«Hanno accerchiato l'ufficiale»: l'Sos inviato al centro operativo

Mercoledì 11 Luglio 2018 di Valentina Errante
«Siamo seriamente preoccupati per l'incolumità del nostro equipaggio e della nostra nave battente bandiera italiana. Il Vos Thalassa ha salvato la vita di 66 persone circa 24 ore fa e non ha ricevuto ancora nessuna assistenza». Così alle 17,36 di lunedì la Guardia costiera riceveva la prima richiesta di aiuto da parte dell'equipaggio del rimorchiatore italiano che aveva soccorso i migranti in acque libiche. A bordo 58 uomini, tre donne e sei minori incrociati su un barchino che stava affondando al largo di Zewarah. Dopo il salvataggio, all'avvicinarsi di una motovedetta libica, che reclamava i migranti, la tensione era salita. La corrispondenza andrà avanti fino a notte, quando arriverà la nave Diciotti della Guardia costiera. L'equipaggio del rimorchiatore chiedeva di fatto un coordinamento tra Guardia costiera italiana e libica e un supporto per il trasbordo, perché i profughi non avevano nessuna intenzione di tornare in Libia. «Stavano mettendo in pericolo di vita l'equipaggio», ha commentato Toninelli che si dice orgoglioso dell'intervento italiano ma annuncia punizioni per i facinorosi, individuati in un ghanese e un sudanese: «ne risponderanno, senza sconti, di fronte alla giustizia».

LA PAURA
«Pochi minuti fa - si legge ancora nel primo messaggio - è arrivata una motovedetta libica incaricata di prendere i 66 migranti e riportarli probabilmente in Libia. È evidente che appena i migranti se ne renderanno conto, reagiranno in malo modo e faranno di tutto per essere trasbordati. Apprendiamo che la nave Diciotti è a circa 45 miglia nautiche, vi chiediamo per questo di coordinarvi con la Guardia costiera libica e ritardare il trasferimento dei migranti al fine di consentire alla Diciotti di arrivare nel field. Le operazioni di trasbordo potranno poi avvenire con maggiore sicurezza alla presenza della Diciotti, che potrebbe così intervenire prontamente in caso di necessità». Sono ancora le 17,36 quando il comandante scrive: «Non possiamo permetterci di mettere a repentaglio la vita del nostro equipaggio che ha il diritto sacrosanto di tornare a casa dalle proprie famiglie». Alle 00,31 la situazione è pesante: «...è iniziato uno stato d'agitazione, i migranti in gran numero si dirigevano verso il marinaio di guardia..immediatamente il primo ufficiale accorreva in coperta, trovando una situazione che andava man mano peggiorando. I migranti hanno accerchiato a questo punto l'ufficiale chiedendo spiegazioni e manifestando un forte disappunto, spintonandolo e minacciandolo..le loro richieste risultano chiare: a un possibile intervento libico ci sarebbe stata una reazione certo non pacifica». © RIPRODUZIONE RISERVATA