Il senso delle parole/ Quel patto indefinito che allontana i venti di guerra

Mercoled├Č 13 Giugno 2018 di Alessandro Orsini
L’intraprendenza di Trump è fuori discussione. Il capo della Casa Bianca ha avuto il coraggio di incontrare Kim Jong-un.

Dando una scossa ai rapporti pietrificati con la Corea del Nord. Sia chiaro però che la svolta non consiste nella pace, che è ancora una scommessa, ma nel passaggio dalla politica della non proliferazione nucleare a quella del contenimento. La prima viene adottata nei confronti dei Paesi che ambiscono a realizzare la bomba atomica. La seconda è rivolta a coloro che sono riusciti a costruirla. Prima di terminare il programma nucleare, Kim era un oscuro dittatore. Oggi viene trattato con i privilegi riservati a un leader mondiale. Il timore e il rispetto, cresciuti intorno alla sua figura, aiutano a capire la ragione per cui il documento firmato a Singapore è così generico. Il rispetto verso Kim ha indotto i negoziatori americani a non forzare la mano per non indispettirlo con richieste scritte troppo vincolanti; il timore li ha spinti a evitare la possibilità di uno strappo. Il risultato è che entrambe le parti, almeno in questa fase iniziale, si sono riconosciute il diritto reciproco di interpretare la parola “denuclearizzazione” come vogliono. Per Trump, “denuclearizzazione” significa che Kim distruggerà tutte le sue testate nucleari; per Kim, significa che la Corea del Nord non condurrà più test nucleari. Per il pubblico occidentale, denuclearizzare significa che Kim eliminerà le sue bombe, una per una; per Kim, significa che le terrà tutte, senza costruirne di nuove. Siccome il documento non contiene alcun impegno specifico, né da parte americana, né da parte nordcoreana, ha avuto inizio il gioco delle dichiarazioni rivolte alla pace, anziché alla guerra. Trump ha chiarito che il documento non prevede il ritiro dei soldati americani dalla Corea del Sud, ma ha precisato che vorrebbe rimpatriarli ugualmente perché il mantenimento di 28,500 soldati sono una grande spesa che desidera tagliare. È un modo per accontentare Kim, senza ammetterlo. Nello stesso tempo, Trump ha dichiarato che le sanzioni continueranno a essere applicate. È dunque comprensibile che i massimi studiosi americani abbiano definito il documento “incredibilmente vago”, sottolineando che la parola “denuclearizzazione” continua a non avere un significato chiaro, come già era accaduto in occasione dell’intesa firmata ad aprile tra il dittatore della Corea del Nord e il presidente della Corea del Sud. 

Tuttavia, nonostante le cautele, la dichiarazione congiunta di Singapore deve essere apprezzata per quello che è ovvero la certezza che, almeno per ora, il pericolo della guerra è fugato. Grazie alla firma di Trump e Kim, sappiamo che nessuno dei due vuole la guerra e che entrambi proveranno a fare passi avanti per la pace. Non è poco, visto che, fino a pochi mesi fa, avanzavano armi in pugno. © RIPRODUZIONE RISERVATA