Emergenza migranti/ Un antidoto alla ripresa degli sbarchi

Lunedì 19 Marzo 2018 di Nicola Latorre
Sono trascorsi appena 15 giorni dal voto del 4 marzo e sui temi principali che hanno caratterizzato lo scontro elettorale si impone già la necessità di passare dalla fase della propaganda a quella della gestione concreta. L’auspicio naturalmente è quello che si formi subito il nuovo Governo.

E che si ricreino le condizioni per garantire stabilità al nostro Paese. Ma tutto lascia intendere che saranno passaggi complessi e particolarmente lunghi. È in questo scenario politico che si dovrà fare i conti con le possibili emergenze a partire da quella migratoria. Il governo in carica ha tracciato nell’ultimo anno e mezzo una linea precisa sia nelle politiche di accoglienza dei migranti, sia in quelle di contenimento, frutto di accordi in Libia e in tutto il Mediterraneo, passando anche per la messa a punto di un codice di condotta per le navi delle Ong. 
D’altro canto si avvicina la primavera, stagione in cui fisiologicamente gli sbarchi aumentano per le migliori condizioni del mare. C’è dunque da aspettarsi una significativa ripresa dei flussi che potrebbe coincidere con la delicata fase della formazione dei nuovi equilibri parlamentari e di governo. Varrebbe allora la pena iniziare a riflettere sin da ora su come comportarsi. Valutare cioè se ci sono spazi per un’azione in continuità con le politiche messe in campo finora e in tal caso individuare le modalità con cui garantire una operatività che vada ben oltre l’ordinaria amministrazione. Posto che con le prossime dimissioni del Governo in carica si potrà agire solo entro quei limiti. E potrebbe non essere sufficiente.

La questione è molto seria e dovrebbe essere sottratta ai postumi di una campagna elettorale ormai conclusa per essere affrontata e condivisa tra tutte le forze politiche. Sarebbe insomma saggio adottare una strategia condivisa in questo periodo di transizione dal vecchio al nuovo esecutivo. Scorrendo i programmi elettorali delle due forze politiche che hanno vinto le elezioni, Movimento 5 Stelle e Lega, ne deriva che non sarà facile. Per quel che riguarda la Lega, si propone addirittura come opportuno «valutare di avanzare un esposto contro il Governo per omissione reiterata nell’applicazione della legge che regolamenta l’immigrazione e per mancato controllo delle frontiere» e la «revoca dell’accordo sulle regole d’ingaggio nel progetto “Triton”». Non proprio una linea di conciliazione. 

D’altro canto Il programma elettorale del Movimento 5 Stelle è ricco di buoni propositi, come ad esempio il potenziamento delle Commissioni Territoriali (per la verità già notevolmente ampliate negli ultimi mesi) o il superamento dell’accordo di Dublino, insieme all’impegno dell’Europa di introdurre un meccanismo automatico e obbligatorio di distribuzione dei richiedenti asilo tra tutti gli stati europei. Tutti attuabili nel medio lungo periodo. È legittimo quindi domandarsi cosa possa avvenire nei prossimi mesi tanto più se si allungano i tempi della crisi politica. Tenendo conto che in Libia stenta a concretizzarsi un processo di stabilizzazione politica e di unità del Paese. E che volgendo lo sguardo all’Africa la situazione appare molto problematica dopo le dichiarazioni di qualche giorno fa sulla presenza militare italiana a supporto dei controlli della frontiera in Niger. 
Il Niger rappresenta uno dei principali Stati di transito per i migranti dell’Africa sub-sahariana diretti in Libia. Il ministro dell’Interno nigerino Mohamed Bazoum ha definito «inconcepibile» la missione militare approvata a fine gennaio dal parlamento italiano affermando che resta aperto lo spiraglio per una «missione di esperti», ma non con ruoli operativi e non «nell’ordine dei quattrocento». Vedremo gli effetti del vertice di ieri a Niamey. Sarebbe comunque opportuno predisporsi a far fronte per tempo a ogni eventualità. Per questo, non appena eletti i presidenti delle Camere e i vertici dei gruppi parlamentari, sarebbe utile convocare una riunione per condividere tra tutte le principali forze una comune strategia per il periodo di passaggio da un Governo all’altro.
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