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Bonaiuti: «Emarginato dal cerchio magico»

Paolo Bonaiuti
di Marco Conti
3 Minuti di Lettura
Lunedì 14 Aprile 2014, 07:43 - Ultimo aggiornamento: 12:46
Quando vedi come ti trattano i giornali che dovrebbero esserti vicini, capisci che non pi tempo di riflettere. Paolo Bonaiuti, giornalista, senatore e per diciotto anni portavoce di Silvio Berlusconi, racconta le ultime fasi dell’addio a Forza Italia.



Lascia Berlusconi, ma perché andare con Alfano con il quale ha sempre avuto rapporti difficili e non le ha mai perdonato la battuta sul ”quid” dell’allora premier?

«Che c’entra! Qui c’è un problema di linea politica. Dentro Forza Italia è sparita l’area riformista e moderata e lo dico io che sono un ex socialista».



Quindi è contento perché si ritroverà con Sacconi e Cicchitto e non con Brunetta?

«Ma non si può fare politica attraverso dichiarazioni che sono continue scudisciate, staffilate violente. Spesso anche in contraddizione l’una con l’altra».



Sabato ad Arcore lo ha detto a Berlusconi?

«Sono andato perché me lo ha chiesto lui. C’eravamo parlati più volte al telefono e poi mi ha detto ”ne parliamo martedì a Roma”. Ma le cose erano note da tempo perché i problemi che sollevo non sono dell’ultimo minuto. Comunque sabato mi sono messo su un treno e sono andato ad Arcore».



Avete chiarito? Non sembra.

«Abbiamo pranzato insieme e poi ci siamo ritrovati a discutere faccia a faccia per tre ore. Come accadeva spesso. Io sono stato per diciotto anni la sua ombra e con lui la sintonia è normale».



Ma ha provato a convincerla, come?

«Beh, abbiamo rammentato tanti momenti passati insieme, difficoltà e tantissimi ricordi belli».



Solo una mozione degli affetti? Non ci credo. Una poltrona nel cda delle Poste, per esempio.

«Assurdità, ma che c’entro io con le Poste che non so nemmeno fare una raccomandata. Mai proposto».



Allora una candidatura alle europee?

«Io contro Tajani! No, no grazie. Abbiamo discusso di formazione dei giovani, ma non è questo il punto. Comunque ci siamo lasciati abbracciandoci e con un ”pensaci bene” che mi aveva profondamente colpito».



E poi cosa è successo? Perché la nota di ieri pomeriggio con l’addio?

«Ci stavo riflettendo quando stamane (ieri ndr) mi sono svegliato con i titoli di alcuni giornali che dovrebbero esserci vicini e che hanno fatto i titoli peggiori».



Si riferisce al titolo di Libero 2L’ultimo traditore" sopra al pezzo della Maglie?

«Non solo, ho poi letto le dichiarazioni di Romani che dice che io non ho mai espresso un’opinione politica e poi Toti con quella battuta di ”Scherzi a parte”! Che dovevo fare di fronte a quegli attacchi indegni e immotivati?».



Dunque, anche lei vittima della macchina del fango come Fini e Alfano?

«E me le ricordo le telefonate di prima mattina per chiedermi conto di quello che usciva sui giornali a noi vicini! Erano delle iene».



Però poteva, magari, andare nel gruppo misto. Perché dare al Ncd la soddisfazione dello scalpo?

«E che andavo con Gal? No, io resto nel centrodestra ma per costruire una linea moderata».



Cosa le ha promesso Alfano, un nuovo ruolo da comunicatore?

«Nulla, devo ancora parlarci».



Comunque il più contento sarà Matteo Renzi, suo concittadino, che acquista un altro senatore alla maggioranza.

«Sono contento anche io, d’altra parte stimo Renzi e lo dico dal primo giorno. Anzi da quando è diventato sindaco per la prima volta e ha cancellato il progetto del tram». Giusto! Chissà che non sia lo stesso tram al quale ora tenteranno di attaccarsi in tanti.