Gb, donna si sveglia durante l'intervento e dà un calcio al chirurgo: il suo corpo aveva "resistito" ai farmaci

Venerdì 9 Febbraio 2018 di Federica Macagnone
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Risvegliarsi sul tavolo operatorio e realizzare di essere coscienti, di sentire il dolore lancinante e di non riuscire a muovere un solo muscolo per fermare il dottore che continua a operare sul nostro corpo. Non è una scena tratta dal film di Joby Harold, Awake: nel 2008 il regista portò sui grandi schermi l'incubo di tante persone che entrano in sala operatoria. Purtroppo, in casi isolati, la realtà è che non si tratta solo di un artificio hollywoodiano: può accadere e lasciare traumi psicologici che possono ripercuotersi per anni sulla vita di una persona. Studi americani ed europei, che utilizzano interviste post-operatorie, hanno dimostrato che uno o due pazienti su 1.000 riferiscono di essersi svegliati sotto anestesia. In alcuni casi la paralisi dei muscoli fa sì che non si possa avvertire i medici. In altri, come nella storia di Anne Lord, si tratta di una forma di “resistenza” che ha portato la donna a scalciare via dal tavolo operatorio il chirurgo.

Risveglio da incubo. Sono tanti i casi che ci sono registrati negli ultimi anni: è successo, ad esempio, a Caroline Coote, inglese di 48 anni, che ha raccontato i momenti da incubo vissuti durante un intervento alla cistifellea: l'anestesia non è andata correttamente in circolo e lei si è risvegliata senza però poter muovere un muscolo che le consentisse di fermare i medici. Altro caso è quello di Rachel Benmayor. Un incubo vissuto in coincidenza con la nascita del figlio: durante la gravidanza, infatti, i medici si accorsero che la pressione della donna continuava a salire: riscontrata la preeclampsia, i medici decisero di effettuare un taglio cesareo in anestesia generale. Rachel ricorda di essere stata portata in sala operatoria, l'iniezione nel braccio, la mascherina, il suo compagno Glenn e l'ostetrica Sue accanto a lei. Poi il buio. «Il primo ricordo che ho, dopo aver ripreso coscienza, è stato quello di un forte dolore - ha racconto al Guardian - Sentivo degli echi e un ticchettio. Poi una pressione incredibile sulla mia pancia, come se un camion continuasse a passarmi addosso. Non sapevo dove fossi. Non sapevo che mi stavano operando: sentivo il più terribile dei dolori». Rachel era sveglia, o meglio, lo era la sua mente: ogni muscolo era totalmente immobilizzato, rendendola incapace di fermare i dottori. Per settimane, dopo essere tornata a casa, ha avuto attacchi di panico durante i quali sentiva di non riuscire a respirare.

Resistenza all'anestesia. Nel caso di Anne Lord le circostanze sono diverse: non si tratta di un errore dell'anestesista. Il suo è un caso di “resistenza” del corpo ai farmaci che avrebbero dovuta addormentarla. La donna, di Besançon, in Francia, ricorda ogni singolo attimo del suo intervento di rimozione di un cancro al colon al Llandough hospital di Cardiff. «Mi sono svegliata e ho sentito gridare - ha raccontato - Ho detto a chiunque stesse urlando di tacere, ma mi hanno detto che ero io che urlavo. Sono riuscita a sganciare un piede e ho dato un calcio al petto del chirurgo: l'ho catapultato su uno sgabello». Anne ricorda di aver ricevuto tre volte la quantità normale di anestetico, ma la sua è una forma di resistenza agli anestetici: «È una cosa di famiglia: era così per mia madre ed è lo stesso per uno dei miei figli».

Le ripercussioni. Si tratta di esperienze sconvolgenti che possono portare a traumi, attacchi di panico e danni psicologici. Nel 2006, la American Society of Anesthesiologists ha detto che questi episodi, anche se da considerare rari, possono condurre a significative problematiche psicologiche e provocare forme di disabilità che durano anche a lungo. Ultimo aggiornamento: 11 Febbraio, 17:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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