Errori fatali/Quel che resta del Parlamento ridotto a piazza

di Marco Gervasoni
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Giovedì 26 Ottobre 2017, 00:05

Bisogna distruggere il parlamentarismo, quasi dappertutto una forma sciupata, fatta di corruzione e di banalità». Sono parole pronunciate un secolo fa dal fondatore del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti. Ma avremmo potuto tranquillamente udirle nelle manifestazioni di piazza degli ultimi giorni, scatenate conto «la casta», i «corrotti», gli «inciucisti», «Verdini» (ormai non più individuo ma categoria dello spirito), il «Fascistellum», e condite persino di minacce verso il Capo dello Stato. 

All’origine di tanto sdegno, la decisione del governo di proteggere con la fiducia la legge elettorale, detta Rosatellum. Come ha scritto più volte questo giornale, pur essendo una riforma tutt’altro che perfetta, essa è preferibile al proporzionale puro con cui si voterebbe in sua assenza; se non altro introduce un principio di ordine. Quanto alla fiducia, è stata una mossa forzata, ma legittima, e probabilmente necessaria a fronte dei rapporti di forza in Senato. Chi è contrario al Rosatellum ha tutto il diritto di esprimersi, ovviamente.

Quel che ci inquieta è il modo con cui questa opposizione si manifesta: con la contestazione del parlamento all’interno delle stesse Camere, attraverso atti, si direbbe nel linguaggio in uso nel parlamento inglese, di filibustering fisico. E nelle piazze. Come se queste costituissero una più vera, più genuina, più reale, forma di legittimazione. Peccato che una piazza, per quanto gremita, rappresenti solo un’infima minoranza del paese: mentre la «volontà generale» (per utilizzare un termine caro alla piattaforma Rousseau) quella della maggioranza degli italiani, è rappresentata nel parlamento. La nostra storia è stata scandita da febbri di antiparlamentarismo, dagli interventisti nel 1915 ai fascisti (« l’aula sorda e grigia»).

E nell’Italia repubblicana estrema destra ed estrema sinistra non si sono fatte mancare assalti alle Camere. Durante Tangentopoli, i giovani del Fuan arrivarono alle porte di Montecitorio al grido di «siete circondati». E negli anni successivi i girotondi e il vario antiberlusconismo militante si mobilitarono contro il «parlamento delegittimato», il «parlamento del Caimano». <HS9>Niente di nuovo? No, qualcosa di nuovo c’è. Almeno tre inediti, e non sono incoraggianti. Il primo: quelle del passato erano febbri passeggere, in questa anni invece l’assalto alle Camere è stato costante; ha aperto la legislatura, si è manifestato persino durante l’elezione del presidente della Repubblica (una cosa mai vista), e ora essa si chiude come si è aperta, urlando alla piazza contro il parlamento.

La seconda novità di questi anni è che a organizzare «il popolo contro la «casta» sia il M5 stelle che, nella sua natura profonda, rigetta la legittimità del parlamento, visto che sostiene una democrazia diretta, sia pure sotto forma digitale. La velocità delle rete contro la lentezza dei «morti viventi» (Grillo dixit). La terza primizia: questa forza politica, per sua natura antiparlamentaristica, dai sondaggi è la prima nel paese. Ma a meno che i 5 stelle non vogliano cavalcare un’insurrezione e arraffare il potere con la forza, se vorranno governare dalle Camere dovranno passare, e una maggioranza dovranno ottenere. Lo slogan grillino di aprire le istituzioni come «una lattina di tonno» è originale, ma anche i sindaci dei 5 stelle, a cominciare da quello di Roma, pensavano di squadernare il Campidoglio. I risultati non sono finora stati incoraggianti. 

<HS9>Vi sarebbe poi una quarta novità: a dar mano forte nelle piazze in questi giorni c’era anche Mdp, una formazione che dovrebbe custodire il parlamentarismo nelle vene, essendo erede del Pci-Pds-Ds, che le istituzioni rispettava. Per non dire dell’effetto straniante di vedere un partito in cui militano un ex presidente del Consiglio e vari ex ministri di lunga esperienza collocarsi sulla scia degli slogan di Grillo. All’inizio della legislatura Bersani cercò in streaming un’alleanza con i 5 stelle, novella costola della sinistra.
<HS9> Oggi si ritrovano nelle piazze. La legislatura forse peggiore della storia repubblicana si chiude degnamente così. C’è solo da sperare (ma è speranza flebile) che il Rosatellum ne faccia nascere una migliore.

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