Malaysia, la salma di Kim Jong-nam sarà restituita alla Corea del Nord

Malaysia, la salma di Kim Jong-nam sarà restituita alla Corea del Nord
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Giovedì 30 Marzo 2017, 20:05 - Ultimo aggiornamento: 20:38

Tra Malaysia e Corea del Nord c'è finalmente l'accordo: la crisi intorno al corpo di Kim Jong-nam, il fratellastro del leader Kim Jong-un ucciso il 13 febbraio col potente gas nervino «agente Vx» all'aeroporto internazionale di Kuala Lumpur, farà ritorno a Pyongyang (dopo lo scalo tecnico di domattina a Pechino) «su richiesta della famiglia», ha affermato il premier malese Najib Razak.

In cambio, invertendo il crescendo di tensione tra espulsione degli ambasciatori e divieto di partire ai cittadini residenti nei rispettivi Paesi, le parti hanno convenuto di consentire ad alcuni nordcoreani ritenuti di aver avuto un ruolo nell'omicidio di lasciare la Malaysia e ai nove malesi ancora a Pyongyang di poter andare via.
 

 

Dopo la partenza di questi ultimi, avvenuta nella notte, Najib ha fatto diffondere il comunicato della svolta destinato a lasciare comunque pesanti strascichi nei rapporti bilaterali, nonostante le rassicurazioni di facciata. Con il completamento dell'autopsia sul corpo di Kim Jong-nam «e ricevuta una lettera della famiglia sulla restituzione in Corea del Nord, i medici legali hanno autorizzato il rilascio del corpo», ha detto Najib. Quando «la Corea del Nord che ha prodotto i documenti necessari da parte della famiglia, la Malaysia ha accettato di facilitare il trasporto del corpo», ha ribadito da parte sua Pyongyang nella nota dell'agenzia Kcna. I Paesi hanno riaffermato l'importanza delle relazioni lanciate nel 1973 e l'impegno a lavorare per portare i legami a un livello più alto. Pyongyang ha detto in passato che il cittadino morto aveva un passaporto diplomatico col nome Kim Chol, improvvisamente caduto in uno stato di shock.

Per l'intelligence di Seul non ci sono dubbi sull'identità e sul fatto che Kim Jong-nam sia stato sempre nel mirino del fratellastro, che avrebbe disposto il suo assassinio fin dalla presa del potere a dicembre 2011. In entrambi i comunicati si parla solo di corpo e non di identità, limitata, nella parte nordcoreana, a segnalare la morte di »un suo connazionale. Nella vicenda, le due giovani donne Siti Aisyah e Doan Thi Huong, di nazionalità indonesiana e vietnamita, rischiano la pena di morte dopo l'incriminazione per omicidio, malgrado abbiano opposto la motivazione di ritenere di partecipare a un reality. I quattro nordcoreani sospettati di fare parte del commando sono spariti dopo l'assassinio. Il lavoro investigativo della polizia malese è stato serio e continuerà, ha assicurato Najib. Non è da escludere che da Pyongyang arrivino i dati di una contro-autopsia che attribuisca la morte a un attacco cardiaco e che riconosca l'identità del corpo col nome stampato sul passaporto, Kim Chol.

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