Fidel Castro e Che Guevara, la fratellanza rivoluzionaria che ha cambiato il '900

Sabato 26 Novembre 2016 di Federica Macagnone

Amici, idealisti, due icone della rivoluzione. È un legame indissolubile quello che unisce le storie di Ernesto Che Guevara e Fidel Castro. Il primo, un medico argentino pronto a sacrificarsi per la causa rivoluzionaria, il secondo un eroe per la sinistra socialista di tutto il mondo, un dittatore sanguinario per i nemici, l'uomo che comunque ha segnato la storia di Cuba e del comunismo per quasi sessant'anni e che da una piccola isola caraibica ha sfidato la nazione più potente del mondo, gli Stati Uniti. Un profondo sodalizio costruito su un castello di sogni e di ideali durato solo 10 anni, ma che ha reso i loro nomi legati indissolubilmente nella storia: prima come “barbudos”, poi a fianco nel governo della rivoluzione di L'Avana, fino all'ultimo atto, la lettera d'addio del Che, che lasciò Cuba e l'incarico di ministro nel 1965 per inseguire altri sogni di rivoluzione in Congo e Sudamerica e trovare la morte in Bolivia nel 1967.
 

 

L'incontro. La storia di questa fratellanza rivoluzionaria inizia in Messico dopo il fallimento da parte di Fidel Castro dell'attacco alla Caserma della Moncada, a Santiago di Cuba, per rovesciare il dittatore Fulgencio Batista. Era il 26 luglio 1953 quando un gruppo di ribelli attaccò la base militare. Molti di loro furono uccisi, mentre i sopravvissuti, tra cui Fidel Castro e il fratello Raul, furono arrestati e condannati a una lunga permanenza in carcere. Castro, che si difese da solo pronunciando lo storico discorso "La historia me absolverá" (La storia mi assolverà) fu alla fine condannato a scontare 16 anni nella prigione di massima sicurezza sull'Isola dei Pini. Nel 1955, tuttavia, Batista fece liberare tutti i prigionieri politici, compresi gli assalitori della Moncada e i fratelli Castro furono mandati in esilio in Messico: da lì iniziarono ad assoldare esuli cubani per combattere la rivoluzione. Fu allora che le strade del lìder maximo e del comandante si incontrarono.
«Quando si unì a noi in Messico - raccontò Fidel - pose solo una condizione: "L'unica cosa che voglio quando la rivoluzione avrà trionfato e io me ne vorrò andare a combattere in Argentina è che non mi si precluda questa possibilità. Che non ci sia ragion di Stato a impedirmelo". Io glielo promisi. Nessuno sapeva, all'epoca, se avremmo vinto la guerra e chi sarebbe rimasto vivo». 
Il 2 dicembre '56, dopo 18 mesi di esilio, Fidel Castro e 88 compagni, tornarono clandestinamente sull'isola a bordo della "Granma". Fu una strage: attaccati subito dopo lo sbarco, sopravvissero solo in quindici (dodici come gli apostoli, secondo la leggenda): tra di loro c'erano Fidel Castro, il fratello Raul, Che Guevara e l'italiano Gino Donè Paro, partigiano, unico europeo ad aver partecipato alla rivoluzione cubana.

La guerriglia. I sopravvissuti riuscirono a raggiungere le montagne, la Sierra Maestra, per dare inizio ai due anni di guerriglia che servirono per mettere all'angolo Batista. Fu Che Guevara a mettere a segno la battaglia decisiva di Santa Clara, mettendo in fuga il dittatore che abbandonò l'isola senza neanche combattere. L'8 gennaio '59 Fidel Castro fece il suo ingresso trionfale all'Avana: fu la consacrazione della rivoluzione. Il 16 febbraio assunse l'incarico di primo ministro e capo delle forze armate e diede l'incarico al Che di coordinare le fucilazioni nella fortezza militare "La Cabaña” (dove vennero fucilati 55 militari di Batista) e di fondare il primo campo di lavoro a Guanahacabibes. Guevara organizzò una scuola di alfabetizzazione per tutti gli ex combattenti e nel '61 Fidel gli affidò il dicastero dell'industria e dell'economia.

L'allontanamento. Gli anni alla guida di Cuba allontaneranno idealmente i due compagni. Fidel era impegnato alla guida del Paese, mentre Guevara si sentiva stretto nel suo ruolo. Il suo posto era altrove, a capo di altre rivoluzioni. Il punto di rottura si ebbe nel '64 in seguito a un discorso di Guevara tenuto ad Algeri all'assemblea del II seminario economico di solidarietà afroasiatica, dove sostenne che il costo delle lotte di liberazione nazionale dovesse essere sostenuto dai Paesi socialisti con la fornitura gratuita d'armi e contestò i rapporti commerciali: «Come può essere un reciproco vantaggio - disse - vendere a prezzi di mercato le materie prime che costano sudore e infinite sofferenze ai Paesi arretrati e comprare a prezzi di mercato le macchine prodotte nelle grandi fabbriche automatizzate?».
Fra il '63 e il '64, con due viaggi a Mosca, Fidel Castro strinse l'alleanza con l'Urss e il Patto di Varsavia che collocò definitivamente Cuba nell'orbita dei Paesi socialisti. Guevara, la cui opinione era che l'Urss fosse per il Terzo mondo una potenza imperialista come gli Stati Uniti, si allontanò progressivamente dal gruppo dirigente cubano e nel '65 scrisse una lettera di commiato a Fidel, lasciando l'isola. Andò prima in Congo e poi in Bolivia, dove le sue rivoluzioni fallirono. 

La morte del combattente. Nel 1967 Che Guevara venne assassinato in Bolivia. A confermare la notizia, davanti alle telecamere, fu l'amico Fidel Castro. In un lungo discorso il lìder maximo espose i suoi dubbi sulle notizie false diffuse dall’esercito e dal governo boliviano, ma parlò del valore di combattente rivoluzionario del “Che”. Il 15 ottobre 1967 Castro proclamò tre giorni di lutto nazionale. Si concluse con la morte del combattente la fratellanza rivoluzionaria tra i due uomini che hanno cambiato la storia del '900. 

Ultimo aggiornamento: 15:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

"Viaggio sul 44, l'autobus del diavolo"

di Pietro Piovani