Copenaghen, «Il killer ha agito da solo». Fiaccolata in ricordo delle vittime

Copenaghen, «Il killer ha agito da solo». Fiaccolata in ricordo delle vittime
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Lunedì 16 Febbraio 2015, 15:40 - Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio, 09:26

Un lupo solitario. Un lupo come quello dell'immagine che anni addietro aveva scelto per il suo profilo sulla pagina Facebook: Omar Abdel Hamid El-Hussein, il giovane di 22 anni, nato e cresciuto in Danimarca, da genitori fuggiti dalla Palestina passando per un campo profughi giordano, sarebbe l'unico vero protagonista del duplice attacco che nel weekend ha seminato il terrore nel cuore di Copenaghen, provocando la morte del regista Finn Noergaard, e del custode della sinagoga Dan Uzan, oltre al ferimento di cinque persone.

«Niente» al momento «indica» che El-Hussein (oggi la polizia ne ha confermato ufficialmente l'identità), presunto autore dell'attacco al Krudtonden cafè mentre era in corso un dibattito sulla libertà di espressione, e alla sinagoga, dove si celebrava un Bar mitzvah, «facesse parte di una cellula più ampia», spiega il premier Helle Thorning-Shmidt. I due giovani, di 19 e 22 anni, per i quali è stata confermata la custodia in carcere per dieci giorni non avrebbero avuto un ruolo nella pianificazione o nell'attuazione degli attentati. Sono sospettati di aver offerto a El-Hussein un luogo dove nascondersi e di averlo aiutato a sbarazzarsi della pistola. Ma i due si professano estranei alla vicenda, e secondo gli avvocati difensori, gli indizi a loro carico sono «deboli».

D'altra parte la polizia è ancora al lavoro per mettere assieme tutti i tasselli del mosaico degli spostamenti del giovane terrorista con la passione per la kickbox, ed il vizio della cannabis. Si cercano testimonianze che possano accertarne la presenza all'Internet caffè PowerPlay Reborn, nell'intervallo tra i due attacchi. Si tenta di ricostruire se fosse con qualcuno, avesse con se qualche oggetto particolare, e in quale direzione sia andato. Secondo quanto emerge dalla sua pagina Facebook, poco meno di un'ora prima di sferrare il suo attacco al centro culturale, El- Hussein aveva postato un video in cui si inneggiava alla jihad armata, con versetti del Corano sulla cacciata degli infedeli.

Una personalità controversa quella del giovane, capace di ottenere risultati brillanti negli studi, ma animato dal risentimento verso gli ebrei anche durante le sue discussioni tra i banchi di scuola, rammentano alcuni dei suoi ex compagni. Incappato in «cattive compagnie» era conosciuto dalla polizia per storie di microcriminalità; gang; fino all'accoltellamento di un coetaneo nella metropolitana. Per quell'episodio era finito in carcere, da dove era uscito il 30 gennaio, ed è qui, che secondo le autorità potrebbe essersi radicalizzato. La strada vicino alla stazione ferroviaria dove il giovane è stato ucciso dalla polizia è diventato luogo di pellegrinaggi, dove deporre fiori e candele, in segno di perdono.

Gesti che non hanno mancato di suscitare proteste sui social media, fino a veri e propri momenti di tensione quando sul posto è arrivato un gruppo di persone che ha buttato i fiori da una parte, spiegando che tra i musulmani non è tradizione metterli ai morti. Al loro posto il gruppo ha messo un cartello con la scritta «Riposa in pace. Possa Allah essere misericordioso con te». Sul posto è arrivata anche la polizia, prima che il gruppo si allontanasse gridando «Allah è grande» in arabo. Intanto l'artista svedese Lars Vilks, che da anni vive blindato dopo le minacce di morte che gli sono state rivolte per la sua vignetta sul Profeta (presente al centro culturale la sera dell'attacco) è stato trasferito dalla polizia in un luogo segreto. «Sono sotto protezione. Nessuno sa dove sono e per questo mi sento molto al sicuro», ha detto il vignettista in un'intervista telefonica, «Dal 2010 sono sotto scorta ma adesso il livello di sicurezza è cresciuto tantissimo».

Il centro di Copenaghen intanto è stato invaso da una marea umana. Sono decine di migliaia i danesi scesi in piazza in memoria delle vittime degli attentati di sabato. Fiori e candele nelle mani della gente che ricorda il regista Finn Norgaard e Dan Uzan, l'eroe-guardiano della sinagoga di Copenaghen. In molti hanno gli occhi lucidi. La manifestazione doveva tenersi nei dintorni dei luoghi degli attentati ma la polizia - dato l'alto numero di dimostranti - ha deciso di farli convergere nell'area centrale della capitale danese.

Mentre la Dannebrog, il vessillo rosso con la croce bianca simbolo della Danimarca, sventola a mezz'asta, spinta dal vento gelido, il Paese ancora sotto shock cerca di recuperare la sua normalità, incitata dalla sua premier dagli occhi di ghiaccio, che chiede alla comunità ebraica di restare.

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