Presidenziali Egitto: arrestato il generale Sami Anan, candidato alle elezioni

Presidenziali Egitto: arrestato il generale Sami Anan, candidato alle elezioni
di Elena Panarella
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Martedì 23 Gennaio 2018, 14:09 - Ultimo aggiornamento: 22:41

Un film visto e rivisto, e anche questa volta c’era da aspettarselo. Uno dei generali più esperti sfidante di al-Sisi, avrebbe violato norme militari. La notizia che rimbalza oggi in tutto l’Egitto è questa. Ma come è possibile?  L’ex capo di stato maggiore delle forze armate egiziane, generale Sami Anan, l’unico sfidante a far traballare la poltrona di al-Sisi, e candidato alle elezioni presidenziali egiziane, è stato arrestato: lo sostiene il direttore della sua campagna elettorale, Mustafa El Shall.

«Arresto del generale Anan», ha scritto il responsabile in un tweet. Poco prima le Forze armate, in un comunicato trasmesso in tv, avevano annunciato che Anan - sfidante del presidente Abdel Fattah Al Sisi - è indagato per falsificazione di documenti e violazione di regole militari. Fatto strano: «I militari con il ruolo di Annan che oltretutto hanno fatto la guerra, non si toccano», è il pensiero comune che gira per le strade del Paese. Anan «ha presentato la sua candidatura senza ottenere l’assenso delle Forze armate» né un «documento che attesti la fine della sua chiamata alle armi», si sostiene nel comunicato dell’esercito letto in tv. Anan «ha perpetrato il crimine di falsificazione di documenti ufficiali pretendendo di aver finito il proprio servizio militare contrariamente al vero», è un altro punto del messaggio che annunciava la «necessità della sua comparsa davanti alle autorità d’inchiesta». 

Il primo turno delle elezioni presidenziali egiziane si terranno dal 26 al 28 marzo e sabato Anan con un video su Facebook aveva confermato ufficialmente l’intenzione di candidarsi. Il militare era rimasto nell’ombra mediatica negli ultimi anni pur essendo stato capo delle Forze armate egiziane dal 2005 fino all’anno successivo alla caduta del presidente Hosni Mubarak del 2011. E proprio durante l'annuncio su Facebook, Anan ha spiegato chiaramente di voler correggere “le politiche sbagliate” adottate da quando l’ex presidente islamista Morsi è stato destituito nel 2013. Ha anche aggiunto che l’Egitto affronta molte sfide, dopo i lunghi anni di disordini, tra cui il peggioramento delle condizioni di vita del popolo e la minaccia jihadista nella penisola del Sinai (entrambe le cose sotto gli occhi di tutti). Inoltre, ha spiegato di aver già creato un gruppo di persone (non militari) a sostegno della sua corsa politica. Tra loro anche l’ex capo dell’osservatorio anti-corruzione Hisham Geneina, rimosso da al-Sisi due anni fa dopo che pubblicò un rapporto che stimava le perdite legate alle mazzette a oltre 100 miliardi di dollari. Anan è stato capo di stato maggiore delle forze armate dal 2005 al 2012, quando fu rimosso da Morsi, e secondo gli analisti la sua candidatura potrebbe attrarre gli egiziani nostalgici della relativa stabilità dell’era Mubarak.

Il portavoce della campagna elettorale di Anan, Hazem Hosni, su Facebook ieri aveva dovuto smentire ancora una volta che i Fratelli musulmani - al bando in Egitto - avessero deciso di appoggiare l’ex-generale. «Anche perché ogni volta che qualcuno prova a fare qualcosa di diverso viene tacciato per fratello musulmano, ma se proprio loro rimossero il generale Anan come è possibile?». Già come è possibile?  Una smentita analoga tra l'altro era venuta anche dalla vice Guida suprema della Fratellanza, Ibrahim Mounir, attraverso il sito internet Rassd. Ma non è bastato. E così uno a uno i candidati alla presidenza del Paese, cadono come birilli. Stessa sorte (oltre ad Anan) per l’avvocato di sinistra, Khaled Ali, che rischia di essere squalificato da un processo in corso per aver fatto un gestaccio in pubblico. E non solo lui. Dopo aver annunciato l’intenzione di candidarsi, hanno invece rinunciato due volti più noti: l’ex premier Ahmed Shafiq, che perse di misura contro Morsi nel 2012, e Anwar Sadat, un nipote del defunto presidente della pace con Israele. Come Ali, anche questi due potenziali candidati hanno lamentato intimidazioni e ostacoli al loro tentativo di opporsi a Sisi: Sadat in particolare non avrebbe neanche trovato un hotel disposto ad ospitare una sua conferenza stampa. Insomma una storia senza fine, con un risultato già scontato.

Ed è di poco fa l'ultimo annuncio: l’ex capo di Stato Maggiore dell’esercito egiziano, Sami Anan, ha ritirato la sua candidatura alle elezioni presidenziali. Lo hanno detto i responsabili della campagna ufficiale a sostegno  Anan, precisando che la decisione è stata presa «alla luce del comunicato diffuso dal comando generale delle Forze armate poco fa». «Il candidato Sami Anan alla presidenza dell’Egitto annuncia con estremo dispiacere l’interruzione della campagna fino a nuovo avviso», si legge in una «comunicazione importante e urgente» diffusa sulla pagina Facebook, dopo che il comunicato del comando generale delle Forze armate aveva accusato il generale di «falsificazione di verbali ufficiali», di aver presentato la sua candidatura «senza autorizzazione» e di «provocazione contro le forze armate» allo scopo di «generare lo scontro tra esse e il popolo egiziano». 

 

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