Calenda: un'allenza repubblicana è l'unica alternativa al sovranismo

Venerdì 1 Giugno 2018 di Carlo Calenda
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Caro Direttore, l'editoriale del Presidente Prodi di due giorni fa descrive in modo impeccabile i termini della situazione politica. La nascita di un Governo Lega-M5S rimetterà in gioco dopo 70 anni il collocamento dell'Italia nel mondo e il nostro modello di democrazia.

È evidente infatti che al di là di tutte le smentite di circostanza di Salvini e Di Maio, il programma economico di M5S e Lega e il loro rapporto con le istituzioni italiane e internazionali renderanno alla lunga incompatibile questa alleanza con la nostra permanenza in Europa e con l'attuale assetto istituzionale. Non è un caso che la Pravda, citata da Prodi, abbia criticato, sia pure indirettamente, le scelte del Presidente della Repubblica, e che Salvini in occasione della visita di Mattarella al parlamento europeo abbia dichiarato, indossando una maglietta con la faccia di Putin: «Darei indietro due Mattarella per mezzo Putin». La Lega non ha niente a che fare con il nazionalismo. Nessun patriota degno di questo nome insulterebbe le proprie istituzioni all'estero. Il modello della Lega di Salvini è chiaro: una forma di populismo semi-democratico che guarda al modello russo e ungherese.

Il patto di Governo Lega-M5S è dunque all'insegna di un sovranismo anarcoide pericolosissimo per la stabilità democratica, la tenuta finanziaria e la sicurezza dell'Italia. Prova ne è che a furia di bozze di contratto di governo contenenti deliranti programmi di spesa (100 miliardi), farneticanti ipotesi di cancellazione di debito (250 miliardi) e riferimenti sull'uscita dall'Euro, ci siamo autoinflitti una nuova impennata dello spread in un momento di totale tranquillità dei mercati. E per seguire il surreale ragionamento di Salvini su popolo ed élite surreale perché proveniente da una persona che ha guadagnato 20.000 euro al mese negli ultimi 3 anni per andare a lavorare a Bruxelles il meno possibile nel caso di una crisi finanziaria non sarebbero le élite a perdere soldi ma il popolo che ben difficilmente può trovare vie di fuga per i suoi risparmi.

Che si formi o meno il Governo giallo-verde, l'Italia che lavora, produce e non vuole veder bruciate tre generazioni di sacrifici e conquiste deve organizzare il campo dell'opposizione e preparare le elezioni. Un fronte o alleanza repubblicana che vada oltre i partiti e aggreghi i mondi della rappresentanza sociale, economica, del terzo settore, delle professioni in preparazione di un'unica lista elettorale. Non si tratta di chiudere il Pd ma di comprendere che il Pd non può più essere da solo lo strumento per salvare la Repubblica e proporre un'alternativa ai sovranisti. Abbiamo bisogno di offrire uno strumento di mobilitazione ai cittadini che non sia solo una somma di partiti in oggettiva difficoltà e che abbia un programma che non si esaurisca nel pur fondamentale obiettivo di salvare la Repubblica.
Le priorità di questo programma dovrebbero essere:
1) Tenere in sicurezza l'Italia. Sotto il profilo economico e finanziario proseguendo la riduzione del deficit e del debito e tutelando così i risparmi dei cittadini. Sotto il profilo della gestione dei flussi migratori, continuando il lavoro portato avanti dal Ministro Minniti per fermare gli sbarchi (diminuiti dell'80% nei primi cinque mesi dell'anno rispetto ad analogo periodo dell'anno precedente) e accelerare il lavoro sugli accordi di riammissione per rimpatriare i migranti, con risorse europee e nazionali. Sotto il profilo degli asset produttivi, applicando in modo assertivo le regole varate dal Governo Gentiloni per respingere le acquisizioni predatorie di imprese strategiche. Infine riaffermare senza tentennamenti il collocamento dell'Italia in Occidente e l'appartenenza all'alleanza atlantica.
2) Proteggere gli sconfitti. Rafforzando gli strumenti come il reddito di inclusione, gli ammortizzatori sociali, le politiche attive e l'apparato di gestione delle crisi aziendali, in particolare quando causate dalla concorrenza sleale di paesi (leggi Europa dell'Est) che usano fondi europei e i vantaggi derivanti da un diverso grado di sviluppo per sottrarci posti di lavoro. Varare una legge, sul modello di quella francese, per imporre obblighi e responsabilità a chi vuole delocalizzare un investimento. Approvare il salario minimo per chi non è protetto da contratti nazionali o aziendali. Allargare ad altri settori fragili il modello del protocollo sui call-center per responsabilizzare le aziende e impegnarle su salari e a non delocalizzare.

3) Investire. Su infrastrutture materiali e immateriali (università, scuola e ricerca). In particolare continuare il piano impresa 4.0 e portare a 100.000 i diplomati degli Istituti Tecnici Superiori. Implementare la Strategia Energetica Nazionale e velocizzare la spesa dei 150 miliardi di euro previsti per raggiungere i target ambientali di CoP21. Aumentare la dotazione dei contratti di sviluppo e del fondo centrale di Garanzia per ricostituire al Sud la base industriale che serve per rilanciarlo. Rivedere il codice degli appalti per velocizzare gare e procedure. Mantenere l'impegno sulla legge annuale per la concorrenza ma adottando un approccio settoriale. Prevedere un meccanismo automatico di destinazione dei proventi della lotta all'evasione fiscale alla diminuzione delle tasse, partendo da quelle sul lavoro e sulle imprese.

4) Promuovere l'interesse nazionale nella Ue e nel mondo. Riconoscendo che non esistono le condizioni storiche per superare l'idea di nazione. Al contrario abbiamo bisogno di un forte senso della patria per stare nel mondo e in Ue. Partecipando al processo di costruzione di una Unione più forte tra il nucleo dei membri storici e ribadendo la contrarietà all'inserimento del fiscal compact nei trattati europei e all'irrigidimento delle regole sulle banche. Promuovere la rimozione dei limiti temporali sulla flessibilità sul deficit legata a riforme e investimenti approvata sotto la presidenza italiana della Ue. Sostenere nel commercio internazionale la conclusione di accordi di libero scambio per aprire nuovi mercati al nostro export, ma mantenere una posizione intransigente sul dumping rafforzando clausole sociali e ambientali nei trattati. Chiusura del mercato degli appalti europei a quei paesi che fanno lo stesso con noi. Web tax sul fatturato dei grandi player internet e convergenza dell'aliquota sulle tasse alle imprese (un processo in atto tra Francia e Germania).

5) Conoscere. Piano shock contro analfabetismo funzionale a partire dalla definizione di aree di crisi sociale complessa. Estensione del tempo pieno a tutte le scuole. Programmi di avvio alla lettura, lingue, educazione civica, sport per bambini e ragazzi. Utilizzo del patrimonio culturale per introdurre i bambini e i ragazzi all'idea, non solo estetica, di bellezza e cultura.

Ovviamente quelli che ho esposto sono punti cardine di una proposta aperta a contributi e integrazioni. Il crocevia della storia che stiamo vivendo alimenta paure che non sono irrazionali o sintomo di ignoranza. Abbiamo davanti domande epocali a cui nessuno può pensare di dare risposte assolute e allo stesso tempo credibili. La tecnologia rimarrà uno strumento dell'uomo o farà dell'uomo un suo strumento, lo spostamento di potere conseguente alla globalizzazione innescherà una guerra o avverrà, per la prima volta nella storia, pacificamente? Le nostre società sono destinate a una stagnazione secolare?

Occorre affermare con forza che la paura ha diritto di cittadinanza. Rifondare su questo principio l'idea che compito della politica è rappresentare, anche e soprattutto, le attuali insicurezze dei cittadini. La competenza non può sostituire la rappresentanza come l'inesperienza non può essere confusa con la purezza. Questo vuol dire prendersi cura del presente e gestire le transizioni e non idealizzare il futuro, esorcizzando le paure e affidandosi alla teoria economica e alla pura meccanica del mercato e dell'innovazione tecnologica come processi naturali che rendono ogni azione di Governo inutile e ogni processo dirompente inevitabile.

Per fare tutto ciò occorre tornare ad avere uno Stato forte, ma non invasivo e un'architettura istituzionale che coniughi l'autonomia delle regioni con una clausola di supremazia dell'interesse nazionale che consenta di superare i veti locali.

Esiste un altro nemico da battere, persino più insidioso di Lega e M5S, ed è il cinismo e l'apatia di una larga parte della classe dirigente italiana. Dai media alla politica, dalle associazioni di rappresentanza agli intellettuali l'idea che non si possa fare nulla, che ogni passione civile sia spenta e che si possa contemplare Roma che brucia con la lira in mano godendosi lo spettacolo, è diventata una posa tanto diffusa quanto insopportabile. La battaglia che abbiamo di fronte la vinciamo solo se sconfiggiamo questo cinismo e mobilitiamo la passione nei cittadini. Io sono fiducioso. L'Italia è più forte di chi la vuole debole.
  Ultimo aggiornamento: 11:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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