Pista italiana per l'attentato di Marsiglia: il killer venuto da Aprilia

Martedì 3 Ottobre 2017 di Sara Menafra e Francesca Pierantozzi
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Un criminale comune più che un terrorista, dicono i rapporti di polizia a proposito di Ahmed Hanachi che, in Francia, non era mai stato segnalato per legami con l'integralismo islamico. Eppure la sua strada si era incrociata con quella di Anis Amri, tunisino come lui, ucciso a Milano, autore della strage del mercatino di Natale a Berlino: entrambi erano passati per Aprilia. Amri ci aveva vissuto qualche settimana nel 2015, Hanachi si era sposato nel 2008 con una donna italiana con la quale ha vissuto fino a circa tre anni fa, quando ha lasciato il paese. Ma i suoi legami con la cittadina alle porte di Roma durano fino ad oggi: due notti fa, subito dopo l'attentato, è stata perquisita l'abitazione della suocera di Hanachi, che vive ancora ad Aprilia, e sia lei sia il marito sono stati interrogati a lungo.
 

 

LA PISTA
Non è detto che questo basti a stabilire che esiste un unico gruppo al quale sono collegati sia Amri sia Hanachi, ma è un fatto che da qualche tempo la zona finisce ciclicamente sui giornali. Dopo la morte di Amri, più di uno dei suoi amici stretti è stato espulso su ordine del Viminale, dopo un giro di controlli che li aveva identificati tutti come persone convertite all'integralismo. Diverso il profilo ricostruito finora per Hanachi che, stando alle ricostruzioni degli investigatori italiani, tre anni fa, mentre si trovava in Italia, si era fatto notare per le frequentazioni nei giri della piccola criminalità locale e per qualche reato minore. L'inchiesta dovrà ora stabilire se Hanachi aveva contatti con ambienti radicali pur non essendo schedato dai francesi con il marchio «S», che indica rapporti con ambienti integralisti: la risposta potrebbe trovarsi nel cellulare che aveva con sé domenica, quando ha ucciso a coltellate Laura e Maurane alla stazione di Saint Charles a Marsiglia, prima di essere abbattuto dai militari del dispositivo anti-terrorismo Sentinelle.

RILASCIATO IL GIORNO PRIMA
Hanachi avrebbe dovuto essere espulso dalla Francia sabato mattina. 36 ore prima che si scagliasse sulle due cugine ventenni gridando Allah Akhbar. Venerdì scorso era stato fermato mentre cercava di uscire da un grande magazzino di Lione facendo volteggiare una giacca sopra gli antifurto. Al giudice aveva presentato un passaporto tunisino, forse falso, da cui risultava che era nato il 9 novembre '87 a Bizerte, aveva detto di essere divorziato, senza fissa dimora e senza permesso di soggiorno, disoccupato tranne ogni tanto qualche lavoretto come imbianchino. Aveva anche ammesso di fare uso «di droghe pesanti».

Ma alla fine lo avevano rilasciato: la Prefettura aveva fatto sapere alla polizia che al centro di Detenzione amministrativa di Lyon Saint-Exupéry non c'era posto. E poi il tentato furto di una giacca non era così grave, tanto più che dalle videocamere del negozio era difficile capire se davvero avesse rubato la giacca o, come ha giurato lui, aveva pagato ma aveva subito buttato via lo scontrino. Per gli inquirenti la rivendicazione dell'Isis, arrivata poche ore dopo l'attacco, è tutta verificare. Hanachi potrebbe aver puntato le sue due giovani vittime per una ragione precisa? Le immagini delle videocamere di sorveglianza mostrano che non ha ucciso «quanto avrebbe potuto».

Laura e Maurane stavano aspettando il treno che avrebbe dovuto riportare Laura a casa a Lione. Avevano passato il fine settimana insieme, per festeggiare il 21 esimo compleanno di Laura con qualche giorno di anticipo. Bellissime tutte e due, sorridenti in una foto su facebook che le ritrae insieme. Laura studiava per diventare infermiera a Lione, Era originaria di Rillieux-Le-Pape, piccolo comune dove tutti si conoscono, adesso a lutto. Era caposquadra Scout, adorava lavorare con i bambini, era «una di quelle ragazze che sono un esempio di impegno e di generosità» ha detto un amico. Maurane veniva da Eguilles, vicino a Aix-en-Provence. Era al terzo anno di Medicina, «una studentessa brillante» ha detto il rettore della sua facoltà. Stava cercando il primo stage in ospedale. Domenica alle 13 e 45, Ahmed ha prima pugnalato la cugina, è scappato, ci ha ripensato, è tornato indietro e l'ha accoltellata, più volte, al torace e all'addome, prima di sgozzarla.

Ultimo aggiornamento: 19:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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