Turchia, ucciso ambasciatore russo: si complica il rebus siriano

Turchia, ucciso ambasciatore russo: si complica il rebus siriano
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Lunedì 19 Dicembre 2016, 20:07

L'uccisione dell'ambasciatore russo in Turchia rischia di rendere improvvisamente ancor più intricata la matassa siriana che Ankara, Mosca e Teheran tentano di sbrogliare a loro favore. Mentre è proseguita oggi l'evacuazione di migliaia di civili e miliziani da quel che rimane di Aleppo est e a New York è stata approvata la risoluzione Onu per l'invio, proprio ad Aleppo est, di osservatori delle Nazioni Unite. La macchina diplomatica guidata dalla Russia era da oggi a piena velocità in vista di due incontri previsti a Mosca tra i ministri degli esteri e della difesa di Turchia, Russia e Iran. Il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha appreso mentre era in volo per Mosca la notizia dell'uccisione dell'ambasciatore russo.

E finora non vi sono notizie di rinvii o cancellazione delle riunioni previste. Gli incontri in agenda hanno come obiettivo di elaborare un atteggiamento comune per il dopo-Aleppo. In particolare, Mosca punta a organizzare trattative ad Astana, in Kazakistan, tra il governo siriano e le opposizioni gradite a Damasco. I colloqui - affermano le fonti - sarebbero «aggiuntivi e non sostitutivi rispetto ai colloqui di Ginevra». Proprio da Ginevra è invece arrivato l'annuncio stasera della volontà dell'Onu di far riprendere, il prossimo 8 febbraio, i colloqui tra regime e opposizioni siriane. A dirlo è stato l'inviato speciale Onu per la Siria, Staffan De Mistura, su cui da tempo pesano voci di imminenti dimissioni, smentite dall'interessato, che si è anche rallegrato dell'approvazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza sulla presenza di osservatori Onu ad Aleppo. Da New York è arrivata la protesta ufficiale siriana che definisce la risoluzione una violazione della sua sovranità.

Ma i vertici dell'Onu assicurano che circa cento osservatori, tutti siriani, sono già presenti ad Aleppo e che possono essere dispiegati il prima possibile nei martoriati quartieri orientali. La maggior parte degli osservatori è di Aleppo, ma l'Onu conta di farne arrivare altri anche da Damasco. Il loro compito sarà di monitorare l'esito dell'evacuazione, compiuta dopo una intensa campagna militare russo-iraniana-governativa in un'area che solo un mese fa ospitava 275mila persone. Secondo analisti, il fatto che gli osservatori siano siriani li esporrà inevitabilmente alle pressioni delle autorità governative. Nella giornata è intanto proseguita, finalmente senza incidenti rilevanti, l'evacuazione di migliaia di persone dai quartieri sotto assedio di Aleppo e, in contemporanea, da due località sciite assediate da insorti. Secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), da giovedì a oggi sono state evacuate 14mila persone, di cui 4mila miliziani, da Aleppo est. Il governo turco che, in accordo con Russia e Iran, ha monitorato il processo di evacuazione, ha affermato che circa 20mila persone sono state evacuate da Aleppo. Almeno altre 15mila rimangono nei quartieri semi-distrutti, al freddo e senza cibo e medicine. Anche per questo è giunta con sollievo la notizia, diffusa oggi dall'Unicef, del salvataggio di 47 minori che erano rimasti in un orfanotrofio ad Aleppo est. L'Unicef ha però ricordato che «molti bambini vulnerabili, compresi altri orfani e bambini separati dalle loro famiglie, rimangono ancora bloccati nella zona orientale di Aleppo e hanno bisogno di protezione, subito».

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