Questione nazionale/ Una scelta che avrebbe squilibrato il Paese

Martedì 21 Novembre 2017 di Mario Ajello
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Una sceneggiata europea all’insegna della lotteria. Quella vinta da Amsterdam che sarà sede dell’Ema, l’importante agenzia continentale del farmaco. Come italiani, non può che farci soffrire la sconfitta alle buste - carta vince, carta perde in un misto di euro-democrazia assembleare e di Giochi senza frontiere - della città di Milano, per la cui vittoria era giusto tifare per naturale patriottismo. Però l’esito di questa partita, e soprattutto la sua impostazione, non ci esentano da una semplice constatazione. 

La candidatura italiana nasceva dall’idea di attrarre più occupati e più risorse in una zona del Paese che ne ha già tante, rispetto al resto dell’Italia. È finita come sappiamo: e ora ad avvantaggiarsi di questa sconfitta è “satellite” della Germania. Perché così può essere definita l’Olanda. E tutto ciò è avvenuto non per caso - visto che il caso raramente ha la forza dell’auto-sufficienza - ma per effetto di giochi di potere che confermano la forza dell’asse franco-tedesco. In virtù del quale la Germania ha portato nell’orto di casa l’Ema. 
E, non potendo ospitare a Francoforte anche l’Eba, essendoci già la Bce, ha ripagato i francesi aiutandoli a vincere il match per ospitare l’agenzia europea delle banche, che è più che altro un simbolo da sbandierare.
Manovre neppure tanto sottili, anzi scoperte, condotte sotto gli occhi di un’Europa effimera, luogo di fuga dalle proprie responsabilità. 

Non c’è da ripetere il motto latino ex malo bonum, perché la sconfitta di Milano - come si diceva - non è un buon segno per l’Italia. Il paradosso, però, è che alla fine i giochi dell’asse franco-tedesco hanno fatto svaporare un progetto malamente congegnato dal governo italiano e che nel nostro Paese avrebbe portato un grave squilibrio. Rendendo più forti i forti, e lasciando ai margini le altre parti della Penisola meritevoli di opportunità. C’è tanto bisogno di lavoro in tante zone d’Italia e non si vede perché si sarebbe dovuto impiantare a Milano - scelta in questi anni come vetrina e attrazione italica per eccellenza, anche al di là dei suoi handicap - una delle più rilevanti agenzie che traslocano dall’Inghilterra in seguito alla Brexit. Quando si parla di Ema, si parla di migliaia di posti di lavoro in più, di un indotto di 1,7 miliardi di euro, di un colosso che smuove affari e produce reddito. Opportunità che avrebbero potuto favorire la crescita in zone che attendono da anni innesti dinamici, flussi occupazionali e il balzo del prodotto interno lordo.

Dopo aver fatto italianamente il tifo, insomma, oggi che l’occasione milanese è sfumata, va espresso un richiamo: il progetto di portare l’Ema nella capitale lombarda avrebbe contribuito a far crescere i dislivelli, più di quanto già non siano ampi e penalizzanti per il quadro generale. E tanto è giusto avere a cuore la distribuzione omogenea della ricchezza sul territorio italiano, che la preventiva auto-esclusione di Roma da questa partita suona ancora più amara. La Capitale avrebbe potuto e dovuto fiondarsi sulla Grande Occasione, su questa e su tutte le altre derivanti dalla Brexit, e invece s’è abbandonata alla Romexit. All’uscita dall’Europa che vuole competere e contare. Con una differenza. La Brexit è stata liberamente scelta dagli inglesi. La Romexit non l’hanno scelta i romani. Ma è stata, relativamente a queste vicende, il frutto di un autolesionismo imposto dall’alto e incurante dei cittadini. 

La vicenda invece si è sviluppata con la Capitale arresa al non esserci e con Milano che ha tentato la fuga solitaria. L’errore del governo è stato quello di aver sottovalutato questo insieme di problemi e di non aver considerato la questione nazionale della bilancia. Aiutando un piatto già pieno a pesare più degli altri. Da questo sbaglio, i nuovi governanti - cioè chi vincerà le prossime elezioni di primavera - dovranno trarre una lezione semplice ma essenziale: o si cresce tutti insieme, facendo squadra sul campo nazionale e globale, oppure inseguendo egoismi spacca-Paese si può incappare nell’effetto boomerang. O nella maledizione delle buste. 
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