Indonesia, microchip alle caviglie dei pedofili: le nuove misure del governo dopo il brutale omicidio di un'adolescente

Sabato 14 Maggio 2016 di Antonio Bonanata
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Isola di Sumatra, arcipelago indonesiano. Una ragazzina di 14 anni, di cui non è stato diffuso il nome, torna a casa da scuola, come tutti i giorni. Una banda mista di ragazzi e uomini ubriachi la avvicina, l’aggredisce. La ragazzina scompare. Dopo tre giorni ritrovano il suo corpo martoriato, violentato e ormai senza vita in mezzo agli alberi di un bosco. È nudo e legato. Uno strazio. Sette ragazzi, di età compresa tra i 16 e i 17 anni, sono stati arrestati solo questa settimana, a più di un mese dalla vicenda. I cinque uomini che erano con loro si trovano già in carcere e attendono il processo.
Un brutale assassinio, uno di quei casi di cronaca nera che scuotono un intero paese. I fatti risalgono allo scorso aprile ma soltanto adesso sono diventati di rilevanza nazionale, e il merito va all’intensa campagna di proteste messa in piedi da vari gruppi di attivisti. Tanto forte è stato il battage, sui social e nelle piazze, da spingere il governo ad annunciare pene più severe, e misure di prevenzione più efficaci, contro episodi come questo. Episodi che hanno un nome ben preciso, un’origine chiara: la pedofilia.
Questa terribile storia ha fatto discutere tutta l’Indonesia su come contrastare i casi di aggressione e violenza ai danni di inermi innocenti, maschi e femmine. Un dibattito che ha coinvolto persino il capo dello stato, Joko Widodo, il quale ora annuncia provvedimenti più duri per punire questi crimini odiosi. Una serie di misure che inaspriranno le pene contro chi si macchierà del reato di pedofilia. Un portavoce del ministro della giustizia ha confermato: tra le disposizioni che saranno varate c'è anche l’applicazione di un microchip alle caviglie dei pedofili.

«Saranno applicati prima di farli uscire dal carcere, c’è bisogno che vengano monitorati e localizzati una volta tornati in libertà» spiega Asrorun Niam Sholeh, a capo della Commissione nazionale per la protezione dell’infanzia, il comitato – appoggiato dal governo – impegnato nella difesa dei diritti dei minori e coinvolto nella definizione delle nuove norme anti-pedofilia. Tra queste, è la voce che trapela da ambienti governativi, ci sarebbero anche l’allungamento dei periodi di reclusione e la castrazione chimica. Già l’anno scorso era stata ventilata l’ipotesi di castrare chimicamente gli autori di violenze sessuali a danno dei minori. La proposta, emersa dopo una serie di episodi particolarmente cruenti, era però stata abbandonata.

L’approvazione delle nuove regole è attesa per i prossimi giorni e avverrà per decreto presidenziale: entreranno in vigore fin da subito, senza attendere una pronuncia del Parlamento. Il triste caso della studentessa 14enne di Sumatra ricorda un episodio analogo, avvenuto in India nel 2012. Anche in quell’occasione, sulla spinta dell’indignazione generale, le autorità governative approvarono un inasprimento delle pene per i reati di pedofilia. Ultimo aggiornamento: 15 Maggio, 13:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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