Ebola e l’allarme Ue, la Liberia vieta
lo sbarco dei marinai: a Monrovia
annullati i lasciapassare per le navi

Sabato 30 Agosto 2014
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ROMA - Ci vogliono finanziamenti ad hoc per contrastare il pericolo Ebola.

Ne è convinta l’Europa, anche se parla di rischio basso per i paesi della Ue, che proprio di finanziamenti anti-virus ieri ha dibattuto a Bruxelles. E’ già stata stilata una bozza nella quale si sostiene la necessità di «fornire ulteriori risorse finanziarie ed umane per rispondere al crescente bisogno di esperti sul campo».



L’INFEZIONE

Questo significa che il Consiglio Europeo ha palesato la preoccupazione per la crisi causata dal virus in Africa «sottolineando la necessità che la comunità internazionale fornisca sostegno ai Paesi toccati dall’epidemia, le ong, e l’Oms». Una sorta di accelerata dovuta soprattutto alla difficoltà, in Africa, a limitare l’infezione. Una chiamata alle armi, per molti esperti tardiva, perché nei prossimi mesi non ci si debba trovare a fronteggiare eventuali allarmi nei vari paesi di confine. Italia compresa. Due le parole chiave che escono dall’incontro a Bruxelles: preoccupazione per la diffusione e appello a non lasciare l’Africa sola.



Da qui l’invito, per tutti i Paesi, a seguire le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, a coordinare l’assistenza fornita a livello Ue e ad adottare un vero programma quadro, targato Consiglio d’Europa, per affrontare la crisi. E’ chiaro, dunque, che i margini per fermare la diffusione del virus ci sono ma che occorrono impegno e monitoraggio particolari dal momento che si devono offrire strumenti di aiuto e supporto a Paesi che, fino ad oggi, non erano stati toccati da Ebola. Forse, proprio un’impreparazione iniziale, ha fatto sì che non si riuscisse subito a circoscrivere il contagio.

La Liberia, proprio ieri, ha preso una decisione che, con ogni probabilità, avrebbe aiutato a frenare la diffusione: divieto di sbarco dei marinai nei propri porti fino a quando l’epidemia non sarà sotto controllo. I marinari a bordo di navi commerciali possono, normalmente, beneficiare di un lasciapassare per raggiungere il porto ma «per le navi commerciali che arrivano - è scritto nella nuova direttiva firmato da Matilda Parker, responsabile dell’amministrazione dei quattro porti della Liberia - abbiamo annullato il lasciapassare». Nessuno sarà autorizzato a scendere a terra. Per evitare qualsiasi tipo di contatto con la popolazione della Liberia dove si contano circa 700 morti. La zona calda dell’epidemia.



TRE CONTROLLI

Non solo divieto di scendere a terra. Nuove regole anche per i lavoratori che devono salire sulle navi: dovranno passare tre punti di controllo e nessun contatto con chi è a bordo. Con ogni probabilità, nei prossimi giorni, anche gli altri Paesi africani tormentati dall’infezione saranno costretti ad adottare misure ulteriormente restrittive nei porti e nelle zone di confine. Anche a costo, è questa è una delle motivazioni che finora ha fatto decidere per una politica sanitaria di piccoli passi, di subire ripercussioni importanti sotto il profilo economico degli scambi, esportazioni e importazioni. A ruota, dunque, potrebbero arrivare i divieti in Guinea, Sierra Leone, Nigeria e Senegal dove, venerdì, è stato confermato un primo caso. Uno studente della Guinea sfuggito ai sistemi di sorveglianza del suo servizio sanitario.



IL RISCHIO

Dal Kenya la conferma che non sono stati registrati casi. A scriverlo, sul suo sito, è l’ambasciata della Repubblica del Kenia a Roma: «sono stati allertati tutti i porti di ingresso sulle misure restrittive per evitare l’importazione del virus dai Paesi colpiti dall’epidemia sulla costa occidentale dell’Africa». Anche l’Oms ha chiarito che il profilo di rischio Ebola del Kenya non è cambiato. Il governo rassicura i viaggiatori: «Chi soggiorna in alberghi internazionali a Nairobi e nelle località balneari costiere o è impegnati nei safari non corre alcun rischio di contrarre Ebola».

Ultimo aggiornamento: 31 Agosto, 16:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA