Le robot del sesso arrivano a Houston: una "prova" di mezz'ora costa 60 dollari, ma il sindaco non le vuole

Le robot del sesso arrivano a Houston: una "prova" di mezz'ora costa 51 euro
di Anna Guaita
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Sabato 29 Settembre 2018, 21:55

NEW YORK – Parlano, sussurrano, carezzano, e nelle versioni più sofisticate e costose sono in grado di intrattenere anche una conversazione. Sono le Sex-Bots, le robot del sesso, le prostitute al silicone dell’era digitale. E l’imprenditore canadese Yuval Gavriel vuole portarle negli Stati Uniti, in dieci città per essere precisi. Tuttavia Gavriel non è ancora riuscito ad aprire la sua prima “showroom”, come insiste a chiamare quello che in parole povere sarebbe un “bordello di Sex-Bots”.

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A Houston, in Texas, tutto era pronto per l’inaugurazione, quando il sindaco, rispondendo a una raccolta di 8 mila firme di cittadini indignati, ha trovato un appiglio legale per bloccare l’arrivo delle “robot del sesso”.

In realtà, nessuna legge vieta di aprire una showroom, dove un cliente prova un prodotto prima di – eventualmente - acquistarlo, come Gavriel presenta la sua futura catena di “KinkySdollS”. Provare il prodotto costa 60 (ciorca 51 euro) dollari per mezz’ora. Comprare la versione più semplice, quella che sussurra e carezza, costa 2500 dollari. Le versioni più sofisticate, quelle che parlano e rispondono non sono però “provabili” e costano intorno ai 10 mila dollari.

Il sindaco Sylvester Turner ha sostenuto di non voler «diventare il poliziotto della buoncostume», ma ha aggiunto che il giro di affari che Gavriel propone «non è del genere che la città di Houston accoglie con favore».

Vari legali però danno ragione all’imprenditore: «Ci sono leggi precise che regolano la prostituzione umana – spiega il professore Gerald Treece -. Nulla invece regola la prostituzione artificiale, purché questi atti non siano compiuti in pubblico».

Studiando il locale scelto dall’imprenditore, il sindaco ha però scoperto che erano stati condotti dei lavori senza i dovuti permessi, e quindi ha potuto bloccare l’apertura della showroom.

Gavriel non si dà per vinto: il suo piano è di chiedere i permessi e continuare sulla sua strada. Il sindaco spera dal canto suo che nelle settimane in cui il canadese dovrà rimediare agli errori burocratici, il comune sarà il grado di approvare una legge che gli impedisca di proseguire nel suo intento. Ma un altro avvocato si dice scettico: «Potrà sembrare di cattivo gusto, osceno. Ma questo non è un business illegale».

                                                                                                                                                                                           

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