Fugge dall'ospedale psichiatrico, va dall'amica incinta e la uccide con un cacciavite

Fugge dall'ospedale psichiatrico e uccide l'amica incinta: «Credeva che la gente volesse mangiarlo»
di Enrico Chillè
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Mercoledì 23 Maggio 2018, 13:51 - Ultimo aggiornamento: 24 Maggio, 15:09

Era fuggito dall'ospedale psichiatrico dove era stato ricoverato e si era fatto ospitare in casa da un'amica, incinta di cinque mesi, ma dopo poche ore l'ha uccisa e si è nuovamente dato alla fuga, prima di costituirsi. Una vicenda che ha sconvolto la Gran Bretagna, quella della 29enne Ella Parker, una donna di Milton Keynes che aveva deciso di accogliere l'uomo che l'ha colpita per ben 33 volte con un cacciavite, uccidendo lei e il bimbo che portava in grembo.



Ryan Blacknell, 25 anni, è un grande amico di Tim, il fratello minore con cui Ella viveva dopo la morte dei genitori. Il giovane, che ora è imputato per l'omicidio e nel frattempo detenuto in un ospedale psichiatrico, rischia l'ergastolo ma, come riporta Metro.co.uk, potrebbe cavarsela con una sentenza più mite grazie alle attenuanti dell'infermità mentale. Dall'estate del 2016, infatti, il 25enne soffre di schizofrenia e disturbo da stress post-traumatico, quest'ultimo accusato dopo un'aggressione in strada. Le prime cure, a base di pillole, non avevano però dato l'effetto sperato e, come se non bastasse, poco meno di un anno fa il giovane aveva rotto la relazione con la fidanzata e convivente, tornando così ad abitare nella casa della madre, Rosalind. All'inizio di dicembre dello scorso anno il giovane, sotto l'effetto dell'alcol e delle medicine prescrittegli dai medici, aveva minacciato la donna con un grosso coltello; Rosalind, a quel punto, era riuscita a cacciarlo di casa, consegnandolo alla polizia che lo aveva poi affidato ad un ospedale psichiatrico. Era il 4 dicembre.

La sera del giorno successivo, però, Blacknell riuscì a fuggire dalla struttura, terrorizzato dalla convinzione che gli altri pazienti volessero ucciderlo e mangiare il suo corpo. Pochi minuti dopo il giovane raggiunse la casa dell'amico e della sorella, chiedendo e ottenendo di essere accolto. La mattina seguente, però, senza alcun preavviso, approfittando dell'assenza di Tim, Blacknell aggredì e uccise Ella, prima di darsi alla fuga. A rinvenire il corpo della donna, in una pozza di sangue, era stata un'amica che doveva darle una mano a decorare la cameretta del nascituro, mentre il giovane girava per alcuni pub fuori città e incontrava alcuni amici. «Probabilmente è l'ultima volta che mi vedrai in tutta la vita», aveva dichiarato ad uno di questi. Il giorno dopo, infatti, il 25enne si costituì alla polizia, ammettendo tutte le proprie colpe.



«Avevo notato un peggioramento nei suoi comportamenti e nella sua salute, era chiaro che doveva essere ricoverato», dichiara oggi, addolorata, la madre dell'imputato. L'esito della sentenza appare tutt'altro che scontato, anche perché sotto accusa ci sono anche i responsabili della struttura dove era stato ricoverato il giovane. «Le gravi falle nella sicurezza avevano consentito ad un individuo malato e pericoloso di fuggire, queste sono negligenze che non possono essere tollerate», ha dichiarato un pm durante il processo. Il dolore della famiglia di Ella, comunque, non svanirà neanche in caso di sentenze esemplari. Una parente della donna ha dichiarato: «Proprio questo suo altruismo e questa sua generosità l'hanno portata alla morte, è difficile da accettare. Sarebbe stata un'ottima mamma».

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