Marò, la vedova di uno dei pescatori uccisi: «Girone in Italia? Per me va bene»

Marò, la vedova di uno dei pescatori uccisi: «Girone in Italia? Per me va bene»
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Martedì 3 Maggio 2016, 10:24 - Ultimo aggiornamento: 4 Maggio, 10:11

È stato molto difficile accettare quanto accaduto, ma oggi, a quattro anni di distanza, «non sono contraria alla liberazione» dei due Marò. A parlare in questi termini, all'indomani della pronuncia della Corte dell'Aja sul rientro di Salvatore Girone dall'India durante l'arbitrato , è la vedova di uno dei due pescatori indiani - Jelastine e Ajesh Pinku - della cui uccisione sono accusati i due fucilieri della Marina, all'epoca dei fatti in servizio antipirateria sulla petroliera Enrica Lexie.

A citare la vedova di Jelastine, Dora, è oggi il 'Times of India'. «Quattro anni sono passati da quando ho perso mio marito e per me è stato difficile all'inizio accettare questa perdita improvvisa. Tuttavia l'appoggio che abbiamo ricevuto da più parti ci ha dato speranza e ci ha aiutati a far ripartire le nostre vite. Non insisto perché i marò vengano processati e puniti. Non sono contraria alla loro liberazione», spiega Dora, commentando la notizia della decisione di far rientrare Girone.

Il Tribunale arbitrale internazionale ha pubblicato la sentenza sulla richiesta italiana di far rientrare il marò in patria in attesa dell'esito dell'arbitrato: «Italia e India - vi si legge - devono cooperare, anche davanti alla Corte Suprema indiana, per ottenere un allentamento delle condizioni cautelari del sergente Girone così che possa, in base a considerazioni di umanità, tornare in Italia, mentre rimane sotto l'autorità della Corte Suprema indiana durante il periodo dell'arbitrato».

«Il Tribunale arbitrale decide che Italia e India riferiscano ognuna al Tribunale stesso rispetto a queste misure provvisorie» sul rimpatrio del marò Salvatore Girone, «e autorizza il Presidente a chiedere informazioni alle Parti se tale rapporto non verrà fornito entro tre mesi dalla data di questa sentenza, e nel caso prendere misure appropriate». La sentenza pubblicata oggi porta la data del 29 aprile 2016. Il presidente del Tribunale è il russo Vladimir Golitsyn, mentre il resto del collegio arbitrale è composto dai giudici Francesco Francioni (Italia), Patibandla Chandrasekhara Rao (India), Jin-Hyun Paik (Corea del Sud) e Patrick Robinson (Giamaica). 


Girone deve rientrare in Italia dove «resterà sotto l'autorità della Corte Suprema indiana durante l'arbitrato» internazionale che oppone Italia e India sulla vicenda. La Corte Suprema validerà le condizioni concordate da Italia e India. L'Italia aveva chiesto al Tribunale di far rientrare Girone «sotto la responsabilità delle autorità italiane». «Il Tribunale arbitrale ritiene appropriate le condizioni, garanzie e procedure che sono state stabilite per il sergente Latorre» e, nella sentenza di oggi, suggerisce alla Corte Suprema indiana di adottare le stesse anche per il rientro in Italia del marò Salvatore Girone. «Queste potrebbero includere, tra le altre, le seguenti condizioni: l'Italia dovrà assicurare che Girone si presenti a un'autorità in Italia designata dalla Corte Suprema indiana a intervalli determinati dalla stessa Corte Suprema; Girone dovrà consegnare il suo passaporto alle autorità italiane e non potrà lasciare l'Italia senza il permesso della Corte Suprema indiana; l'Italia dovrà informare la Corte Suprema indiana sulla situazione di Girone ogni tre mesi», si legge nel testo pubblicato oggi.

«Il Tribunale arbitrale conferma l'obbligo per l'Italia di restituire il sergente Girone all'India nel caso lo stesso Tribunale decida (al termine dell'arbitrato, ndr) che l'India ha la giurisdizione su di lui in merito all'incidente dell'Enrica Lexie». Lo si legge nella sentenza dello stesso Tribunale arbitrale pubblicata oggi all'Aja. Ricordando «l'impegno solenne» offerto e reiterato dall'Italia su questo, il Tribunale scrive che «non ci sono dubbi sulla buona fede dell'Italia rispetto a questo impegno».

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