"Vieni a combattere in Libia". La nuova campagna di reclutamento di Is che spaventa l'Italia

La cartina che mostra i possibili accessi (senza controlli) alla Libia
di Giulia Aubry
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Martedì 20 Gennaio 2015, 10:07 - Ultimo aggiornamento: 13:46

La Siria ti sembra troppo lontana? Allora vieni a combattere in Libia! Quella che all’inizio sembrava una iniziativa nata spontaneamente tra i simpatizzanti di Isis per favorire la diffusione del Califfato anche nel NordAfrica, è stata ufficialmente sposata dallo Stato Islamico e dal suo “braccio armato” mediatico, Al Hayat Media che vi ha immediatamente apposto il suo logo.

La campagna per “spostare” i combattenti dello Stato Islamico nel paese nordafricano - devastato da una guerra interna, e a soli 355 km dalle nostre coste - è partita qualche giorno fa con l’hashtag (in arabo) #LaMigrazioneVersoloStatoIslamicoinLibia. A corredo dei tweet compaiono immagini e banner di propaganda da diffondere viralmente nel web 2.0 e, soprattutto, alcune mappe della Libia. Su queste cartine sono evidenziati tutti i punti di possibile accesso al paese attraverso quello che appare come un confine privo di qualsiasi controllo, soprattutto nella zona sud.

Alcuni tweet dei sostenitori/simpatizzanti dello Stato Islamico dispensano anche consigli per gli aspiranti viaggiatori in quella che – si augurano – sarà la prossima provincia del Califfato. Qualcuno ha carattere generico - “entrate dalle zone desertiche ed evitate la costa” -, altri mostrano una precisione degna di un vero e proprio “atlante stradale per jihadisti”. “La strada più semplice per i nostri fratelli tunisini – si legge nel tweet di @awsfasfasisis - è andare a Ras Jedir (un piccolo villaggio della Tripolitania al confine con la Tunisia n.d.a.) passando il confine senza visto, oppure attraverso Gadames (città oasi della Libia occidentale nei pressi del confine con l’Algeria e la Tunisia n.d.a.), e da lì verso Sirte”. Il percorso Tunisi-Gadames-Sabha-Bani Walid-Sirte” sembra quello più accreditato e sicuro, stando alla quantità di re-tweet comparsi nei social.

Altre informazioni “operative” riguardano i cosiddetti coordinatori, membri locali dello Stato Islamico che, stando a quanto si legge, manterrebbero i contatti tra i combattenti in Libia e i vertici del movimento in Siria o in Iraq. “Qui ci sono molte armi disponibili – si legge in un altro tweet di un presunto combattente di Is in Libia – ma abbiamo bisogno di denaro per acquistarle”. Come dire “non venite senza soldi”.

Con 3.000 uomini in Turchia e una migrazione in corso verso la Libia, Is sembra davvero sempre più vicino all’Italia.