PROFUGHI

Libia senza controllo: 400 mila profughi sono pronti a partire

Lunedì 11 Giugno 2018 di Cristiana Mangani
Quattrocentomila, secondo i dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni, forse anche molti di più. Sono stipati nei Centri di detenzione sparsi sul territorio libico, e sono pronti a partire per l'Italia. La questione immigrazione vista dalla Libia non fa ben sperare. Perché quanto successo in questi ultimi giorni, ovvero una ripresa massiccia delle partenze, sembra far parte di un disegno preciso. Cambia il governo, la strategia dei trafficanti si adegua e batte cassa a Roma e all'Europa. Sono scomparse dal mare anche le motovedette della Guardia costiera che gli erano state regalate.

Così che ieri l'ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone, si è recato dal presidente Fayez al Serraj per chiedere di intensificare i controlli e sollecitare il rispetto degli impegni presi. Il ministro Matteo Salvini sa quanto il dossier libico sia insidioso e andrà presto nel paese del Nord Africa per confermare gli accordi. Ma, nel frattempo, quello che preoccupa i nostri 007 è l'instabilità: la Libia è praticamente in anarchia. L'incontro avvenuto di recente a Parigi, sotto la regia del presidente Macron, non è servito a fare alcun passo avanti nelle trattative. Anzi, sembra aver complicato ulteriormente i rapporti.

LE MILIZIE
In questo scenario i trafficanti di uomini si muovono con grande disinvoltura. Zawiya e Sabratha sono praticamente controllate dai militari che stanno cercando di fronteggiare le milizie presenti nell'area. Ed è a causa degli scontri continui che i migranti sono stati raggruppati e ricollocati in località diverse. Racconta uno dei libici sbarcato a Pozzallo qualche mese fa: «Zawiah, Al Mayah, sono sotto al controllo di una milizia denominata Supportwat, che si contrappone alla milizia di Al Qasab. Nell'area di Zawiya operano 4 milizie, la più importante è di Al Qasab (soprannome di Mohamed Kheshlaf) che ha anche il controllo della raffineria di Zawiya, nonché della prigione nella quale vengono messi i migranti fermati in mare o riportati a riva forzosamente». Nella stessa area opera Walid Kshlaf, un ex avvocato noto nella zona come contrabbandiere di armi.

La testimonianza raccolta dalla Digos è servita per capire quali porti alternativi avrebbero scelto: «Non più Zawiya e Sabratha, ma Al Mayah e Al Mutrad».
Nel frattempo è intervenuta anche l'Onu. Con una risoluzione proposta dall'Olanda e appoggiata da Francia, Germania, Gran Bretagna e Usa, il comitato per le sanzioni alla Libia ha per la prima volta colpito i sei principali capi del traffico di esseri umani congelando i conti correnti bancari a loro riconducibili e impedendone gli spostamenti. Tutti pesci grossi, quattro libici e due eritrei.

I CORROTTI
Tra questi, uno imbarazza più degli altri: il capo della Guardia costiera, finanziata anche con i fondi dell'Ue, Abd Al-Rahman Al-Milad. Viene accusato di aver affondato barconi carichi di persone che doveva salvare. Avrebbe portato anche i profughi nel famigerato centro di al-Nasr dove sparivano.
Altro boss è Ahmed Al-Dabbashi, comanda le brigate Anas al-Dabbashi, operava a Sabratha. Mentre una vecchia conoscenza della magistratura italiana è l'inafferrabile eritreo-etiope Ermias Ghermay, che ha sulla coscienza il naufragio del 3 ottobre costato 368 morti.
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