Autostrade, pressing Consob e la Lega frena: «Da M5S solo processi emotivi»

Venerdì 17 Agosto 2018 di Alberto Gentili
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ROMA E al terzo giorno arrivò la frenata. Brusca e inequivocabile. Matteo Salvini, un po' com'era accaduto a fine maggio per la richiesta di impeachment contro il capo dello Stato, cambia strategia e manda avanti da soli il premier Giuseppe Conte e il vice Luigi Di Maio a chiedere la revoca della concessione ad Atlantia, la società che controlla Autostrade.
Uno stop che ha tante ragioni. La prima è pratica: troppi tecnici del diritto, troppi esperti, sostengono che per lo Stato revocare la concessione sarebbe un danno. Roba da 15-20 miliardi. In più, Atlantia non sarebbe più tenuta a realizzare (a sue spese) la Gronda di ponente: la grande opera pubblica che allenterebbe la mole di traffico che assedia Genova e che da tempo era prevista per alleggerire il viadotto Morandi, crollato il 14 agosto.

LA STRATEGIA
La seconda ragione è motivata, nell'entourage di Salvini, «all'approccio pragmatico» del leader leghista. E' vero, a Ferragosto anche il vicepremier lumbard si era detto d'accordo alla «revoca immediata della concessione». Ma ieri, comprese le difficoltà dell'operazione, ha virato. E ora chiede ad Atlantia soldi a favore delle famiglie delle vittime e investimenti per gli enti locali coinvolti dal disastro. «E poi se davvero i vertici di Atlantia fossero colpevoli non gli ritiri la concessione, li spedisci all'ergastolo. Aspettiamo la magistratura, evitiamo i processi sommari di cui sono appassionati i grillini», aggiunge non senza sarcasmo un ministro leghista.
«La nostra impostazione», spiegano nell'entourage di Salvini, «è diversa da quella di Di Maio e dei 5Stelle. Meno ideologica, meno emotiva e più pratica. Salvini ha chiamato i vertici di Atlantia e lavora per portare un aiuto immediato ai familiari di chi ha perso la vita nel crollo, alla città di Genova e agli altri enti locali coinvolti dal disastro. Insomma, noi puntiamo a ottenere risultati immediati o a breve. I grillini, invece, conducono una battaglia simbolica e ideologica, dall'esito incerto». La sintesi: «E' troppo parlare di scontro nel governo, si tratta piuttosto di diversità di linea. Si può dire che Salvini ha preso una bonaria presa di distanza dai 5stelle...».

Dietro la sterzata del capo leghista c'è anche la moral suasion della Consob. Ieri mattina, dopo che Atlantia non era riuscita neppure a fare prezzo per poi attestarsi attorno a -22%, i vertici della Commissione per la Borsa hanno fatto partire una serie di telefonate, destinatari Palazzo Chigi e i ministri di maggior peso. La richiesta: moderare i toni, evitare proclami a Borsa aperta, soprattutto lasciare parlare solo il ministro competente Danilo Toninelli. L'avvertimento: attenti a non incorrere nel reato di aggiotaggio. Secondo gli osservatori il titolo sconta sì una situazione grave (costi di ricostruzione del viadotto, indennizzi e spese legali), ma non la revoca della concessione, ritenuta improbabile.

C'è da dire che anche i 5Stelle, nonostante Di Maio avesse aperto la giornata tornando ad annunciare l'intenzione di togliere la rete autostradale dalle mani di Atlantia, con il passare delle ore e lo smarcamento leghista hanno preso consapevolezza che l'operazione è tutt'altro che semplice. Risultato: all'ora del caffé il MoVimento ha diffuso un comunicato per chiedere le «dimissioni immediate» dei vertici di Atlantia e per far sapere che la revoca della concessione avverrà «qualora ce ne siano le condizioni». Altra frenata: «Aspettiamo il lavoro della magistratura nell'accertare eventuali responsabilità». In ritirata anche il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli che subordina «l'eventuale revoca» al lavoro della commissione d'indagine. Un bel passo indietro rispetto alla gogna e al patibolo tirati su nelle precedenti quarantott'ore, quando i 5Stelle già avevano emesso le sentenze di colpevolezza. Con un problema: in serata Di Maio tiene il punto: «La revoca impegna tutto il governo».

L'ALTRO FRONTE
Ma c'è di più. C'è che anche su questa vicenda emergono le distanze tra i grillini e i leghisti. Di Maio sostiene di non voler fare «una nuova Iri», però propone di trasferire allo Stato «tutti gli asset strategici», comprese «la rete autostradale e quelle della telecomunicazioni». Un'impostazione che ha fatto venire i brividi allo stato maggiore lumbard: «La sovranità appartiene al popolo e per gli asset strategici dobbiamo assolutamente considerare la gestione dello Stato». Secca la replica di un esponente di alto rango della Lega: «Noi non siamo statalisti e questa roba non è scritta nel contratto di governo. Dunque, Di Maio si rassegni: la nazionalizzazione della rete autostradale se la può dimenticare». Pausa, sospiro: «Sull'onda dell'emotività abbiamo sentito cose davvero senza alcun senso».
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