Arriva la carica delle matricole: «Che bello, quanto dura?»

Martedì 20 Marzo 2018 di Mario Ajello
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«Che gioia, che bello. Ma quanto durerà?». La carica delle matricole, nel giorno del debutto della legislatura, è un mix trasversale di letizia e di timore. «Per esserci, ci siamo», dicono tre grillini pugliesi, mentre si vantano di aver rottamato D’Alema, ma aggiungono anche - Angela Piarulli e gli altri due - che «speriamo bene». Loro sono fiduciosi, naturalmente, sulla nascita di un governo che vada avanti. Il dem ex deputato Matteo Richetti, a sua volta a Palazzo Madama per fare la foto e aspettare il nuovo tesserino, ha meno certezze. E così quasi tutti gli altri in fila per sbrigare le formalità burocratiche da neo-eletti: «Speriamo bene».

IL REBUS
La legislatura rebus è cominciata ieri in Senato, ma quando finirà? «Boh», è la risposta generale, e poi si entra nella stanzetta per la foto. «I capelli li devo tenere legati o stanno meglio sciolti?», chiede sempre la Piarulli. E non è la sola tra le neo-senatrici alla prova del flash. 207 le matricole di Palazzo Madama, più 38 ex deputati diventati senatori e 53 riconfermati. In coda per la registrazione, nascono inciuci politici o accordi generazionali (o magari anche amori?). Di fatto, i più giovani eletti in questo ramo del Parlamento sono due quarantenni. Lui è medico calabrese di Forza Italia, si chiama Marco Siclari e si presenta così: «Avete presente quelle mappe del voto, in cui da Roma in giù si vede un solo puntino azzurro nell’uninominale per il Senato, perché hanno vinto dappertutto i 5 stelle? Ebbene, quell’unico puntino azzurro sono io».

Lei è una grillina che non ha nulla di grillesco d’antan, zero polpacciotti, nessuna foga alternativa, look privo di poncho inti-illimano o spilletta No Tav e guarda caso M5S avrà gli uffici parlamentari che furono della Dc. Si chiama Giulia Lupo, ex hostess Alitalia, eletta a Fiumicino. «Ci siamo appena conosciuti e ci troviamo bene insieme», dicono all’unisono la pentastellata e il forzista. E in questo primo giorno di scuola, non può che essere così: tanta emozione e tanta voglia di volersi bene. «Speriamo che regga questo sentimento», sorride la ministra Valeria Fedeli. La quale s’è aggiudicata, come tutti, il kit dell’eletto. E’ una busta rossa con dentro la Costituzione, la guida ai Trattati europei, la brochure «Il Senato in sintesi». «Abbiamo tanto da studiare», dicono le matricole. 

Gianluigi Paragone s’è registrato e gli viene chiesto: «L’hai lasciato l’iban dove ricevere lo stipendio?». Lui: «Non me l’hanno chiesto». Ma è già scattato l’orologio delle retribuzioni. E non è un particolare da poco. 
Ecco Paola Binetti, centrista cattolicissima, riconfermata. La misericordia di Dio porterà un governo? «Ma certo, e sarà con dentro tutti». Ora tocca a Emma Bonino: le viene risparmiata la fila. Il comandante De Falco - quello del «torni a bordo, c...», rivolto a Schettino - conversa con i colleghi in coda e chiede: «Voi come state facendo con le spese di trasporti e alloggio?». Mette il dito sulla piaga, quella della rendicontazione. I colleghi rispondono: «Boh». E lui: «Secondo me, tutte le spese che stiamo sostenendo dovrebbero essere retroattive, a partire dal 4 marzo».

Per lo più, in questo primo giorno, sono i grillini (un gruppone di 112 eletti) quelli che si registrano prima degli altri. Ma solo perché già in loco, dove hanno avuto un’assemblea con Di Maio. Gli altri - big come il senatore calabrese Matteo Salvini o come il senatore fiorentino Matteo Renzi - hanno tempo fino a venerdì sera per prendere il tesserino. 

LO YACHTMAN
Un tizio alto e magro: «Io sono Ruspantini Massimo, di Fratelli d’Italia e fiero di esserlo». «Io.... Vabbé, mi conoscete!». E’ Vasco Errani di Leu. Luigi Di Marzio, barba ben curata, doppiopetto con bottoni dorati, il simbolo del Rotary sul bavero, una settantina d’anni, sembra appena sceso da uno yacht anche se è M5S e s’è fatto accompagnare dal fratello per questo primo giorno: «Ho preso il 47 per cento a Campobasso. Bene, no?». Affianco c’è il super-berlusconiano Mallegni, famoso ex sindaco di Pietrasanta: «Stiamo facendo di tutto, perché Romani diventi presidente del Senato. Anche Gianni Letta si sta muovendo». Ma pure in questo caso, solo la Provvidenza può fare qualcosa. E speriamo che, da lassù, getti un occhio, per far contenti matricole e veterani, pure in favore di un quinquennio che non duri troppo poco. 
Ultimo aggiornamento: 08:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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