Salvini, M5S si smarca: epoca del Cav finita

Venerdì 7 Settembre 2018
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Bonafede attacca Salvini: «Non ci faccia tornare alla Seconda Repubblica»

«L'epoca di Berlusconi e del suo rapporto con i giudici è finita». C'è un certo imbarazzo e una forte presa di distanza nel Movimento 5 Stelle nelle ore in cui il loro alleato, Matteo Salvini, sceglie di attaccare frontalmente la magistratura. Le parole del leader della Lega irrompono nel pomeriggio proprio mentre il premier Giuseppe Conte è in procinto di partire per Ceglie Messapica. «Il premier sulla vicenda interverrà, e darà un messaggio istituzionale», preannunciano nel pomeriggio dall'entourage di Conte. Ma è il cuore politico del Movimento, la sua matrice fortemente legalitaria, a ribollire.

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Con il rischio che la vicenda dei fondi della Lega indebolisca il connubio gialloverde al governo. E nelle stesse ore anche il presidente Sergio Mattarella aumenta il livello di vigilanza su una vicenda che, essendo il capo dello Stato anche presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, non può non toccarlo. Il Quirinale, per il momento, non interviene, limitandosi a monitorare gli sviluppi dello scontro. Ma le parole con cui il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede commenta l'attacco del vicepremier marcano una presa di distanza del M5S che, in questo caso, potrebbe trovare sponda nei ragionamenti che si fanno sul Colle più alto. Con un'appendice: sin dall'inizio della legislatura il flusso di contatti tra Mattarella e i due partiti alleati è sempre stato più intenso nella direzione proprio del M5S. La questione, si sottolinea nel Movimento, è prettamente politica laddove dal premier Conte giungono continue rassicurazioni sulla tenuta del governo. Il premier, ancora una volta è in qualche modo costretto a scendere in campo nella veste del mediatore, esortando ad abbassare i toni. Ma, proprio dal punto di vista politico, è un fatto che la vicenda dei fondi della Lega e quella dell'avviso di garanzia per la Diciotti riavvicini Salvini al suo tradizionale alleato, Silvio Berlusconi, allontanandolo da un Movimento che l'ex Cavaliere ha sempre bollato come giustizialista e, per questo, pericoloso.
 

Del resto, ai vertici dei 5 Stelle, la preoccupazione su un'alleanza con un partito coinvolto in un'inchiesta come quella di Genova e che replica attaccando platealmente i giudici è alta. E il rischio di una ricaduta sull'elettorato pentastellato palpabile. Già ieri, subodorando l'incancrenirsi della vicenda giudiziaria sui fondi della Lega, il leader del M5S Luigi Di Maio aveva indirettamente preso le distanze, lanciando proprio con Bonafede il ddl anticorruzione in un Cdm che registrava l'assenza di Salvini e promettendo, in conferenza stampa, lo stop ai finanziamenti «nascosti» ai partiti. E a ciò va aggiunto, come corollario, che lo scontro tra Salvini e i giudici riguarda anche le indagini nei confronti del vicepremier per la vicenda della nave Diciotti. Una vicenda che, all'interno del M5S, aveva irritato l'ala ortodossa del M5S e dalla quale aveva preso le distanze il presidente della Camera Roberto Fico. Fico che, oggi al G7 dei Parlamenti in Canada, non a caso, parla di «conciliazione tra la sicurezza e i valori e principi iscritti nelle nostre Costituzioni, nelle convenzioni e Carte europee ed internazionali». E il rischio, ora, è che il ddl anticorruzione trovi, in Parlamento, l'ostruzionismo leghista che già prima del duplice «colpo» della magistratura aveva espresso più di un dubbio sul provvedimento cosiddetto «spazzacorrotti». Un provvedimento che, per il M5S, è invece fondamentale per marcare la sua autonomia legalitaria.

Ultimo aggiornamento: 20:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA