Giorgia Meloni: «L'incarico a noi: in Parlamento cinquanta voti li troviamo»

Domenica 6 Maggio 2018 di Stefania Piras
«Se si vuole continuare a parlare con il M5S sono disponbile a non considerare ostili i loro voti ma parliamoci chiaro: per governare insieme bisogna fare un accordo a monte sulla legge elettorale e Luigi Di Maio deve rinunciare pubblicamente alla premiership». La presidente di FdI Giorgia Meloni non considera il M5S come baricentro necessario per l'approdo al governo, bensì il centrodestra e il suo programma.

Cosa direte a Mattarella onorevole Meloni?
«La proposta di FdI è chiedere un mandato pieno per andare al governo. Doveva farlo dall'inizio, ci sono ben due elezioni regionali che dimostrano la rilevanza e prevalenza del centrodestra. E invece mi pare che si stiano cercando alchimie di ogni genere per non rispettare il voto degli italiani»

Chi le cerca?
«Il presidente Mattarella ha cominciato dalla fine: ha cercato possibili maggioranze mettendo al centro il M5S mentre doveva dare un incarico alla coalizione che è arrivata prima, cioè noi».

La geometria imponeva il coinvolgimento di una forza che ha ottenuto il 32%.
«E cosa abbiamo ottenuto? Che per due mesi l'Italia è rimasta appesa al grande inganno che il M5S potesse esprimere il presidente del Consiglio. È irragionevole per chi è arrivato secondo».

Salvini ha proposto un governo di tregua anche per cambiare la legge elettorale.
«Non serve un governo di tregua, ma un governo di battaglia che faccia le cose. FdI non ha votato quella pessima legge elettorale che è il Rosatellum. Anzi, siamo stati i più responsabili di tutti senza pensare a tornaconti di partito, abbiamo proposto di cambiarla in commissione speciale per introdurre il premio di maggioranza alla coalizione o al primo partito. In tempi non sospetti avevo persino proposto di attribuire il premio alla coalizione o al partito che arrivasse al 37%. Avevamo paventato e denunciato questo stallo».

Si può ancora dialogare con il M5S?
«Mettiamola così: non siamo ostili a un appoggio del M5S a un nostro governo ma ci sono due condizioni: un accordo a monte sulla legge elettorale perché un esecutivo non può partire con il solo obiettivo di cambiare una leggere elettorale, e se si vuole si fa in tre ore come ha proposto FdI, e basta che il M5S sia disposto a rispettare il voto popolare facendo parte di un governo in cui non esprime il premier».

Le trattative sembrano ancora in corso. Arrivati a questo punto dunque, come si misura la lealtà degli alleati?
«La lealtà è stata dimostrata alla fine, tra mille difficoltà. Speravano tutti che ci dividessimo, Di Maio per primo perché così sarebbe arrivato a fare il premier. Ma non è successo, non siamo caduti nella trappola».

Salvini è stato leale, Berlusconi lo sarà?
«Siamo rimasti insieme, è un fatto. In alcuni momenti qualcuno è stato attratto dalle sirene del Pd e in altri qualcuno da quelle del Movimento Cinquestelle ma siamo ancora tutti qui, insieme».

Se il premier non è Salvini chi può esserlo?
«Mi basta qualcuno che possa garantire il programma del centrodestra: taglio delle tasse, blocco dell'immigrazione irregolare, norme per garantire la sicurezza e le forze dell'ordine, sostegno a chi fa figli e a chi crea lavoro».

Tra i tanti parlamentari del M5S vede qualcuno pronto a votare la fiducia a un governo a trazione centrodestra?
«Se andiamo in aula con questo programma voglio proprio vedere chi vota no. E bastano 50 parlamentari».

Ma se una maggioranza non c'è, FdI è pronta a tornare al voto?
«Noi siamo sempre pronti, in Molise e in Friuli Venezia Giulia siamo già cresciuti rispetto al 4 marzo».

Cosa auspica dal vertice che si terrà oggi?
«Spero di trovare una posizione comune da presentare al Presidente».
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