Carriera più facile dopo il Csm, il consiglio avvia una "pratica"

Il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini
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Giovedì 11 Gennaio 2018, 21:48

Csm diviso sulla norma che facilita la carriera ai componenti uscenti dello stesso consiglio superiore della magistratura. Il Comitato di presidenza del Csm, nella seduta di oggi, dopo il dibattito in Plenum in merito alla norma contenuta nella legge di stabilità che ha eliminato la previsione che imponeva agli ex componenti togati un anno di attesa prima di ricoprire incarichi fuori ruolo e direttivi e semidirettivi (nel tentativo di evitare che usassero a loro favore l'esperienza nelle stanze romane), ha disposto l'apertura di una pratica in terza e in sesta Commissione.

Un'apertura per valutare «l'opportunità di una revisione organica dell'intera disciplina secondaria concernente il collocamento fuori ruolo dei magistrati ordinari e del successivo rientro in ruolo provvedendo a formulare, ai sensi delle disposizioni previste dall'articolo 10 della legge 195 del 1958, una proposta di intervento di rango legislativo nella citata materia e con il medesimo oggetto dianzi descritto, al ministro della giustizia». Inoltre le commissioni dovranno valutare «l'individuazione di ulteriori spazi di normazione secondaria in capo al Csm e quindi la praticabilità di una revisione della disciplina consiliare vigente». Non è stato possibile, ovviamente, fare una valutazione sulla norma, visto che la leggina è passata senza alcuna richiesta di valutazione preventiva. 

Il consigliere del Csm Aldo Morgigni in plenum aveva espresso la «delusione per le modalità con le quali è stata approvata la norma», «di cui personalmente non intendo avvalermi». E ha sottolineato che «ciò ci dà l'occasione per affrontare la problematica legata al rientro in ruolo non solo dei magistrati del Consiglio ma di tutti i magistrati ordinari. Questo episodio è occasione per sollecitare una variazione della normativa primaria in materia». Per il presidente della Terza Commissione, Valerio Fracassi, «interventi di questo tipo richiederebbero delle interlocuzioni invece si è appreso tutto a cose fatte. Ciò crea un sospetto di privilegio. Il tema ora è quello di trovare una proposta ragionevole, trovare delle soluzioni e proporle al Legislatore».

Per il consigliere Luca Forteleoni, serve «una revisione critica tenendo conto di tutte le situazioni ed aprire il dibattito ad una più ampia riflessione che riguardi tutti gli ordini giudiziari. Non solo la magistratura ordinaria». Per la consigliere del Csm Elisabetta Alberti Casellati «l'applicazione della disciplina sui fuori ruolo è stata spesso non uniforme». «Ritengo positivo l'intervento del Legislatore - ha sottolineato Casellati - perché va ad armonizzare la normativa sui fuori ruolo, che fino ad oggi ha prodotto disparità di trattamento. Per esempio, fermo restando il principio costituzionale che garantisce l'elettorato passivo, non capisco perché un ex componente togato si potesse candidare, ma non ricoprire incarichi direttivi e fuori ruolo».

 «Sono rimasto colpito dalla polemica che l'approvazione di questa norma ha suscitato. Tra l'altro nel 2014 - ha detto il laico Antonio Leone - fui proprio io da parlamentare a proporre la riduzione del tempo di attesa per ricoprire incarichi direttivi (e semi) per i consiglieri uscenti dal Csm da due a un anno. Allora non ci fu alcuna polemica perché andava fatto così come, sono convinto, andava fatto anche in questa occasione. Mi dispiace perché questa polemica crea un danno enorme alla magistratura per una cosa che è legittima ed andava fatta».

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