Caso Regeni, un'attivista egiziana: «L'investigatore-capo condannato per aver torturato a morte un uomo»

Mercoledì 10 Febbraio 2016

Una nota attivista egiziana, Mona Seif, ha sostenuto su Twitter e Facebook che l'investigatore capo del caso Regeni ha un precedente per tortura. «Khaled Shalaby, l'ufficiale cui è stato assegnato il caso di Giulio Regeni, fu condannato da un Tribunale penale di Alessandria nel 2003 per falsificazione di rapporti di polizia e - assieme a due altri funzionari - per aver torturato a morte un uomo», scrive in inglese Seif sulla sua pagina Facebook cui rimanda un suo tweet. Shalabi «fu condannato a un anno di prigione - la sentenza fu sospesa», si limita ad aggiungere il testo che allega un link a un blog e al sito dell'Ong Arabic Network for Human Rights Information (Anhri).

Il generale Shalabi è l'inquirente che, presentato col titolo di «direttore dell'Amministrazione generale delle indagini di Giza», in dichiarazioni rilanciate giovedì da un sito egiziano aveva sostenuto che per Regeni «le indagini preliminari» parlavano «di un incidente stradale». Seif è sorella di Alaa Abdel-Fattah, uno dei più importanti attivisti e blogger egiziani che nel febbraio dell'anno scorso è stato condannato a cinque anni di reclusione per aver partecipato nel novembre 2013 a un raduno «non autorizzato» sfociato anche in violenze contro la polizia. Seif è diventata famosa per il suo attivismo durante e dopo la rivoluzione egiziana del 2011.

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