Nel mondo 30 milioni di schiavi
E l'Italia ha il record in Europa

Sabato 23 Agosto 2014 di Marco Ventura
Tratta, schiavit, sfruttamento. La giornata internazionale che celebra oggi la prima rivolta di schiavi e l’abolizione della schiavit serve a ricordarci che questa piaga esiste ancora.



Nel mondo sono quasi 30 milioni (29,5 per la precisione) le persone soggette a sfruttamento lavorativo o sessuale, e 5 milioni e mezzo sono minori. In Italia, sui 340mila che lavorano tra i 7 e i 15 anni, 28mila sono “a rischio di sfruttamento” (per il 73 per cento italiani, il 27 stranieri). Sette su 10 hanno svolto un lavoro continuativo, più di 4 sgobbano 7 ore al giorno. La metà di notte. Un quadro deprimente emerge dal dossier “Save the Children” 2014 sui “piccoli schiavi invisibili, i volti della tratta e dello sfruttamento”, che mette insieme i dati più recenti di varie ricerche e studi e osservazioni sul campo delle associazioni in prima linea nel proteggere i bambini. Il dato positivo è che fra il 2010 e il 2012 è sceso il numero dei minori lavoratori nel mondo da 246 a 168 milioni, braccia per l’agricoltura (98 milioni), per i servizi (54) e per l’industria (12).



I DATI EUROSTAT

Quanto alla tratta vera e propria di esseri umani, soprattutto a fini sessuali, in Europa gli ultimi dati Eurostat fotografano un andamento altalenante delle “vittime” in Italia, con una riduzione nel 2010 rispetto al 2009 ma un forte incremento sul 2008. In Europa sarebbero 9.500, per il 15 per cento minori. L’Italia ha il record negativo: 2.400 “accertati o presunti”. Su 1.451 assistiti ufficialmente, 88 sono minori. Le cifre lievitano con l’aumento degli arrivi di migranti. Lo scorso 31 luglio erano segnalati in Italia 10.736 minori stranieri non accompagnati, senza famiglia, e 2.148 erano scappati dai centri di accoglienza. Proprio su questi si concentra l’attenzione delle organizzazioni criminali. Inoltre, da gennaio a luglio ne sono arrivati quasi 14mila, perlopiù (nell’ordine) eritrei, egiziani e somali, mentre i 5.363 accompagnati (dalle famiglie o da amici) sono in gran parte siriani in fuga dalla guerra. Ogni comunità ha le sue dinamiche e i suoi problemi, e Roma diventa un ulteriore approdo. I più piccoli sono gli eritrei (11-12 anni), che cercano di sottrarsi all’obbligo del servizio militare, fino allo scorso luglio erano dieci volte più di quelli dello stesso periodo del 2013. Viaggiano a piedi verso l’Etiopia fra trincee e zone di battaglia, sostano nei campi profughi in Etiopia e puntano verso sud dove finiscono preda dei nomadi Rashaida (dediti a torture e traffico di organi). Chi finalmente riesce a raggiungere la costa libica, passa attraverso nuove violenze prima di sfidare il mare sui barconi. A Roma, la “zona degli eritrei” è attorno a Piazza Indipendenza.



IN MARE A OCCHI CHIUSI

Ecco la testimonianza di un tredicenne raccolta dai volontari: «In Libia mi hanno fatto togliere le bombe inesplose da terra, dovevo “pulire”. Poi sono partito per l’Italia, avevo paura, soprattutto di notte. Per non vedere il mare chiudevo gli occhi. Mi hanno salvato i soldati italiani, una grande nave. Ero contento quando li ho visti. Ho 13 anni ma devo continuare il viaggio, me l’ha detto mio papà che è in Israele. Mi ha detto di andare in Inghilterra dove ci sono dei suoi cugini. Ma loro non mi vogliono».



GLI AFGANI

Poi ci sono gli afgani, al capolinea di un’odissea che li porta attraverso l’Iran fino in Grecia, sottoposti già lungo il tragitto a violenze. Oppure passano per i Balcani e scendono attraverso l’Ungheria e l’Austria verso Roma. «Ad altissimo rischio di sfruttamento anche sessuale», li definisce il dossier di “Save the Children”. A Roma si trovano nella zona Ostiense, a Piazza Fiume, in Piazza dei Partigiani, dove ricevono i pasti distribuiti da associazioni come Sant’Egidio. La Stazione Termini, invece, «è per tutti – spiegano gli operatori -. Tra Santa Maria Maggiore, Piazza Vittorio e Piazza della Repubblica ci sono le presenze più variegate, niente bandiere o passaporti». Ecco i minori egiziani, i neomaggiorenni romeni, quelli dell’Africa sub-sahariana (pochi), qualche tunisino e afgano. Adolescenti nigeriane e romene sono costrette a prostituirsi, mentre il dossier 2014 conferma un fenomeno “molto allarmante, i matrimoni precoci” nei quali ragazze minorenni (soprattutto rom) vengono vendute alla famiglia dello sposo e sono indotte successivamente a rubare fino a ripagare il debito. Ma possono impiegare anni.



AD AUGUSTA

Quanto agli egiziani, per restituire ai genitori i soldi della traversata sgobbano ai mercati generali, nelle frutterie e negli autolavaggi (anche per 1 euro l’ora). Ieri, sbarco record ad Augusta di migranti minorenni, 197 sul totale di 600, siriani ma anche palestinesi. In conclusione, si tratta di «un fenomeno complesso, che nasconde un’ampia realtà sommersa che non rientra nelle statistiche ufficiali… Le violenze di ogni tipo subite da bambini e adolescenti vittime o a rischio di tratta e sfruttamento anche in Italia sono gravi e impressionanti». Ultimo aggiornamento: 21:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA