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Uccide il cugino appena diventato papà per una faida familiare lunga 30 anni: «Doveva morire quando era più felice»

Thomas Ward
di Federica Macagnone
3 Minuti di Lettura
Domenica 5 Ottobre 2014, 17:30 - Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre, 09:40

Una faida familiare inaugurata nel sangue nel 1987 e conclusasi con l'uccisione di un giovane padre che, il giorno in cui tutto è iniziato, non era nemmeno nato. Colpe dei padri che ricadono sui figli inconsapevoli di essere segnati da un tragico destino.

Quando è stato ucciso in un sito caravan a Stevenage, in Gran Bretagna, il 23 aprile del 2013, Thomas Ward aveva solo 21 anni e da cinque giorni era diventato papà. Una felicità immensa per la nascita della piccola che si è presto spenta sotto i colpi di pistola di John “Boy” Ward, 33 anni, oggi dichiarato colpevole dell'omicidio.

I due si conoscevano bene: Thomas era figlio di James “Young Fox” Ward, il cugino tanto detestato da John. Bastava questo perché il ragazzo dovesse morire. Nel 1987 e nel 1993 James fu ritenuto il responsabile della morte di entrambi i fratelli dell'uomo che, assetato di vendetta, aveva da sempre pensato che il modo migliore per vendicarsi fosse quello di uccidergli il figlio.

Un omicidio premeditato e pianificato da anni. Nel 2011 la vittima ricevette una telefonata di minacce dal suo assassino: «Sono io, il tuo nemico. Ho intenzione di aspettare fino a quando sarete al massimo della vostra felicità, poi ti ucciderò».

Una promessa mantenuta. Un anno fa, ad appena cinque giorni dalla nascita della sua bambina, tre uomini incappucciati si sono intrufolati nel caravan della famiglia: Thomas è stato ucciso davanti agli occhi della moglie da un colpo di fucile calibro 12 che gli ha trapassato il petto.

John è fuggito dalla Gran Bretagna grazie a un passaporto falso e, dopo aver viaggiato per la Francia e la Spagna, si è stabilito con la moglie Joeleen in Danimarca. «Non volevo tornare in Gran Bretagna. Avevo sentito che c'era una taglia sulla mia testa: 50mila sterline per sapere dov'ero e 50mila per uccidermi» ha detto in udienza l'uomo che, una volta rintracciato dopo più di un anno di latitanza, è stato portato in carcere. Adesso dovrà rispondere di omicidio mentre gli inquirenti si augurano di aver interrotto una scia di sangue lunga quasi trent'anni.