici ci sia qualcuno con mire di questo tipo».



Eppure c'è chi in segreto progetta un altro governo...

«Favole. Con chi lo fanno? Con Brunetta, Salvini e Grillo? Senza i voti del Pd non si può costruire alcuna maggioranza e non c'è alcuna alternativa possibile a questo esecutivo, se non le elezioni che però nessuno vuole, a partire da chi ogni tre giorni le chiede. In più sarebbe un atteggiamento delittuoso: l'Italia ha bisogno di essere governata, non di trame. I dati dell'Ocse e dell'Inps parlano di un Paese che è ripartito e che finalmente vede un aumento degli occupati stabili. Perciò tutte le energie devono andare in questa direzione e non essere disperse in polemiche interne, oppure in costruzioni di scenari utili solo per riprendersi un po' di visibilità».



Però c'è la Bindi che parla apertamente di scissione.

«Appunto... Aggiungo soltanto che la parola scissione non può avere cittadinanza nel nostro partito. Spero che qualcuno non utilizzi la riforma del Senato in modo pretestuoso».



Questa situazione vi spinge a tentare di riesumare il Patto del Nazareno?

«Qui non si tratta di riesumare alcunché. Il punto è un altro: abbiamo avviato il cammino delle riforme rivolgendoci a tutte le forze politiche. Alcune hanno risposto sì, altre no. Abbiamo fatto un pezzo di strada con Forza Italia che è stato positivo sia per le riforme, sia per affermare un sistema più maturo in cui non ci si delegittima a vicenda. E che, in una chiarezza di posizioni tra maggioranza e opposizione, potessero convergere sulla modifica dell'architettura istituzionale del Paese. Poi qualcuno si è sottratto per ragioni che non avevano nulla a che vedere con il merito delle riforme che stavamo realizzando. Adesso, se c'è una ripresa di responsabilità e di disponibilità, non può che essere un fatto positivo. Noi siamo pazienti e attendiamo».



Ma ci lavorate o no?

«Noi lavoriamo al confronto nella chiarezza delle posizioni. Stiamo portando avanti una riforma costituzionale che abbiamo scritto insieme e francamente non vediamo perché ciò che andava bene sette mesi fa, non va più bene oggi».

E poi se va male ci sono sempre le elezioni...

«Noi non abbiamo paura del voto, ma per tirare il Paese definitivamente fuori dalla crisi, bisogna governare e fare le riforme. Per questo il nostro orizzonte è il 2018, la fine naturale della legislatura. La politica deve risolvere i problemi della gente, non crearne di nuovi». Ultimo aggiornamento: 12 Agosto, 09:27

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