Il premier Conte: «Dureremo cinque anni. E faremo tutte le riforme»

Sabato 8 Settembre 2018
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«Duriamo 5 anni, se ne facciano una ragione. E faremo tutte le riforme anche se alcune saranno applicate con gradualità». Giuseppe Conte fa il suo esordio in un evento di piazza («La piazza», appunto, kermesse di Ceglie Messapica, paese di Rocco Casalino) e sparge acqua sul fuoco interno ed esterno al governo.

Spende parole al miele per Matteo Salvini dopo l'attacco alla magistratura del leader del leghista, prova a tranquillizzare il malcontento che, sull'accordo sull'Ilva e sul gasdotto Tap, in Puglia ha raggiunto la soglia d'allarme e annuncia una revisione del sistema delle concessioni, dopo i fatti del ponte Morandi. Con una novità: la revisione potrebbe riguardare anche la tv, ovvero la Rai. La piazza che attende Conte, è una piazza che non risparmia i fischi a Matteo Renzi (quando Conte, interpellato sulle parole dell'ex premier, ironizza con un «lasciamolo libero di parlare») e, per bocca di una giovane madre, non risparmia neanche la rabbia per la gestione del governo sui vaccini. «C'è stato un emendamento che ha creato incertezza, ora c'è l'autocertificazione, fermo restando l'obbligo vaccinale», chiarisce il premier alla fine della sua intervista sul palco.

Un'intervista che parte dalle passioni personali del premier per passare alla manovra. «Il reddito di cittadinanza si deve fare, la flat tax va fatta perché consente un rapporto più chiaro con il fisco ma per ogni misura che proporremo ci saranno le coperture, non siamo scriteriati», sottolinea Conte. E il premier, se usa parole un pò criptiche sul 3% - è solo un numero scientifico, non dico che lo sforeremo - appare più chiaro su un concetto: «esiste l'obiettivo di contenere il debito, su questo va sagomata la manovra».

Nessuna Italexit e nessuna uscita dall'euro, chiarisce, provando a mandare un messaggio di distensione a Bruxelles in vista dell'incontro, lunedì, con il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Fedele al suo obiettivo di fare sintesi tra M5S e Lega, Conte media sulle tensioni tra i due alleati in merito allo scontro Salvini-giudici.

«È difficile per un partito non disporre più di un euro, capisco lo scoramento di Salvini e se fossi ancora un avvocato lo difenderei, sarebbe stimolante», sottolinea il premier in merito alla sentenza sui fondi della Lega. Anche sulla pace fiscale, tanto cara al vicepremier leghista, arriva il placet di Conte: «non è un condono, è una riforma organica che permette ai contribuenti di mettersi in pari per entrare in una nuova disciplina fiscale». Non solo. Anche sulla presidenza Rai, Conte pur avvertendo che il problema va risolto al più presto, si schiera con il leader leghista difendendo la candidatura di Marcello Foa: «spero si possa recuperare la sua presidenza».

Nella Puglia calda del Tap e di Ilva, Conte difende l'accordo sullo stabilimento di Taranto - «Di Maio ha fatto meglio di Calenda e ci sono dei passaggi ambientali importanti» - mentre sul Tap fa intravedere le difficoltà di recedere dall'accordo. «Sono impegni contrattuali già assunti ma stiamo vedendo se ci sono irregolarità, usando lo stesso metodo che su Ilva», spiega il premier che, in Municipio incontra i No Tap di Brindisi. Di più, secondo il premier, il governo potrà fare sulle concessioni. E da Conte arriva uno stop alla volontà di Autostrade di ricostruire il ponte di Genova: «non abbiamo deliberato nulla, benissimo se Autostrade lo finanzia, ma saranno somme a titolo di risarcimento che non pregiudicano la possibilità di arrivare alla caducazione della concessione».
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