Somalia, i morti della strage di Mogadiscio salgono a 276

Somalia, i morti della strage di Mogadiscio salgono a 276
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Lunedì 16 Ottobre 2017, 18:02 - Ultimo aggiornamento: 17 Ottobre, 13:11

E' sempre più spaventoso il bilancio delle vittime dell'attentato con due camion bomba compiuto sabato nel centro di Mogadiscio, in Somalia. «Il bilancio è salito al momento a 276 morti e 300 feriti come conseguenza del barbaro attacco compiuto dal gruppo terroristico Al-Shabaab a Mogadiscio», ha detto il ministro dell'Informazione somalo, Abdirahman O. Osman. E' la «strage più grave» mai avvenuta in Somalia e il numero delle vittime è destinato tragicamente a salire ancora perché molte persone sono rimaste intrappolate sotto le macerie dopo il crollo di alcuni edifici a causa della potente deflagrazione.

La prima devastante esplosione, quella che ha provocato la maggior parte dei morti, è avvenuta davanti al Safari hotel, vicino al ministero degli Esteri, forse il vero obiettivo degli attentatori, lungo il quartiere commerciale della capitale, con diversi ristoranti, negozi e alberghi. L'automezzo saltato in aria era stato seguito dalle forze dell'ordine in quanto ritenuto «sospetto». Tra l'altro, l'esplosione ha provocato gravi danni anche all'ambasciata del Qatar.

Il secondo camion bomba è esploso pochi minuti dopo in un'altra strada provocando diverse vittime. I vetri delle finestre di numerosi edifici sono andati in frantumi mentre alcuni veicoli sono stati rovesciati dall'onda d'urto e si sono incendiati. Le immagini drammatiche trasmesse dalle tv di tutto il mondo mostrano diverse ambulanze sui luoghi degli attentati e i medici che cercano di assistere i feriti, mentre sono in molti a vagare tra le macerie degli edifici distrutti, alla disperata ricerca dei propri cari. Le vittime, raccontano i soccorritori, hanno riportato ustioni talmente gravi da essere irriconoscibili e ci vorranno diversi giorni per poterle identificare. I feriti,
300 finora, sono stati ricoverati in tutti e sei gli ospedali della città: alcuni di loro hanno subito l'amputazione delle
mani o delle gambe.

«In 10 anni di esperienza nel nostro lavoro è la prima volta che assistiamo a una cosa del genere», ha scritto in un tweet il centro Aamin Ambulance che assiste i feriti. Il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, ha
proclamato tre giorni di lutto, mentre gli attentati non sono ancora stati rivendicati, anche se il governo punta il dito contro i jihadisti di al-Shabaab, che spesso hanno preso di mira zone strategiche nella capitale.

La strage avviene tre giorni dopo l'incontro a Mogadiscio tra esponenti del Comando americano in Africa e il presidente somalo. E sempre tre giorni fa si erano dimessi dal governo somalo il ministro della Difesa, Abdirashid Abdullahi Mohamed, e il capo delle forze armate, generale Mohamed Ahmed Jimale. Il ministro degli Esteri italiano,

L'inviato speciale dell'Onu, Michael Keating, ha definito la strage «un attacco orrendo» con un numero di morti senza precedenti. «Sono scioccato e inorridito dal numero di vite umane perdute nelle esplosioni e dal livello di distruzione che hanno causato», ha detto Keating. L'Onu e l'Unione Africana stanno fornendo «assistenza logistica,
medica e attrezzature» al governo somalo, ha aggiunto, mentre le autorità locali hanno lanciato un appello alla popolazione per la donazione di sangue.

«Nella lotta contro la cieca violenza del terrorismo la Somalia potrà sempre contare sull'amicizia e sul fermo sostegno dell'Italia», afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio al presidente della Repubblica Federale di Somalia, Mohamed Abdullahi Mohamed Farmajo. Mattarella si dice «certo che da questa dolorosa prova uscirà rafforzata la determinazione del popolo somalo a consolidare i risultati del processo di riconciliazione per costruire un futuro di pace e stabilità». 

Il ministro degliEsteri Angelino Alfano, si è detto «sconvolto dall'attacco orribile contro gente innocente» e con un tweet ha espresso «vicinanza e condoglianze al popolo ed al governo della Somalia». 

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