Consulta, Grasso e Boldrini asse con il Colle: basta veti

Venerdì 11 Dicembre 2015 di Alberto Gentili
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Renzi non rinuncia a Barbera ma apre al confronto con M5S. Forza Italia isolata

IL CASO
Non cade nel vuoto l'altolà di Sergio Mattarella. Lo stallo che da ben un anno e mezzo si registra in Parlamento, incapace di eleggere a causa di veti incrociati e voti segreti i tre giudici costituzionali, allarma e inquieta anche i presidenti di Senato e Camera. «Condivido pienamente l'amarezza e le preoccupazioni del capo dello Stato», fa sapere da Pechino dov'è in visita ufficiale Pietro Grasso, «farò tutto quello che è nelle mie competenze per poter superare questa nefasta impasse». E Laura Boldrini mette a verbale: «Ritengo che il Parlamento debba uscire dallo stallo, perché questa incapacità di trovare una soluzione e questa inconcludenza va tutta a discapito del Parlamento ed avalla la teoria di chi dice che le Aule non sono all'altezza del loro compito».

DIRETTO
Nell'intervista a ”Il Messaggero”, Mattarella non ha usato giri di parole. Il Presidente ha scandito un giudizio pesante, basato sui precedenti storici e sulla sostanza della partita giocata dal Parlamento in ben trenta votazioni. Tutte andate a vuoto: «In passato si è verificato qualche caso di lungo ritardo nell'elezione di giudici della Corte, ma si trattava di sostituire un solo giudice. Questa volta ne vanno eletti tre e il problema è molto più serio. E più grave. La mancanza di tre giudici incide molto sulla funzionalità della Corte costituzionale e questo vuoto non può continuare». E ha aggiunto Mattarella: «La Costituzione prevede una composizione articolata ed equilibrata della Corte, cinque scelti dal Parlamento, cinque dal Presidente della Repubblica, cinque dalle magistrature. La mancanza di oltre la metà dei giudici di una componente altera l'equilibrio voluto dai costituenti e questa condizione aggiunge un ulteriore aspetto di gravità allo stallo che si registra. Non si tratta di impoverimento del Parlamento ma ogni passaggio a vuoto incide negativamente sulla sua autorevolezza e sulla valutazione della sua capacità di funzionamento».

Il monito del capo dello Stato ha trovato una sponda naturale nel presidente della Consulta. Alessandro Criscuolo, dopo essersi detto convinto «che il Parlamento riuscirà a risolvere questo problema importante per la democrazia», ha aggiunto: «Non è possibile che l'organo che è custode delle leggi e della Costituzione venga messo in condizione di non poter lavorare».

Il momento della verità è vicino. Per lunedì Grasso e Boldrini hanno convocato una nuova seduta comune del Parlamento. «Dopo di che si andrà ad oltranza, ogni sera alle 19 ci sarà una nuova votazione. Ora non c'è più tempo, i partiti l'hanno già avuto», aveva avvertito la settimana scorsa la presidente della Camera dopo l'ultima votazione andata a vuoto. E Grasso aveva aggiunto: «Bisogna superare il metodo seguito finora, cioè quello di avere indicazioni dalle aree di riferimento dei gruppi parlamentari, per trovare soluzioni condivise sotto il profilo della professionalità, dell'indipendenza e dell'esperienza sotto il profilo costituzionale». Una linea condivisa dalla Boldrini: «Va riconsiderato lo schema adottato finora, bisogna coinvolgere le minoranze e tutti i gruppi d'opposizione».
Su quest'ultimo punto, dopo l'ennesima fumata nera, lavora anche il Pd. Matteo Renzi - che deve fare i conti con lo scrutinio segreto e con il quorum dei tre-quinti dell'Assemblea - non vuole però rinunciare alla candidatura del costituzionalista Augusto Barbera, «una figura autorevolissima» secondo il vicesegretario Lorenzo Guerini. Ed è pronto al confronto «con tutti, apertamente e responsabilmente, ma senza accettare veti e ricatti».
I veti e i ricatti cui fa riferimento il premier sono quelli dei Cinquestelle. I grillini vorrebbero che il Pd rinunciasse a Barbera, ”colpevole” di essere stato parlamentare, per arrivare a un accordo. Ma potrebbero accontentarsi del passo indietro del candidato di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto. Silvio Berlusconi però al momento non cede. «Restiamo su Sisto e l'abbiamo fatto sapere agli altri partiti», dice il capogruppo in Senato Paolo Romani, «c'è solo da sperare che il Pd non tradisca e faccia l'accordo con i grillini».

Proprio questo è il rischio. Tant'è, che avanza l'ipotesi che il Parlamento in settimana prossima si limiti a eleggere soltanto due dei tre giudici costituzionali: Barbera e Franco Modugno, proposto dai Cinquestelle, lasciando i forzisti a bocca asciutta.Il Cavaliere può uscire dall'angolo solo proponendo un candidato più commestibile ai grillini. E questo perché, votazione dopo votazione, il nome di Sisto ha perso quota. E soprattutto voti. Molti di più di quelli lasciati per strada da Barbera e da Modugno. Se avverrà questo ripensamento da parte di Berlusconi, oltre a cadere l'ipotesi dell'elezione parziale (due giudici su tre), sfumerebbe anche la candidatura della centrista Ida Angela Nicotra. Tanto più che le varie anime dei fronte moderato si sono mostrate tutt'altro che compatte.

Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre, 18:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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