Fisco, il nuovo capo delle Entrate: «Lotta ai grandi evasori e non faremo sconti»

Venerdì 10 Agosto 2018 di Sara Menafra
 «La mia missione? Certamente combattere l'evasione, in particolare la grande evasione è una priorità, come risulta chiaro dalle indicazioni date dal governo», il generale della Guardia di finanza Antonino Maggiore, che è diventato il primo militare che giunge sulla poltrona più alta dell'Agenzia delle Entrate, si schernisce dietro un «per spiegare i dettagli è troppo presto, devo ancora prendere servizio». Poi, però, conferma al Messaggero che qualche idea su come gestire l'Agenzia l'ha già in mente e si metterà a lavoro nel giro di pochi giorni: «Credo che le formalità saranno ridotte, inizierò a lavorare entro quattro o cinque giorni, saremo rapidi e chiari, come è stato spiegato fin da subito». Insomma, niente sconti a chi sgarra, partendo proprio dai grandi evasori.

«OLTRE L'AMMINISTRAZIONE»
Davanti all'immagine dei sogni inquieti degli italiani preoccupati che i nuovi controlli li puniscano pesantemente anche per piccoli scambi non denunciati, lascia andare una contenuta risata: «Non mi pare ci sia la volontà di essere particolarmente aggressivi con i piccoli evasori. Certo non ci limiteremo ad amministrare, la lotta all'evasione è una priorità». Tipo schivo, amante delle moto da viaggio, stimato dai colleghi perché ha girato l'Italia da Nord a Sud nel corso di tutta la carriera, restando sempre sul territorio, Maggiore si dice «molto gratificato» dall'incarico che ha ricevuto: «È indubbiamente una grande emozione, nei miei confronti c'è stato un importante gesto di fiducia, sono contento e spero di ricambiare coi fatti».

Maggiore, del resto, goriziano di nascita, con esperienze che l'hanno portato da Palermo alla Liguria, conosce bene le regioni più produttive del paese, tanto più che negli ultimi cinque anni è stato tra il suo Friuli e il Veneto, zona, soprattutto la seconda, di radicamento storico dell'evasione fiscale. Proprio su quel background potrebbe impostare le mosse future: «Ho alcune idee su come procedere nella gestione dell'Agenzia, ma potrò spiegarlo meglio una volta preso completamente possesso del nuovo ufficio».
Oltre all'evasione fiscale, sul tavolo, manco a dirlo, c'è la panopilia di possibili condoni fiscali allo studio. L'uscente Ernesto Maria Ruffini aveva calcolato di poter «rottamare» un valore complessivo inferiore agli 80 miliardi, cifra confermata dal ministro Tria. La prudenza su cifre maggiori, aveva spiegato nel corso dell'audizione sull'ultimo condono, era legata al fatto che di quelli che avviavano le pratiche per la conciliazione fiscale, solo il 44% poi concludeva l'accordo versando quanto patteggiato. Non sembrano di questa idea i leghisti, dai dirigenti agli economisti di riferimento: la parola d'ordine è «pace» fiscale con abbattimento delle imposte non versate, per la mirabolante cifra di 600 miliardi. Ultima gatta da pelare per Maggiore, sarà farsi accettare dai funzionari che con la Finanza hanno sempre giocato da parenti-serpenti e già ieri hanno espresso qualche malumore.
  Ultimo aggiornamento: 11 Agosto, 19:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA