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La Rambla riapre/«Non c’è paura»: la risposta giusta

di Paolo Graldi
4 Minuti di Lettura
Sabato 19 Agosto 2017, 00:05

“No Tengo Miedo”, con quel “Non ho paura”, gridato, ripetuto, ritmato come un tam-tam sconfinato, il popolo ferito ma non vinto delle Ramblas dapprima e poi, come un’immensa eco, l’intero Continente, ha voluto rispondere al sanguinario attacco terroristico di giovedì pomeriggio. Un attacco al cuore di Barcellona, della Spagna, dell’Europa: tra le vittime e le decine e decine di feriti si contano trentaquattro nazionalità diverse. 

È come se si fosse colpita un’intera sintesi della comunità internazionale, racchiusa in quel celebre viale alberato, habitat di cose differenti, di lingue diverse, sfavillante di sguardi, uniti dalla stessa gioia di vivere, di stare insieme, di accomunarsi camminando in un luogo simbolo, al quale chiedere momenti di allegria, di stupore curioso per raccogliere ricordi indelebili. 

<HS9>Lo squarcio tremendo del furgone che dissemina morte e sangue e dolore e spavento nel suo criminale procedere ad ottanta chilometri all’ora il giorno dopo si è già ricomposto nel segno di una pretesa e decisa voglia di normalità, di ritorno rapido e fermo alla calma del quotidiano.
 
Come per cancellare un lutto collettivo che segna ma non piega, anzi svanisce in un lavaggio consapevole che cedere al ricatto del terrore sarebbe davvero dargliela vinta al fanatismo islamista.
<HS9>“No Tengo Miedo”, risuona nella piazza gremita con in prima fila i ministri e il giovane re Felipe.
<HS9>E tuttavia, molto opportune, risuonano anche le parole schiette di Mariano Rajoy, il premier, il quale nel tratteggiare i segni di una grave ferita che supera di gran lunga i confini del paese; il primo ministro di Spagna chiama l’Europa a misurarsi, tutta unita, con la realtà e lancia un “j’accuse” senza appello all’inanità e alle gelosie dei sistemi di intelligence e di sicurezza, alle ipocrisie delle vane promesse e alle sordità nazionali e alle gelosie dei diversi apparati investigativi: ognuno per sé e nessuno per tutti. Rajoy, indica il terrorismo come il primo tra i tanti mali dell’Europa, mette il dito su una piaga che va sanata senza altri indugi con la partecipazione di ciascuno, nel segno di una ritrovata fiducia reciproca per il bene comune: solo così la sedicente guerra santa smetterà anche solo di apparire un nemico invincibile. 

<HS9>L’Europa deve darsi una mossa, deve svegliarsi dal comodo torpore che ritarda, annebbia, indebolisce l’azione di prevenzione e di contrasto, ora che la minaccia dell’entrata in combattimento qui dei foreign fighter, dopo i tracolli a Mosul e a Raqqa hanno scompaginato quei fronti di guerra. 
<HS9>A sera Las Ramblas tornano ad animarsi, come sempre. Barcellona, tra le sue braccia accoglienti e generose, non intende pagare il prezzo della paura perché sa reagire con pacata fermezza alla strategia delle squadre di assassini mandate a uccidere in nome del Califfo. 
<HS9>Le agenzie turistiche, tutte o quasi tutte, rassicurano: poche, rare le cancellazioni. Gli aerei con destinazione la Catalogna e più ancora la terra di Spagna non hanno subito in queste disdette: chi aveva deciso il viaggio lo ha confermato, affrontando a ciglio asciutto una esperienza che non accetta il ricatto. Anche le navi da porti italiani in partenza per l’altra sponda del Mediterraneo sono salpate senza vuoti. 
<HS9>C’è, in questo dato, una risposta generale meditata e convinta. Quel grido “No Tengo Miedo” non contiene solo la forza di una risposta corale senza confini, senza ideologie, senza preconcetti: è l’affermazione di una volontà di riscatto contro il ricatto che si coniuga in mille e mille comportamenti individuali. Le abitudini, i progetti, i programmi ispirati alla cultura, alla civile convivenza, al diritto ad una vacanza altrove rispetto alla propria dimensione di ogni giorno, vincono senza affanno, senza isterismi demagogici. 

<HS9>Un insieme di comportamenti che demarcano, (ma non è la prima volta: è accaduto anche per il massacro al Bataclan a Parigi, e poi a Nizza dopo la immane strage della Promenade des Anglais, poi a Berlino e a Londra, a Bruxelles) un formidabile e potentissimo “non ho paura” che diviene il presupposto primo e principale per fronteggiare una minaccia che si annuncia lunga e portatrice di dure prove anche nel prossimo futuro. Cambieranno in oculatezza e lungimiranza i comportamenti di ciascuno, senza più la fragile illusione che tanto tocca sempre agli altri e mai a noi. Ad ogni raffica del terrore corrisponde un rafforzarsi delle barriere protettive: si accettano le critiche per gli errori e le sottovalutazioni, si corre ai ripari là dove si è peccato di ingenuità, di impreparazione. 
<HS9>Si stringono i ranghi nell’esigere una risposta chiara e definitiva anche sul versante religioso, là dove i musulmani che accettano i nostri modelli devono farsi esigenti portatori di valori condivisi, espellendo le mele marce, i radicamenti vendicativi. La partita de Las Ramblas e di Cambrils sono ancora da chiudere, ci sono terroristi da catturare e mettere al sicuro. Li insegue un grido implacabile, fino alla loro fine.


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