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Fico e il giallo dei due domestic. L'accusa: pagati in nero. Lui: falso

Domenica 29 Aprile 2018 di Paolo Barbuto
Fico intervistato da Le Iene
Roberto Fico sorride, fornisce spiegazioni e cerca di offrire chiarimenti. Stavolta sul tavolo non ci sono contratti da presentare a possibili alleati di governo ma contratti di collaboratori domestici; stavolta a chiedere come sono andate le cose non c'è il Presidente Mattarella ma un inviato delle Iene, che incalza il presidente della Camera con domande insistenti, pungenti, come solo le Iene riescono a fare.

La vicenda, lo vedrete stasera nel corso della puntata domenicale dello show di Italia 1, nasce a Napoli, in casa della compagna di Fico dove vive anche il presidente della Camera, nella quale, secondo le testimonianze raccolte da Antonino Monteleone che ha realizzato il servizio televisivo, da anni lavorerebbero collaboratori domestici senza contratto, in nero.

BABY SITTER TUTTOFARE
Nello specifico, secondo le testimonianze raccolte dalla trasmissione tv, ci sarebbe una ragazza che da almeno cinque anni lavora come baby sitter, addetta alle pulizie e tuttofare anche per servizi da svolgere all'esterno della casa; per un periodo alla ragazza sarebbe stato affiancato un altro lavoratore, anch'esso in nero, straniero e senza regolare permesso di soggiorno, che avrebbe svolto lavori domestici e si sarebbe occupato anche di piccola manutenzione all'interno dell'appartamento.

Non tentenna Roberto Fico di fronte all'insistenza dell'intervistatore, racconta la sua versione, anche se ad ogni passo considerato dubbio il montaggio inserisce porzioni di parole della presunta collaboratrice domestica che smentiscono la ricostruzione ufficiale.

Il servizio delle Iene nasce dalla segnalazione di un testimone, che accetta di parlare solo con volto oscurato e voce camuffata. Racconta la storia di una ragazza che lavora a casa del presidente della Camera da cinque anni e che non ha un regolare contratto di lavoro, racconta pure dell'innesto del lavoratore straniero senza permesso di soggiorno che sarebbe stato mandato via in tutta fretta dopo la nomina al vertice di Montecitorio.
Nelle parole ufficiali della ragazza, però, il racconto del testimone camuffato non viene confermato. La giovane donna, inquadrata di nascosto mentre pensa di chiacchierare con una persona comune, dice senza mezzi termini di essere regolarmente assunta con un contratto e di ricevere pagamenti ufficiali e versamenti previdenziali: «Perché loro ci tengono molto a queste cose», chiarisce con forza.

SOLO AMICHE
Il fatto è che l'assunzione con regolare contratto viene smentita dallo stesso Roberto Fico al microfono delle Iene: no, secondo il presidente della Camera, in casa della sua compagna Yvonne non c'è nessun lavoratore assunto con regolare contratto. «La persona della quale parlate è semplicemente una vicina di casa, un'amica. Assieme condividono tante attività: la mia compagna le ha insegnato a scattare foto e a guidare l'auto, assieme vanno a fare la spesa, la figlia della mia compagna spesso va a casa della ragazza. Ma non si tratta di un rapporto di lavoro. Sono due amiche che si scambiano favori e si aiutano a vicenda».

Non sapendo di parlare davanti a una telecamera nascosta, la ragazza, però, chiarisce di avere precisi orari di lavoro «da mezzogiorno alle 15 e dalle sei del pomeriggio alle 19.30. Mi danno 500 euro al mese», e spiega di essere impiegata anche per servizi esterni «a volte vado in macchina a fare commissioni». Anche su questo punto Roberto Fico chiarisce: «Se alla ragazza serve l'auto per fare qualcosa, la mia compagna gliela presta, poi magari le chiede di farle un favore mentre è per strada, ma ribadisco. Si tratta di un rapporto tra vicine di casa, tra amiche».
Anche sul fronte del lavoratore straniero, il presidente della Camera presenta la sua spiegazione. Si tratta di un uomo in difficoltà conosciuto alla fermata del bus «è una bella persona alla quale con piacere, ogni tanto, faccio beneficenza. Se viene a casa a fare qualche lavoretto si tratta semplicemente della sua voglia di sdebitarsi per ciò che faccio per lui». Il sorriso di Roberto Fico, mentre parla della vicenda di quest'uomo, sembra sincero e leale. Pare che realmente provi affetto per lo straniero, si meraviglia quando l'intervistatore gli dice che dal giorno della nomina al vertice di Montecitorio quell'uomo sembra sparito nel nulla e ha un piccolo tentennamento solo quando gli viene chiesto, a bruciapelo, se lo straniero ha tutti i documenti in regola: «Questo non lo so. Non saprei dire se ha un permesso di soggiorno».

DOCUMENTAZIONE
Mai un'ombra sul volto di Fico, mai un accigliamento, nemmeno di fronte all'insistenza dell'uomo con il microfono che lo insegue consegnandogli la documentazione con i conti per regolarizzare la posizione della presunta collaboratrice in nero. Molti sorrisi nel raccontare una vicenda che viene presentata come normale rapporto di amicizia fra donne e un'altra questione che rientra nel novero del «soccorso» a un uomo in difficoltà. Il presidente della Camera chiede più volte di sapere se realmente c'è qualcuno che ha richieste da presentare e si dice disposto a discuterne e a chiarire.

Insomma, l'assalto viene rintuzzato senza sussulti. Ma le parole del testimone camuffato continuano a scorrere e quelle della collaboratrice ripresa a sua insaputa raccontano un'altra storia.

  Ultimo aggiornamento: 15:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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