Terrorismo, Snowden: «La sorveglianza totale è una minaccia alla sicurezza»

Edward Snowden
3 Minuti di Lettura
Domenica 24 Maggio 2015, 20:13 - Ultimo aggiornamento: 25 Maggio, 15:07

La talpa che svelò i segreti della Nsa (National Security Agency che con Cia e Fbi, si occupa della sicurezza degli Usa) ha spiegato limiti e fallimenti dei servizi informatici di sorveglianza.

«La storia dimostra che un governo segreto è sempre un cattivo governo»: così si è espresso, parlando di sorveglianza globale e diritto alla privacy, Edward Snowden, ospite oggi, domenica, in videoconferenza alla terza giornata del Wired Next Fest a Milano nell’evento più affollato dopo l’incontro con Roberto Saviano.L'ex tecnico informatico americano, che nel giugno 2013 ha rivelato tramite il giornalista Glenn Greenwald i segreti sui programmi illegali di sorveglianza della Nsa, era in collegamento dalla Russia, dove si trova attualmente in qualità di rifugiato.

La talpa non ha svelato informazioni sullo spionaggio telematico in Italia, ma non ha negato che il modello americano del Patriot Act sia stato seguito anche in Europa, senza risultati benefici per la sicurezza interna contro atti di terrorismo: «Gli autori dell’attentato a Charlie Hebdo erano noti alle autorità francesi e in Francia sono attivi programmi di sorveglianza. Eppure quei crimini non sono stati sventati».

Il motivo di questo fallimento, spiega Snowden, è proprio nello stesso spettro universale del controllo: «Quando si ascoltano tutte le comunicazioni, non solo si perde la libertà delle persone, ma anche la loro sicurezza: se raccogliamo tutto, non capiamo niente, c'è troppo poco tempo per indagare le minacce terroristiche». La minaccia alla sicurezza di programmi come Prism è anche più sottile: «Studiare metodi per attaccare network ad uso civile come il commercio online o le tecnologie medicali li espone agli attacchi di qualunque malintenzionato: la difesa non è una priorità di queste agenzie».

Il problema della privacy in rete coinvolge peraltro non solo i governi, ma anche multinazionali come Google o Facebook: «Loro non possono sbatterti in prigione, pignorarti o perquisirti la casa, ma possono passare i tuoi dati da un Paese più libero a uno più autoritario per sfuggire alle leggi: la legislazione con loro e con i governi non basta, serve uno scudo per difendere a tutti i livelli la privacy degli utenti, bisogna cambiare la struttura stessa delle tecnologie digitali».

E a chi pone il problema della privacy come una questione che non deve interessare chi non ha nulla da nascondere, Snowden risponde: «Sarebbe come negare il diritto di libera espressione perché non si ha niente da dire: non importa che cosa significhi un diritto per te, ma cosa significa per la società, e il peso di giustificarne una violazione deve essere sempre a carico del governo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA