Spagna, Rojoy in bilico: i baschi voteranno la sfiducia con i socialisti

Spagna, Rojoy in bilico: i baschi voteranno la sfiducia con i socialisti
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Giovedì 31 Maggio 2018, 16:17 - Ultimo aggiornamento: 1 Giugno, 14:48

Il governo di Mariano Rajoy a un passo dalla caduta in Spagna. La direzione del Pnv basco ha comunicato al premier spagnolo che i suoi 5 deputati voteranno domani per la sfiducia. Lo riferisce la tv pubblica Tve. I 5 voti del Pnv sono considerati decisivi per fare vincere o perdere la mozione di sfiducia presentata dal leader socialista Pedro Sanchez contro il premier, che ora potrebbe anche dimettersi prima del voto. Una ipotesi che tuttavia finora Rajoy ha escluso più volte anche oggi: «Perché dovrei dimettermi io che per il momento ho la fiducia della Camera e quella che mi è stato data alle urne», ha detto.

Suspense e nervi tesi dunque alla vigilia del voto nel Congresso di Madrid sulla sfiducia contro il premier. Un voto che potrebbe porre fine alla lunga carriera politica del leader del Partito popolare. Se otterrà l'appoggio di 176 dei 350 deputati, Sanchez sarà il nuovo premier spagnolo. Però senza maggioranza. E per il paese potrebbe aprirsi un periodo di instabilità che preoccupa i mercati e anche oggi ha gonfiato lo spread.

Sanchez ha presentato la mozione di sfiducia venerdì, all'indomani della sentenza sullo 'scandalo Gurtel' che per la prima volta in Spagna ha condannato per corruzione un partito, il Pp di Rajoy. «Ladrones!», ha tuonato il repubblicano Gabriel Rufian, «delinquenti al governo», ha rincarato la dose il leader di Podemos Pablo Iglesias, un pericolo per «l'igiene democratica», ha chiosato Sanchez. Ciudadanos (Cs), finora alleato di Rajoy, ha decretato la «fine della legislatura» e chiesto al premier di dimettersi e di convocare elezioni immediate.

Ma il sistema spagnolo esige che la sfiducia sia costruttiva, cioè che punti non solo ad abbattere il capo del governo ma anche a nominare subito il sostituto. Che in questo caso sarebbe Sanchez. Un'ipotesi che non va assolutamente bene al leader di Ciudadanos Albert Rivera, che grazie alle accese posizioni nazional-populiste nella crisi catalana galoppa ora al primo posto nei sondaggi, scalpita per prendere a Rajoy la Moncloa e non vuole regalare la poltrona a Sanchez. Rivera per ora annuncia un no al candidato socialista e chiede invece una sfiducia strumentale, con un candidato super partes che potrebbe essere l'ex segretario Nato Javier Solana, solo per convocare le urne.

Nell'equazione si è inserito Iglesias: ha proposto un governo di coalizione con il Psoe, ma ha anche annunciato che se Sanchez fallirà, presenterà a sua volta una sfiducia strumentale solo per andare alle urne. Contro la sfiducia per ora si sono schierati i 134 deputati del Pp e i loro 4 piccoli alleati regionali. Verso il sì si orientano invece 178 onorevoli: 84 del Psoe, 67 di Podemos, 17 separatisti catalani, 2 baschi, 4 valenciani e uno delle Canarie e ora anche i 5 voti del Pnv. I 32 di Ciudadanos si asterrebbero.

Lo psicodramma della sfiducia si apre però in un clima di leggera distensione nella crisi catalana. Il President Quim Torra ha accettato di lasciare fuori dal suo nuovo Govern i 4 ex ministri in carcere o in esilio contro i quali era scattato il veto di Madrid. Questo porrà fine al commissariamento della regione ribelle da parte del governo Rajoy e forse aprirà uno spiraglio di decantazione fra Madrid e Barcellona dopo quasi un anno di scontro durissimo, con nove leader catalani in carcere e sei in esilio inseguiti da un mandato di cattura spagnolo.


 

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