Prete sgozzato sull'altare a Rouen, l'Isis uccide in chiesa

Prete sgozzato sull'altare a Rouen, l'Isis uccide in chiesa
di Renato Pezzini
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Lo stillicidio quotidiano del terrore questa volta si consuma dentro una chiesa. Due ragazzi appena maggiorenni che sgozzano un sacerdote di 86 anni urlando Allah Akbar, un fedele che viene ugualmente ferito ma che non è in pericolo di vita. Poi i due jihadisti spalancano il portone della chiesa spingendo davanti a loro tre ostaggi sapendo che fuori c'è il plotone degli agenti schierato. Muoiono sul sagrato, crivellati di colpi, forse convinti di aver compiuto un atto di eroismo che sarà ricordato nella storia della guerra santa.

 

GUERRA DI RELIGIONE
La Francia non fa in tempo a rialzarsi che subito qualcuno la fa ripiombare nel clima cupo e insopportabile di un assedio perenne: «Vogliono scatenare una guerra di religione» dice il premier Valls. Sono passate meno di due settimane dalla strage di Nizza e sulla mappa del terrore si evidenzia un altro luogo che fino a ieri era soltanto un pacifico paese della Normandia. Saint Etienne du Rouvray è un sobborgo di Rouen, Francia nord occidentale, 30 mila abitanti, vita tranquilla, nessun segno visibile di degrado sociale.

Padre Jacques Hamel è nato vicino a Saint Etienne du Rouvray e quando ha compiuto 75 anni - l'età della pensione per i sacerdoti - è tornato a casa, è andato dal parroco e si è messo a disposizione: «Preti giovani non ce ne sono più, posso darti una mano». Adesso di anni ne ha 86 ma il suo attivismo è proverbiale, nemmeno la vista desolante della chiesa vuota lo scoraggia. Alle 9.30 è lui a salire sull'altare per la messa mattutina, fra i banchi solo tre suore e due laici. Ma padre Jacques si comporta come se la chiesa fosse gremita.

La parrocchia ha un'entrata posteriore ed è da lì che alle 9.43 si intrufolano i due giovani che hanno deciso di immolare le loro acerbe esistenze alla lotta contro gli «infedeli». Uno ha un braccialetto elettronico intorno alla caviglia: un anno fa era stato bloccato dalla polizia turca mentre cercava di entrare in Siria per combattere con l'Isis, rispedito in Francia era stato imprigionato, ma il 26 marzo scorso i giudici l'avevano mandato agli arresti domiciliari consentendogli quattro ore di libertà quotidiane, dalle 8.30 del mattino fino alle 12.30.

I due hanno in tasca almeno due coltelli ciascuno, una pistola giocattolo e una cintura esplosiva non innescata. Si precipitano verso l'altare, urlano, «improvvisano una specie di predica in arabo» racconterà suor Danielle. E' la testimone più preziosa. E' anche colei che riesce a fuggire mentre i due fondamentalisti mettono in scena il loro rituale, e una volta fuori dalla parrocchia chiama la polizia. Dieci minuti dopo la chiesa è circondata, le strade intorno bloccate, alcune abitazioni evacuate.

Il racconto di suor Danielle è dettagliato: «Uno dei due terroristi ha immobilizzato padre Jacques, lo ha costretto a inginocchiarsi, il suo complice lo ha ripreso col telefonino mentre brandiva un grande coltello e tagliava la gola al sacerdote. Noi ci siamo messi a urlare: Fermatevi!. «Nella confusione sono riuscita ad allontanarmi». Ciò che lei non ha visto lo racconteranno altri testimoni: il secondo terrorista ferisce uno dei fedeli colpendolo più volte col pugnale.

LA PISTOLA GIOCATTOLO
Sono passati pochi minuti da quando i due jihadisti hanno fatto irruzione nella chiesa. Ora sanno che fuori la polizia si sta organizzando, sprangano il portone e le uscite laterali. Ma danno anche l'idea di non sapere cosa fare, forse non hanno un piano. Armeggiano coi loro telefonini per inviare il filmato della morte di padre Jacques a non si sa chi. Il corpo del sacerdote giace ai piedi dell'altare, l'altro fedele ferito è accasciato sul pavimento, due suore e un'altra persona vengono tenute a bada dal giovane che impugna la pistola finta.

Sono passate le 10 quando il portone della chiesa si apre all'improvviso. I cecchini sono in posizione, file di agenti sono schierate di fronte al sagrato. I tre ostaggi vengono fatti uscire seguiti dai due kamikaze, uno di loro impugna ancora l'arma giocattolo, fanno pochi passi, partono raffiche di mitra e colpi di fucile. Muoiono entrambi lì, all'istante. La polizia impiega almeno un paio d'ore per bonificare la zona, per accertarsi che dentro o vicino alla chiesa non ci siano bombe pronte a esplodere, che non ci siano altri complici.

All'ora di pranzo l'agenzia Amaq dirama un comunicato di rivendicazione dell'Isis: «Erano due nostri soldati». Uno dei terroristi viene identificato, uno stuolo di poliziotti si precipita a casa sua, sequestra telefoni, computer, interroga genitori e fratelli. Un suo amico diciassettenne viene fermato verso sera proprio mentre Francois Hollande in televisione parla ai francesi: «Siamo in guerra e vi prometto che la vinceremo: ma sarà una guerra molto lunga».

Mercoledì 27 Luglio 2016, 08:44 - Ultimo aggiornamento: 14:06
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