Era in crisi con la sua ragazza: «Suicida nel luogo che amava»

Era in crisi con la sua ragazza: «Suicida nel luogo che amava»
di Francesca Pierantozzi
3 Minuti di Lettura
Sabato 28 Marzo 2015, 06:19 - Ultimo aggiornamento: 08:43

PARIGI - «Andreas Lubitz era un fissato, voleva diventare pilota, ma era mentalmente instabile» dice al Passauer Neuen Presse un non meglio identificato «ex compagno di classe» del «copilota amok», il copilota pazzo, come ormai lo definiscono i tedeschi.

Adesso che si sa che Andreas ha schiantato volontariamente l'Airbus di Germanwings e i suoi 149 passeggeri contro le Alpi, tutti quelli che lo conoscevano rivelano un «instabile», ossessionato dalla sua passione del volo, uno psicolabile. Il «ragazzo sportivo, sorridente, tranquillo» di cui avevano all'inizio parlato i colleghi del club di volo, i vicini di casa, i conoscenti, piano piano scompare.

«STANZA TAPPEZZATA DI AEREI»

Ieri anche la ragazza, interrogata dai magistrati tedeschi, lo ha confermato: «Sì, era depresso». Una loro crisi potrebbe essere all'origine del gesto terribile di Andreas. Una crisi che Andreas non avrebbe potuto sopportare, o voluto accettare. Erano insieme da tempo. Entrambi sportivi, condividevano, secondo alcuni amici, la passione per la corsa. Lui aveva anche collezionato qualche buon risultato in competizioni locali. Poche settimane fa, aveva comprato due Audi in un concessionario di Düsseldorf, una per sé e una per la ragazza. Un'auto era già stata consegnata lo scorso fine settimana.

I compagni del club di volo Lsc Westerwald, dove aveva cominciato quasi ragazzino, parlano sempre meno. Non raccontano più del giovane «educato, divertente, pieno di spirito anche forse ogni tanto un po' riservato, pieno di amici» di cui hanno parlato all'inizio. Ieri, un suo amico che lo conosceva bene, descrive «un ragazzo che aveva un solo sogno, un unico obiettivo: volare. Era la cosa che aveva sempre voluto fare, fin dalla scuola elementare». E descrive la sua camera da letto, impressionante per qualcuno che non lo conoscesse: «Interamente tappezzata di foto e disegni di aerei, quasi tutti di Lufthansa, dai vecchi modelli fino a quelli più moderni».

«NON DOVEVA VOLARE»

Eppure tanti conoscenti, soprattutto i vicini della casa dove è cresciuto, a Montabaur, 1.2500 abitanti, dove veniva ancora spesso, dai genitori e dal fratello più piccolo, non riescono a crederci: «Mai sentito la famiglia parlare di problemi psichici - ha racconta un vicino di casa, Johannes Rossbach, 23 anni - quando lo incontravo era sempre cortese e sorridente». Ma un altro abitante del quartiere, amico d'infanzia, intervistato dalla francese Europe 1, ha raccontato «della sua depressione, che era nota a molti, qui in paese. Sapevamo che anche l'anno scorso non era stato bene, ma non so perché. A un certo punto, mi pare che qualcuno delle nostre conoscenze avesse detto che non avrebbe dovuto volare, che vista la sua depressione non poteva fare il suo lavoro». Volare: una passione, un'ossessione.

«INNAMORATO DEI MONTI»

Come le Alpi, proprio quelle Alpi francesi del Sud dove ha lanciato come un proiettile l'Airbus di Germanwings. La montagna era la sua grande passione e a pochi chilometri dalla scarpata dello schianto era andato qualche anno fa a volare con l'aliante in compagnia di altri appassionati, tra cui Dieter Wagner, intervistato ieri dall'Ansa. «Anni fa andammo tutti insieme proprio da quelle parti - ha raccontato - Andreas, che era amico di mia nipote e volava spesso insieme con lei, amava tremendamente le Alpi francesi. Volammo proprio a qualche chilometro da dove è precipitato l'aereo».

Qualcuno alla Westerwald ha ancora voglia di dire una cosa, di indicarla piuttosto: un biposto ultraleggero, bianco: «Su un aereo come questo, se non proprio su questo, Andreas ha imparato a volare. Questo modello ha un posto a sedere per l'insegnante. Poi si va liberi».