Grecia, strage tra i roghi: 74 morti. Il governo indaga per indendi dolosi

Mercoledì 25 Luglio 2018 di Marco Ventura

Mito, politica e intrighi si sposano nella tragedia del fuoco che attraversa le foreste intorno ad Atene e incenerisce gli umani di Mati, i turisti della Pompei greca in fuga dalle fiamme alimentate da Eolo. Il fuoco è potere per i greci antichi, maledizione per i moderni. Eraclito, il filosofo, pensava che l'anima stessa non fosse che fuoco, simile all'etere incandescente di cui è formato il Cosmo. E Prometeo, l'anti-Zeus, sottrae una scintilla al focolare del palazzo olimpico, la sede del governo degli dèi, e nascosta nello stelo cavo di un arbusto di nartece ne fa dono agli uomini. Altri credono che vada ad accendere la sua fiaccola sulla ruota solare, rubando il fuoco al Sole. Il mito è politica e si nutre di leggende mai slegate dalla realtà.

IL RIENTRO
Rientrato in anticipo dalla visita in Bosnia, il premier Tsipras per spiegare quello che sta succedendo non si limita a dire che gli incendi sono dolosi. Francesco De Palo, analista direttore del web-magazine Mondo greco e autore del saggio Greco eroe d'Europa, osserva che Tsipras sceglie la stessa «inquietante formula» usata nel 2007 dal predecessore Costas Karamanlis, dopo 12 sanguinosi giorni di fuoco che misero alle corde il governo e contribuirono a far esplodere la crisi, politica e poi economica. «Alle 5 di notte anche Tsipras parla di minaccia asimmetrica, come Karamanlis 11 anni fa. Ma con una grossa differenza: Karamanlis era considerato troppo vicino all'uomo di Putin in Grecia, Ivan Savvidis, il presidente del Paok Salonicco immortalato qualche settimana fa in campo con la mano sulla rivoltella dopo un gol annullato al 90° minuto. Difficile dire quanto valga il parallelo, ma non possono esserci solo responsabilità tecniche dietro i 47 focolai di oggi: per farli detonare contemporaneamente ci vuole una mano tecnologica oppure un disegno».

OLIMPIA
Nel 2007, pure il sito di Olimpia venne minacciato. E a occuparsi degli incendi fu un magistrato anti-terrorismo, Dimitris Papangelopoulos. Naturalmente emersero anche i buchi nel registro delle terre in Grecia. Perciò Karamanlis annunciò che ogni singolo albero bruciato sarebbe stato ripiantato. Tsipras, al contrario, è piuttosto un amico degli americani. La terapia d'urto della Troika ha trasformato la Grecia in hub per cinesi, USA e tedeschi. Il porto del Pireo fa concorrenza a quello di Rotterdam. Gli americani ne hanno fatto un hub militare, «concentrato in quattro diversi punti tra cui un atollo base per sommergibili, un nuovo aeroporto militare vicino a Salonicco, una pista nei pressi di Patrasso nella pancia di una montagna La Grecia non è più solo il Paese dove si va in vacanza e si mangia il pesce in riva al mare scherzando e ridendo. Quindi la frase di Tsipras non va sottovalutata». Dietrologia? «No», protesta De Palo. «Semplice cronaca. Fatti. Quelle parole sono un segnale per chi ha orecchie. Tra i fatti c'è che i rapporti tra Mosca e Atene sono precipitati nelle ultime tre settimane, la prevista visita di Putin forse non si svolgerà e che quella del ministro degli Esteri Lavrov è stata già rinviata».

GLI INTERESSI
Poi ci sono gli interessi legati al turismo, oggi il turbo della Grecia in cui investono da grandi gruppi bancari alla multinazionale cinese Fosum. Karamanlis, che fu oggetto anche di tentativi di omicidio, puntò l'indice sugli americani e sulla Macedonia del Nord Oggi l'origine della minaccia asimmetrica sarebbe tutt'altra. Infine ci sono i deficit strutturali. «Tsipras ha messo il wi-fi e la Tv al plasma negli ospedali, ma le ambulanze impiegano ore ad arrivare e i tagli della Troika hanno colpito la macchina della protezione civile. Il welfare lo fanno le associazioni private, la chiesa, alcuni enti internazionali». La tragedia in Grecia non si chiamerebbe piromania ma geo-politica. Fatti o dietrologia? Mito o realtà?
 

Ultimo aggiornamento: 12:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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