Peres: «L'Unica strada per la pace è quella dei due Stati. Il Medio oriente punti sulle nuove tecnologie»

Peres: «L'Unica strada per la pace è quella dei due Stati. Il Medio oriente punti sulle nuove tecnologie»
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Giovedì 11 Febbraio 2016, 20:30 - Ultimo aggiornamento: 28 Settembre, 08:17

dal nostro inviato Gianluca Perino
TEL AVIV - «Il medio oriente deve entrare in una nuova New age, basata sulla scienza e le tecnologie». Shimon Peres, 92 anni, è seduto nel suo studio al terzo piano del "Peres Center for Peace", a  pochi metri dalla spiaggia di
Jaffa. Nel 2014 ha lasciato la carica di presidente di Israele, che ha ricoperto per sette anni, ma la sua linea non è cambiata. «L'unico obiettivo è la pace», dice. Del resto, nella biblioteca con le fotografie più importanti, campeggia il premio Nobel che gli è stato assegnato nel 1994 con Rabin e Arafat per i loro sforzi nel processo di pace, culminati negli accordi di Oslo del 1993. E Peres riparte proprio da lì. Dai rapporti tra Israele e i palestinesi.

«C'è una strada da percorrere - dice - quella dei due Stati. La pace può arrivare soltanto da qui. Ed è una cosa sempre possibile: chi avrebbe scommesso su un nostro accordo con Giordania e Egitto? Forse nessuno. Bisogna però sapere che le intese, e dunque la pace, non partono da un lieto fine ma dalle guerre». Netta la posizione sui nemici di sempre: «Hamas non esisterà più. Perché è figlio delle proteste dei territori e di un passato che è morto. Il futuro è rappresentato da scienza e nuove tecnologie. Queste cose non possono certo vincere le guerre ma
possono cambiare in meglio la vita delle persone, riducendo le differenze. Con la scienza puoi diventare grande senza rendere piccoli gli altri. Per questo tutti i governi dovrebbero investire di più. Non abbiamo bisogno di
sangue, abbiamo semplicemente bisogno di cambiare».

Sul terrorismo, che Israele vive sulla propria pelle, ma che con gli attentati di Parigi è entrato anche nel cuore dell'Europa, Peres spiega che «se non si può sconfiggere con i fucili bisogna comprendere  e intervenire
sulle ragioni che sono alla base del terrore». Il riferimento è chiaro e si lega alle sue idee sulla New age: «Oggi ci sono ancora troppe differenze tra le persone - dice l'ex presidente israeliano - c'è troppa povertà, troppe
discriminazioni, troppa ignoranza. E i gruppi terroristici in un panorama simile hanno gioco facile. Molti governi, anche in Europa o in America, su questo hanno commesso degli errori. E lo dimostrano i risultati ottenuti da
Trump e Sanders alle primarie negli Stati Uniti. I voti che hanno incassato rappresentano chiaramente  una protesta contro il sistema e la sconfitta della politica. Nella nuova era tutti devono avere le stesse opportunità,
per questo dobbiamo cambiare il significato stesso della democrazia. In medio oriente - spiega ancora  - ci sono 400 milioni di persone, di questi il 65% è rappresentato da giovani sotto i venticinque anni che studiano.
Proprio a loro, che adesso non hanno prospettive, dobbiamo offrire una nuova via».

Un altro tema importante di questi anni è quello dei migranti. I flussi, soprattutto per l'Europa, sono diventati enormi. E questo crea nuove sfide, a partire da quelle sulla sicurezza e sull'integrazione. Anche Israele, in
passato, ha avuto molti problemi legati all'immigrazione. «Ci sono ragioni differenti per l'immigrazione. L'America, ad esempio, è figlia dell'immigrazione ma l'Europa no. Non riuscirete mai a costruire un qualcosa
di simile agli Stati Uniti. Avete storie diverse e diciotto lingue diverse, come si fa a parlare e a discutere in queste condizioni? I modelli sono un errore. E il passato dell'Europa può essere pericoloso per il suo futuro.
Robespierre usava la ghigliottina, Bill Gates no: e le cose vanno avanti».

L'ex presidente, che recentemente ha avuto alcuni problemi cardiaci, non si risparmia e cerca di tradurre le parole in fatti lavorando a tempo pieno proprio al Peres Center di Jaffa, da lui fondato nel 1996. L'idea è quella di creare progetti che vanno dell'agricoltura all'economia attraverso i quali elevare la qualità della vita degli abitanti del medio oriente. Una specie di infrastruttura che faccia da ponte anche tra paesi con rapporti complicati fra loro. «Quelli che illustro ultimamente - dice Peres - possono sembrare dei sogni. E per questo la gente mi dice: dovresti guardare al passato per non commettere errori. Follia! Non sarebbe meglio farne di nuovi?».

 

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