De Benedetti contro Scalfari: «Un ingrato, su di me deve solo stare zitto»

Mercoledì 17 Gennaio 2018
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De Benedetti

«Tra Berlusconi e Di Maio meglio né l'uno né l'altro: così risponderebbe uno che non ha problemi di vanità». A dirlo Carlo De Benedetti, nel corso della registrazione di Otto e Mezzo, riferendosi a quanto detto da Eugenio Scalfari di recente a DiMartedì. Parole che De Benedetti definisce una «stupidaggine». E rincara: «Non voglio più commentare un signore molto anziano che non è più in grado di sostenere domande e risposte». 

«Ha detto che se ne fotte delle mie critiche? Li ho salvati dal fallimento negli anni Ottanta e a Scalfari ho dato un pacco di miliardi pazzesco quando è stato liquidato, quindi Eugenio su di me deve solo stare zitto», attacca ancora De Benedetti rispondendo «assolutamente sì» alla domanda se ritenga Scalfari «un ingrato». Per Repubblica, dice, «ho solo pagato dei prezzi, è solo la mia folle passione per il giornale che amo e per questo oggi mi duole che perda la sua identità», quella cioè di un giornale politico. Tra l'altro, osserva, «non è mai successo che esca un editoriale non firmato».

De Benedetti poi rivela un retroscena: «Dopo che Scalfari ha fatto la sua stupidaggine in trasmissione mi ha chiamato Berlusconi perché secondo il suo metodo quello era un input partito da me, non poteva pensare che fosse un'idea autonoma di Eugenio». L'ex premier «mi disse parliamoci, i comunisti non ci sono più, è finita la guerra, tu sei di sinistra, io sono di destra ma qui esistono altri problemi per il Paese. Ma io gli ho detto che lui fa politica e io no e che non c'era niente da dirci».

«Vedendo qual è l'offerta politica alla fine voterò Pd», prosegue De Benedetti, spiegando che quella dei dem «mi sembra l'unica offerta di governabilità del Paese non nel senso delle idee ma degli uomini». Di Maio, ha aggiunto «sarebbe un disastro per il Paese, l'incompetenza al potere, se penso che Di Maio possa essere il premier di questo Paese dico che ha ragione mille volte Berlusconi a dire che bisogna scappare, per il suo curriculum non è adatto a fare il presidente del Consiglio».

E sul caso delle Popolari e della chiamata con Matteo Renzi ribadisce: «È allucinante tutta la storia, il segreto era un segreto di Pulcinella, ne parlavano tutti. Ne ha cominciato a parlare Amato. Era nel programma di Renzi». Renzi «non mi ha detto niente di particolare anche perché altrimenti non me lo diceva davanti all'usciere» e «non ha mai usato la parola decreto». Peraltro, aggiunge, «è vero che ho dato al mio broker ordine di comprare azioni delle Popolari, ma ho dato, e questo nessuno lo ha scritto, ordine di hedgiare una posizione, ovvero mi sono comunque coperto comprando delle put. Se uno pensa che una cosa avvenga la settimana dopo, non si fa la protezione». Il polverone «è stato solo uno sfizio di Vegas, il presidente della Consob, che è stato scornato».

«Non scherziamo, perché la Boschi avrebbe dovuto parlare con me di banca Etruria?», reagisce infine alla domanda di Lilli Gruber se la sottosegretaria avesse parlato con lui di banche. L'ingegnere ha anche definito la commissione d'inchiesta sulle banche, «un boomerang per Renzi, politicamente parlando è stato un errore» e «non ha risolto nulla».

Ultimo aggiornamento: 18 Gennaio, 17:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA