«Salvate Raif Badawi»: da Strasburgo l'appello della moglie del blogger saudita vincitore del nobel europeo

Martedì 15 Dicembre 2015 di Filippo Bernardi
Ensaf Haidar

dal nostro inviato

Ogni volta che Raif telefona a casa, Ensaf tira un sospiro di sollievo perché significa che suo marito é ancora vivo. «L'ultima volta che l'ho sentito era la settimana scorsa e sembrava aver perso ogni speranza», racconta seduta su una poltroncina all'ombra del grande emiciclo del Parlamento di Strasburgo. E' qui per ritirare a nome di Raif Badawi il premio Sakharov 2015, il Nobel Europeo creato nel 1988 per gli eroi dei diritti umani e della libertà di pensiero.

Raif Badawi é in carcere dal 2012. Nel 2014 è stato condannato a 10 anni e 1.000 frustate sulla pubblica piazza oltre che al pagamento di una multa di circa 225.000 euro perché per la legge saudita, basata sulla Sharia, si é macchiato di apostasia. Ha «offeso» l'Islam attraverso il suo blog Free Saudi Liberals, uno spazio virtuale in cui si esprimeva per il secolarismo e rivendicava maggiori libertà per la società saudita, talvolta prendendo di mira personalità dell'establishment politico e religioso. Il 9 gennaio scorso Raif Badawi ha ricevuto le prime 50 frustate previste dalla sua condanna e documentate da un video caricato su YouTube. Avrebbe dovuto rieceverne altrettante, ogni sette giorni, per le 19 settimane successive, ma una forte mobilitazione internazionale ha fatto sì che almeno questa barbarie fosse sospesa.

All'inizio di dicembre, racconta la moglie Ensaf Haidar, Raif Badawi é stato spostato di prigione e ha iniziato uno sciopero della fame. «L'ho sentito una settimana fa al telefono e mi é sembrato davvero senza speranza perché il carcere in cui è stato trasferito accoglie soltanto i detenuti la cui condanna è definitiva, senza appello». A gennaio Badawi compierà 32 anni. Finora le richieste di grazia rivolte a Salman, il re dell'Arabia Saudita, sono cadute nel vuoto e a giugno la Corte Suprema saudita ha confermato la condanna. 

«Nonostante tutto continuiamo a confidare che il mondo possa aiutarci e siamo alla disperata ricerca di ogni genere di aiuto – continua Ensaf –. Sono giorni che non ho notizie di lui e prego che la sua salute non sia peggiorata a causa dello sciopero della fame che ha iniziato l'8 dicembre e che io spero sinceramente interrompa quanto prima. Le sue condizioni di salute non sono buone e un'iniziativa del genere può essere pericolosa. Il suo trasferimento ci ha lasciato sotto choc perché temiamo che la sua condanna possa essere persino implementata».

Dopo che Raif é stato arrestato Ensaf é stata costretta a trasferirsi in Canada, dove è una rifugiata politica insieme ai tre figli di 8, 11 e 12 anni avuti con Raif. Dedica ogni minuto della sua giornata a far sì che la storia di suo marito non cada nell'oblio. Se le 1.000 frustate si sono fermate a 50, infatti, é solo grazie al fatto che il caso di Raif è stato portato all'attenzione del mondo: 18 premi Nobel hanno firmato un appello invitando gli accademici sauditi a prendere una posizione e Amnesty International ha lanciato una raccolta firme per la liberazione del blogger. L'Arabia Saudita ha reagito in modo irritato parlando di «interferenze» nei suoi «affari interni». Con il premio Sakharov l'Europa nel suo insieme prende ufficialmente posizione al fianco di Raif Badawi, di sua moglie Ensaf e degli altri reclusi nelle carceri saudite solo per aver espresso il proprio pensiero. 

Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre, 20:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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